Le fatiche di A.C. a Talamone di Gianni Politi e The big burnout a Orbetello di Guglielmo Maggioni sono le ultime opere ospitate dalla manifestazione Hypermaremma giunta alla quarta edizione. Foto e coordinate per raggiungere le opere, aperte al pubblico

Dal 30 luglio al 3 settembre per Hypermaremma sarà possibile visitare al campo di girasoli, a Talamone, Le fatiche di A.C., progetto ideato e realizzato dall’artista Gianni Politi, che mette in relazione la sua infanzia con il suo percorso professionale. Attraverso l’uso di materiali classici della tradizione pittorica italiana, Politi ha sviluppato una pratica basata su processi privati che avvengono nello studio nel tentativo di generare immagini spontanee. Politi ha esposto il suo lavoro in varie istituzioni nazionali ed internazionali tra cui la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, Nomas Foundation, Maxxi, Macro e l’Italian Cutural Council di Praga.

Il territorio della Maremma e la costa dell’Argentario sono i luoghi in cui Politi è cresciuto, fin da quando era bambino, e che considera casa. Per Hypermaremma, l’artista ha dipinto dieci vele da windsurf che sono posizionate come dei monoliti che si liberano alle correnti ventose della baia.

A settembre le vele verranno attivate da un’azione performativa con cui Politi intende rievocare il tragitto che sua madre compiva per accompagnarlo da Calapiccola ad Ansedonia, a una rinomata scuola di windsurf. Politi inserisce una forte componente autobiografica in questo progetto: dopo trent’anni l’artista ricrea il viaggio dall’Argentario verso la terraferma che percorreva da bambino con eccitazione e aspettativa. Anche il testo che accompagna l’installazione richiama la sfera personale dell’artista, trattandosi di un testo nato da una conversazione su WhatsApp tra lui e Davide Giannella.

Le vele diventano le protagoniste di una regata di dieci windsurf che da Porto Santo Stefano arrivano fino a Talamone in una sorta di danza, una coreografia tra vento e colore accompagnata dal pubblico da terra, mentre percorre all’unisono la spiaggia della Giannella. Le vele svettano sul mare verso il cielo dirigendosi figurativamente verso Talamone, un luogo che non appartiene all’infanzia dell’artista ma piuttosto al suo presente, in un metaforico viaggio verso il futuro.

Fino al 30 settembre prossimo invece a Porta Medina, Orbetello, si potrà vedere The big burnout, la nuova opera site-specific dell’artista Guglielmo Maggini. Un festone di resine brillanti circonda la facciata della più grande porta del sistema difensivo della città, invitando lo spettatore ad entrare e a prendere parte all’esplosione di luminosi colori caldi che avvolgono la volta interna della porta seicentesca del paese.

Attraverso l’uso del colore che racconta parallelamente il mondo digitale e quello organico, la plasticità formale dei lavori di Maggini si mescola, creando sovrapposizioni cromatiche e narrative che danno origine a un’ironica ambiguità materica. Mescolando riferimenti al classicismo, al mondo vegetale e alla cultura pop, lo spazio della Porta Medina diventa “volume plastico”, un ambiente naturale e utopico intrinseco di stratificazioni storiche e linguistiche.

Maggini, che si muove tra scultura ed installazione, realizza The big burnout come espressione di resilienza e di forza di fronte alle fragilità, esorcizzando così l’alterità nella sua essenza disturbante.

Le coordinate di Le fatiche di A.C
42.56479002179014, 11.139276755651654

Le coordinate di The big burnout
42.446353134375876, 11.484295759336812

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