L’Iran testa le capacità di ricognizione e combattimento di più di 150 droni di sua produzione in una vasta area del Paese, del Golfo Persico e del Mare di Oman. Una dimostrazione di forza che mira a testare i progressi fatti dall’industria iraniana nella realizzazione di velivoli senza pilota che incontra però i timori degli Stati Uniti

Le Forze armate iraniane hanno dato il via a nuove esercitazioni militari su larga scala, condotte con velivoli senza pilota all’avanguardia. Ne danno notizia le agenzie ufficiali iraniane, specificando che le manovre si terranno in diverse zone del Paese, così come nel Golfo Persico e nel Mare di Oman. Le difese aeree e le capacità di “guerra elettronica” di Teheran saranno testate anche contro finti droni nemici. Il tutto avviene tra le preoccupazioni di Washington per una possibile fornitura alla Russia di droni di fabbricazione iraniana da impiegare nella guerra ai danni dell’Ucraina.

Le esercitazioni

L’esercitazione, che coinvolge i velivoli senza pilota, si svolge a livello nazionale e vede per la prima volta la partecipazione congiunta sia dell’Aviazione sia delle Forze terrestri del Paese, così come di tutte e quattro le componenti delle Forze armate e di sicurezza iraniane. A cimentarsi nei due giorni di manovre ci saranno più di 150 droni da ricognizione e da combattimento. Lo ha riferito l’agenzia stampa iraniana Tasnim, citando il vice coordinatore dell’Esercito della Repubblica islamica, il comandante Habibollah Sayyari. “Durante queste esercitazioni saranno testate la precisione e la potenza delle armi, le capacità dei sistemi di guida e di controllo e le capacità di combattimento dei droni”, ha spiegato il comandante. Ulteriori dettagli sono stati forniti invece dal viceammiraglio Mahmoud Mousavi, responsabile delle operazioni dell’Esercito e portavoce dell’esercitazione congiunta dell’Esercito con i droni 1401, come riporta la testata Iran International. “I droni di sorveglianza gestiti dalle quattro unità dell’Esercito, hanno svolto con successo le loro missioni di raccolta di informazioni e di pattugliamento nel primo giorno dell’esercitazione di due giorni”, ha riferito il viceammiraglio. “L’Esercito ha creato una rete di comando e controllo per le operazioni con i droni per espandere le capacità aeree senza equipaggio, eseguire le missioni con i droni e coordinare tali voli”, ha spiegato ancora Mousavi. Oltre agli aerei Mohajer-6 Istar (Intelligence, sorveglianza, acquisizione di obiettivi e ricognizione), sono partiti da diverse basi del Paese numerosi droni di fabbricazione iraniana – come Yasir, Sadeq, Yazdan e Ababil-3 -, a cui si aggiungono altri veicoli aerei senza pilota per la sorveglianza tattica, nonché il drone navale Pelican a decollo e atterraggio verticale (Vtol).

L’uso dei droni da parte dell’Iran

L’Iran negli ultimi anni ha ampliato molto il suo uso dei droni, nonostante l’utilizzo di questo tipo di armi nel Paese risalga agli anni Ottanta, gli investimenti sono aumentati notevolmente solo di recente. L’impiego dei velivoli senza pilota riguarda un gran numero di possibili scopi, dal monitoraggio delle minacce interne rappresentate dai gruppi di resistenza che si oppongono al regime, al monitoraggio dei confini, ad esempio con Afghanistan e Pakistan. Queste ultime esercitazioni, infatti, vedono impiegati almeno cinque differenti tipi di droni, ma questa “è solo una parte della potenza dei droni dell’esercito iraniano, che sta svolgendo operazioni in varie missioni di ricognizione, sorveglianza e combattimento”, ha precisato Sayyari. L’Iran va così ad aggiungersi alle altre forze regionali che fanno sempre più affidamento sui droni in diversi teatri, tra cui lo Yemen, l’Iraq, la Siria e lo Stretto di Hormuz. A maggio 2021 l’emittente televisiva statale dell’Iran aveva pubblicato alcune immagini di una base sotterranea per droni militari nascosta tra i monti Zagros (la catena montuosa che si estende per circa 1500 chilometri tra la Repubblica islamica e l’Iraq). In quel servizio si diceva che la base ospitasse cento droni, compreso il nuovo velivolo multiruolo senza pilota Ababil 2. Entrando nel dettaglio, sono ad oggi cinque le diverse tipologie di droni di fabbricazione iraniana, come riportato anche dall’agenzia Nova: l’Ababil, dotato di un raggio medio d’azione e utilizzato per la ricognizione aerea a medio raggio; il Karrar, drone a propulsione jet in grado di trasportare un missile Shahab e Saqeb; il Mohajer, che può trasportare strumenti per la ricognizione multispettrale ed anche munizioni a guida di precisione (fino a quattro); il Qods Yasir, utilizzato per la ricognizione che ricalca un po’ troppo il Boeing insitu scaneagle; e infine lo Shahed 129, il drone in grado di operare per 24 ore di fila impiegato sia per la ricognizione aerea sia per il combattimento.

I timori di Washington

Le esercitazioni su vasta scala si scontrano però con le preoccupazioni di Washington, che poco tempo fa aveva espresso il timore che ufficiali russi venissero addestrati in Iran nell’ambito di un accordo sul trasferimento di droni tra i due Paesi, accusando così Teheran di aver previsto la fornitura di centinaia di droni a Mosca che li avrebbe poi impiegati poi nella guerra in Ucraina. La risposta iraniana era arrivata il mese scorso, con una telefonata tra il ministro degli Esteri ucraino e il suo omologo iraniano che aveva smentito le affermazioni Usa. Tuttavia, secondo quanto riporta Iran International a inizio mese la Guardia Rivoluzionaria iraniana ha confermato di aver tenuto esercitazioni congiunte di droni con la Russia, presso la base aerea di Kashan, aggiungendo che anche la Bielorussia e l’Armenia hanno preso parte alle esercitazioni. L’Iran sta infatti sviluppando una potente industria bellica nazionale, anche a fronte delle sanzioni internazionali e degli embarghi che gli impediscono di importare molte armi. Bisognerà attendere per vedere gli sviluppi, ma in tema di armi le tensioni tra Washington e Teheran non sono nuove, come ha dimostrato anche l’abbandono degli Usa nel 2018 del patto nucleare stipulato dall’Iran con le potenze mondiali.

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