Nella prima puntata della rubrica di Martina Carone, consulente Quorum-YouTrend e docente di Analisi dei media all’Università di Padova, entra a gamba tesa l’influencer Chiara Ferragni, lo stile strong di Carlo Calenda e la nuova strategia del Pd di Enrico Letta

Questa è Politica e pop corn, una nuova rubrica su Formiche in cui commenteremo insieme il meglio ma anche il peggio di questa campagna elettorale. Io sono Martina Carone, sono una consulente Quorum-YouTrend e docente di Analisi dei media all’Università di Padova. Terremo un occhio particolare alle strategie e alla comunicazione della campagna elettorale in corso, con un focus sui social media che, come sappiamo, sono uno spazio che sopratutto in queste circostanze si scalda particolarmente.

Il primo pop corn da cui partire riguarda l’ingresso di Chiara Ferragni nella campagna elettorale. Come sappiamo l’influencer ha condiviso una storia attaccando Giorgia Meloni e l’amministrazione della Regione Marche sul tema dell’aborto, cosa che è stata poi condivisa da alcuni leader italiani.

Non è nuova la tendenza degli influencer a entrare nel dibattito pubblico: Lorenzo Pregliasco e Giovanni Diamanti hanno scritto un libro che si chiama “Politica Netflix” proprio su questo, raccontando la tendenza di questi nuovi attori sociali a interessarsi del dibattito pubblico scegliendo con cura le battaglie da portare avanti. La grande domanda è: quanti voti sposterà questa scelta da parte di Chiara Ferragni? La sensazione è che non sposterà molti voti, ma si conferma una tendenza degli ultimi tempi che probabilmente prenderà sempre più piede.

Il secondo pacco di pop corn lo apriamo guardando a uno dei leader che forse incarna di più lo stile, l’aggressività, i toni elevati che questa campagna elettorale ci sta regalando. Parlo ovviamente di Carlo Calenda. Il leader di Azione ha come caratteristica comunicativa uno stile molto diretto, forte, in alcune occasioni addirittura aggressivo. La domanda su cui possiamo riflettere è: questo stile, che lo rende molto riconoscibile, potrebbe metterlo un po’ in difficoltà sul posizionamento di serietà, competenza e di capacità di affrontare le grandi tematiche nazionali, su cui il leader di azione ha puntato molto sia sulla campagna elettorale di Roma che anche in queste politiche? È possibile immaginare che questo stile stanchi e gli faccia perdere appeal presso il proprio elettorato.

Il terzo elemento che è interessante approfondire in questa settimana è la nuova campagna di comunicazione del Partito democratico. È stata ricondivisa anche da Enrico Letta, segretario dem, e vede proprio il leader del Pd mostrarsi in volto creando una dicotomia con Giorgia Meloni. Si continua, insomma, con la ricerca della polarizzazione e con una tendenza a raccontarsi come i due leader simbolo di questa campagna elettorale, creando quindi un contrasto e provando a scalzare gli indecisi e chi ancora non si è interessato alle elezioni o non vuole andare a votare il 25 settembre.

Questa è una grande scommessa che mira a parlare a quella parte di elettorato che negli ultimi anni non si è recata alle urne. Vedremo se questa polarizzazione, che evidentemente conviene sia a Giorgia Meloni sia a Enrico Letta, parlerà a quella quota di elettorato disinteressato oppure no.

Fino a oggi questa campagna elettorale sembra un po’ un parlare al proprio ombelico. I leader parlano tra loro, ma non riescono ad avere una presa convincente sugli elettori. Vedremo che cosa succederà il 25 settembre, noi ci rivediamo lunedì per commentare quel che succederà nel week-end.

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