Il ceo di Tesla, paladino del pluralismo, ha parlato di spazio e tecnologia sul mensile gestito da un’agenzia di sicurezza informatica che fa riferimento al Partito comunista cinese

Vuole acquistare Twitter perché “è la piazza della libertà di parola che sta alla base di una democrazia funzionante”. Poi scrive un editoriale per una rivista del Partito comunista cinese gestita dall’agenzia di censura e sorveglianza di Internet. C’è qualcosa di leggermente contraddittorio, in Elon Musk. Sarà che i grandi visionari hanno una forma mentis particolare, ma il nome del fondatore di Tesla su un organo di stampa gestito dal Pcc, la formazione politica di Xi Jinping che guida la Cina, non esattamente il miglior esempio di sovranità popolare, un pochino stride.

Il mensile, fondato col nome di New Media, all’inizio di quest’anno è stato rinominato China Cyberspace. Ed è gestito dalla Cyberspace aministration of China (Cac), che dal 2013 ha il compito di far rispettare le politiche relative ai contenuti online, ai dati degli utenti e alla sicurezza digitale. Musk ha firmato un pezzo sul numero dello scorso luglio. Yang Liu, giornalista dell’agenzia di stampa statale cinese Xinhua, ha fornito una traduzione in inglese dell’articolo del manager di origini sudafricane in un post sulla sua newsletter, Substack Beijing channel.

Musk, nell’articolo, ha scritto di essere stato invitato dalla rivista a condividere i suoi “pensieri sulla visione della tecnologia e dell’umanità”. Quindi ha descritto la tecnologia utilizzata dalle società che possiede, da Tesla a SpaceX, che crede possano “contribuire a realizzare un futuro migliore per l’umanità”. Poi ha citato alcuni dei suoi obiettivi come esempio del tipo di tecnologia che le sue aziende potrebbero creare, a cominciare da “una città autosufficiente su Marte, un modo in cui gli esseri umani possono integrarsi con l’intelligenza artificiale”. Musk, inoltre, ha fatto riferimento ai robot umanoidi che “le persone potrebbero essere in grado di acquistare in meno di un decennio”.

Spazio, robot, intelligenza artificiale. Insomma: è il Musk che conosciamo. Quel che appare quanto meno strano è che un paladino della libertà di espressione (almeno così si definisce) che intende sborsare 44 miliardi di dollari per Twitter nel nome del pluralismo, a un certo punto si metta a scrivere per la rivista di un organo che ha implementato una serie di politiche varate per censurare e limitare le opinioni online, compresa una richiesta inoltrata ad Apple per rimuovere una popolare applicazione del Corano dal suo App Store cinese. Perché l’ha fatto? È andato giù di Tesla? Non proprio.

Liu, nella sua newsletter, ha definito l’articolo come “una mossa intelligente”di Musk, che gli consente di “cogliere l’opportunità di mostrare l’abilità tecnologica delle sue aziende ai funzionari e al pubblico cinese”. “Mi auguro che i partner cinesi che vogliono accelerare la transizione del mondo verso l’energia si uniscano a noi nell’esplorazione di energia pulita, intelligenza artificiale, collaborazione uomo-macchina ed esplorazione spaziale per creare un futuro che vale la pena aspettare”, ha scritto ancora Musk, che da tempo ha assunto una posizione più morbida nei confronti del governo cinese rispetto alle autorità degli Stati Uniti, che ha più volte accusato di intralciare gli interessi commerciali delle sue società. La libertà di parola, la democrazia, il pensiero pluralista. Ma gli affari sono affari.

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