Arrivata la richiesta di una nuova revisione del trasferimento di una bancadati della Uk Biobank inviata ai ricercatori cinesi, contenente  dna e altri dati sanitari di circa 500.000 cittadini inglesi

Nuovo allarme per la cybersecurity occidentale. È arrivata la richiesta di una nuova revisione del trasferimento di dati genetici in Cina di una banca di dati sanitari della Uk Biobank, che contiene circa 500.000 dna appartenenti a cittadini del Regno Unito.

Secondo il quotidiano inglese The Guardian, Biobank sostiene di avere circa 300 progetti che coinvolgono ricercatori in Cina, che possono accedere a informazioni genetiche dettagliate e ad altri dati sanitari sensibili.

Queste informazioni possono essere accessibili grazie alla politica di utilizzo dei dati per diversi studi e ricerche di malattie di ogni tipo, dal cancro alla depressione. A oggi, non ci sono indizi sull’utilizzo improprio di questi dati, o della violazione della privacy di questi cittadini, ma la possibilità c’è e preoccupa le autorità.

“Biobank ha affermato che i dati sono stati forniti solo a ricercatori in buona fede”, spiega il Guardian, “che devono accettare di archiviarli in modo sicuro e di utilizzarli per uno scopo specifico, aggiungendo che ha ‘controlli rigorosi’ in atto, inclusi ‘rigorosi controlli etici e di accesso’”. Ma queste premesse saranno rispettate?

Mark Effingham, vice amministratore delegato di Biobank, ha dichiarato che sono “monitorate attivamente le preoccupazioni per la sicurezza nazionale. Accogliamo il dialogo con il governo su questo, pur rimanendo impegnati nella scienza aperta e nella promozione della salute pubblica globale. Più ricerche scientifiche abilitiamo, più informazioni si acquisiscono sulla prevenzione, la diagnosi e il trattamento delle malattie”.

Per evitare una deviazione di informazioni sensibili è in atto un esame accurato del database. Biobank sostiene che i ricercatori che accedono ai suoi dati erano vincolati da accordi che stabilivano come utilizzarli e che l’utilizzo e i risultati sono monitorati continuamente. Tuttavia, ha sottolineato che questi rapporti di interazione si basano sulla fiducia e che è impossibile controllare da vicino i progetti.

Jonathan Adams, professore del Policy Institute del King’s College di Londra, e coautore di un rapporto che analizza le collaborazioni di ricerca tra Regno Unito e Cina, ha spiegato al Guardian che la condivisione dei dati è un problema da tempo e chiede come la Biobank potrebbe riuscire a controllare l’utilizzo dei dati forniti ai ricercatori cinesi.

Il progetto UK Biobank è finanziato parzialmente dal Dipartimento della Salute del governo britannico e promuove la ricerca scientifica aperta, con strumenti come la memorizzazione di informazioni genetiche e sanitarie. Nel 2012, il Regno Unito ha incoraggiato attivamente le partnership con la Cina, dando vita a una serie di collaborazioni tra il 2014 e il 2019. La biobanca britannica ha ammesso di aver condiviso i dati con ricercatori di oltre 100 Paesi nell’ambito del progetto.

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