Il libro di Cerasa ha molti meriti, tra gli altri quello del coraggio di compiere un gesto “illuminista” e di scagliarsi contro l’oscurantismo antiscientista. Forse, però, il merito più importante è quello di aver offerto un’ermeneutica plausibile per la comprensione della Nuova Destra

E meno male che Claudio c’è! Nel buco nero di una campagna elettorale che non c’è e che quando sembra che ci sia è falsa e goffa come le diecimila lire stampate da Totò e De Filippo in quel film in biancoenero, irrompe un libro che racconta verità sotto gli occhi di tutti ma che non vediamo più, assuefatti come siamo a quel senso d’irrealtà in cui ci spinge la comunicazione dominante, un tanto al chilo.

“Le catene della Destra”, Rizzoli, 304 pp. Euro 18, l’ultimo libro di Claudio Cerasa, direttore del Foglio, con un sottotitolo che offre già la chiave per leggerlo: “Scienza, guerra, giustizia, giovani, complottismo: l’ascesa degli impostori. Inchiesta su un grande imbroglio”, è un’inchiesta vibrante, serrata, colta, sulla consistenza dell’area politica che viene celebrata in anticipo come ineluttabilmente vittoriosa il 25 settembre, scarnificata però dell’orpello che la fa appealing, lontano dal farsi prendere nella trappola della dimenticanza e del pensiero breve. Dunque la Destra vista fuori dall’iconografia parafascista di Salò o delle parole d’ordine dei secessionisti d’antan o di qualche nostalghia passatista che alla fine persino rassicura, inquadrandola in quella prevedibile fissità, prende l’aspetto di un demone ben accordato con lo stile paranoico del qualunquismo digitale, dei social complottisti, delle teorie della cospirazione studiate da Barkun, dei blog che propongono tesi alternative alle verità scientifiche.

A ben vedere si tratterebbe proprio del pantheon “valoriale” che ha nutrito e nutre tuttora il populismo, superando le tassonomie destra/sinistra, per situarsi nel nuovo e onnivoro paralogismo che ha già visto come interpreti i Cinque Stelle, trionfatori nelle elezioni del 2018. Cerasa, liberale di solido impianto e certamente non aduso a fare sconti a correnti ideologiche e partiti di sinistra (un’inchiesta analoga aveva avuto al centro qualche anno fa proprio la sinistra: Le catene della sinistra. Non solo Renzi. Lobby, interessi, azionisti occulti di un potere immobile, Rizzoli Libri, 2014), rappresenta “ontologicamente” l’opposto della paccottiglia complottistica per la sua adesione al metodo popperiano d’interpetazione della realtà, totalmente orientato dalla scienza.

Non è la scienza, dunque, a nutrire l’ideologia traversa della nuova destra da combattimento, ma l’antiscientismo dell’incultura dominante, alimentato dal pensiero elementare dei cospirazionisti che gli psicologi sociali americani studiano da sessant’anni ma che ha trovato oggi il suo ideale terreno di coltura su scala planetaria nei blog dove ogni insoddisfazione popolare trova il suo menù preferito per confermare paure, incazzature, pregiudizi, idiosincrasie, diffidenze nei confronti della cultura. Cerasa ha fatto letture, oltre che indagini accurate: cita Bronner, autore della “Democrazia dei creduloni” (Aracne, 2016) e Nichols, che ha scritto “Il Nemico dentro” (Luiss, 2021) per raccontare le dinamiche della falsificazione della realtà e del come le imposture poggiate sull’”appello alla paura” (paura di perdere il lavoro a causa dei flussi migratori e del progresso tecnologico, paura del mercato globale, dell’Europa matrigna che si sconfiggerebbe solo con un di più di sovranismo, paura delle epidemie e paura dei vaccini..) conducano dritte in un angolo cieco dove ad aspettarci non c’è più libertà ma esattamente il suo contrario.

Già, perché l’appello alla paura implica l’offerta di una soluzione, lì, alla portata, che renda possibile il suo superamento. Il libro, che scorre con il ritmo dell’inchiesta, con interviste, zoomate sulla Destra internazionale, di cui quella italiana è parte non irrilevante, dedica un’attenzione al rapporto tra destra e giovani generazioni che, peraltro, secondo gli ultimi sondaggi, diserterebbero le urne almeno nella misura del 43% (mentre i votanti premierebbero la Meloni per il 14,5% e Salvini per l’11,2). Giovani catatonicamente evocati, ma sistematicamente rimossi: secondo Cerasa, infatti, il target privilegiato della Destra resta quello dei pensionati e questo significa “molto debito, poca formazione, poca crescita”.

Il libro di Cerasa ha molti meriti, tra gli altri quello del coraggio di compiere un gesto “illuminista” e di scagliarsi contro l’oscurantismo antiscientista. Forse, però, il merito più importante è quello di aver offerto un’ermeneutica plausibile per la comprensione della Nuova Destra. Al tempo debito capiremo quali flussi elettorali avrà smosso il probabile ridimensionamento del Movimento Cinque Stelle in favore dell’astensionismo e quanti in favore della Destra. A ben vedere entrambe le aree elettorali hanno attinto alla stessa radice populistica e forse non è affatto vero che esista un populismo di sinistra ed uno di destra, ma c’è una sola madre per tutti e si nutre di quello stesso sentiment antagonista che, una volta entrato nel corpo degli elettori, fa fatica ad andare via. Per cui il ridimensionamento di un interprete può anche significare l’implementazioneo dei consensi dell’altro. Adesso, col libro di Cerasa, abbiamo anche una mappa per capirlo meglio.

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