“Condivido l’importanza di votare, esprimendo la propria preferenza. Spesso ci dimentichiamo di avere la fortuna di vivere in una democrazia, mentre in molti Paesi del mondo dominano sistemi autoritari”, ha detto Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà. “Il prossimo governo dovrà certo muoversi in modo rapido e risoluto, perché ci sono molte emergenze da affrontare”

La comparsa di Mario Draghi al Meeting di Rimini segna anche quest’anno il ritorno della politica dopo la pausa estiva, ma in un clima stavolta già particolarmente rovente a causa della campagna elettorale in corso. Le sue sono state parole di speranza e di concretezza allo stesso tempo, giunte dopo la lunga e doppia standing ovation del popolo “ciellino”. Applausi al contrario riservati nella giornata precedente, nel tradizionale “test dell’applausometro” della platea nei confronti i vari leader politici, impegnati a confrontarsi nell’incontro organizzato dall’Intergruppo parlamentare per la Sussidiarietà, all’attuale favorita dai sondaggi Giorgia Meloni, come riportato da gran parte dei quotidiani nazionali.

I temi toccati dal presidente del Consiglio sono stati ampi e diversi tra loro, dai risultati ottenuti con le politiche portate avanti dal suo esecutivo di unità nazionale, alle difficoltà che ora si presenteranno al nostro Paese nell’autunno che incombe. “In due anni c’è stato il maggiore calo del debito in rapporto al Pil dal Dopoguerra”, ha sostenuto tra le varie argomentazioni Draghi, rivendicando l’operato del suo governo, mentre sullo sfondo pesano ancora le parole pronunciate sullo stesso palco nel 2020, riguardanti il bisogno di differenziare il “debito buono” da quello che buono non è. Poi però c’è il tema della collocazione internazionale dell’Italia, della congiuntura economica globale che mette in difficoltà famiglie e imprese e del bisogno che la politica faccia la sua parte, in maniera tanto ferma e responsabile quanto dialogante. Un intervento insomma, anche stavolta, a tutto tondo ed estremamente chiaro, come spiega a Formiche.net Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà.

Mario Draghi è tornato al Meeting dopo due anni intensi in cui è diventato primo ministro e ha affrontato la pandemia, la crisi economica e poi la guerra e ha elogiato gli italiani che hanno agito con coraggio e concretezza…

Il discorso di Draghi ha indicato una strada che è quella di guardare in faccia i problemi, con competenza, energia, fiducia, facendo leva sulla “vitalità sussidiaria” del Paese. Per investire, costruire, creare lavoro, istruire, occuparsi dei più bisognosi, occorre rinsaldare i rapporti tra le persone, uscire dall’isolamento, generare luoghi in cui sostenersi, aiutarsi, confrontarsi. Questo è il valore della sussidiarietà.

Draghi ha detto che “il Meeting è un’occasione unica per guardare avanti con pragmatismo”. Il prossimo inverno si presenta però come un “momento estremamente complesso per Italia ed Europa”, con molti temi sul tavolo, dalla guerra e dalle tensioni internazionali alla difficile congiuntura economica, in particolare con l’aumento del costo del gas, che pesa in maniera sostanziale su famiglie e imprese. Come affrontarle?

In base al risultato delle elezioni avremo un nuovo governo. Posso solo auspicare che prevalga comunque uno spirito di collaborazione e dialogo fra le forze politiche, perché la situazione è difficile e occorre il contributo di tutti. I partiti devono tornare a svolgere il loro ruolo di corpi intermedi in dialogo con la società civile e in questo modo trovare soluzioni di compromesso, confrontandosi sui contenuti, invece che andare allo scontro ideologico.

Draghi ha riservato un passaggio al voto che gli italiani esprimeranno nelle prossime settimane, invocando sia la ricerca di “dialogo e coesione”, sociale e politica, che un’azione di governo “rapida e convinta”, offrendo però una rassicurazione: “L’Italia ce la farà anche questa volta”. È d’accordo?

Condivido l’importanza di votare, esprimendo la propria preferenza. Spesso ci dimentichiamo di avere la fortuna di vivere in una democrazia, mentre in molti Paesi del mondo dominano sistemi autoritari. Il prossimo governo dovrà certo muoversi in modo rapido e risoluto, perché ci sono molte emergenze da affrontare. L’inflazione, la carenza di gas, l’aumento del suo prezzo, il tema ambientale, con siccità e alluvioni, la pandemia, la disoccupazione ancora elevata. L’Italia ce la farà se tutti faranno la loro parte. Le istituzioni, le imprese, i corpi sociali, il terzo settore. Per farcela occorre un impegno straordinario.

“Protezionismo e isolazionismo non coincidono con il nostro interesse nazionale”, e “l’Italia non è mai stata forte quando ha deciso di essere da sola”, è stato uno dei passaggi più duri dell’intervento di Draghi, suonato come un monito alla politica. Come legge queste parole del premier, pensa che ci sia questo rischio per il futuro del nostro Paese?

Dal Rapporto sulla sussidiarietà 2022, realizzato in collaborazione con Istat, sono emersi spunti interessanti. La sussidiarietà, intesa come partecipazione ad attività collettive, sociali, civiche e politiche, contribuisce a migliorare la qualità della vita, facilita la ricerca di un lavoro e riduce il rischio di povertà. Ecco, la politica dovrebbe partire da qui. Ripensare in chiave sussidiaria lo sviluppo del Paese, senza eccessi in senso statalista o neoliberista.

Draghi ha ringraziato per il calore dell’applauso del popolo del Meeting di Rimini, parlando di “entusiasmo che colpisce in profondo” e rivolgendosi soprattutto ai giovani e in particolare alla loro visione della “politica come ideale da condividere, impegno sociale, testimonianza di una vita coerente con i propri ideali”. Che sensazioni le hanno suscitato queste parole?

Ho provato una grande emozione ascoltando le parole di Draghi e una grande gioia nel vedere l’entusiasmo dei giovani. Ritrovare responsabilità, ricerca della verità, riferimento ai propri ideali è un bisogno generale. Ai giovani stiamo lasciando un mondo pieno di opportunità ma anche di problemi. Per esempio le diseguaglianze sociali che esistevano anche allora, ma si sono acutizzate. Oppure la sfida del clima, che non era così pressante quando noi eravamo giovani. Per affrontare questi problemi, la strada migliore è la sussidiarietà. La spinta dal basso.

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