Siamo ancora alle premesse: ne vedremo ancora tante andando ad aprire le urne il 26 settembre, con candidature supersicure bocciate e signori nessuno diventati parlamentari per l’effetto misterioso di una palla di flipper chiamata Rosatellum, in un Parlamento formato bonsai. La rubrica di Pino Pisicchio

Compilazione delle liste elettorali in tempo di Rosatellum. In queste ore di concitazione suprema, di vendette e di regalie inesplicabili (infatti i regali non si spiegano…), di trattative a “fregacompagno” e di accoltellamenti che manco nel medioevo fiorentino, si stanno consumando nelle camere sigillate delle segreterie di partito i riti di cooptazione.

Sì, perché, come anche il cittadino più distratto, il politicante più incolto (categoria che si allarga a dismisura), il visitatore più casuale di cose della politica, ormai dovrebbe aver capito, il 25 settembre sarà per lo più un voto “trompe-l’oeil”: si voterà un simbolo con accanto una lista di nomi – spesso largamente sconosciuti – che saranno eletti secondo l’ordine predisposto dal capo, senza possibilità di scelta. Inoltre ci sarà un candidato per coalizione (o, se non c’è coalizione, per ogni singolo partito) nella parte maggioritaria, anche questa in larghissima misura predestinata: si sa già da oggi quali saranno i seggi della destra e quelli (non moltissimi) degli altri raggruppamenti e partiti.

Strappato ai cittadini il diritto di scegliere il proprio rappresentante nelle assemblee legislative, il circolo degli oligarchi di partito consuma in queste ultime giornate prima dello sparo dello starter di lunedì 22 agosto, il rito della chiamata consegnando ai primi della lista il certificato di parlamentare “in coming”. Tenerissime lettere di amici, appelli di sodali, sottoscrizioni prese ad una ad una sulle spiagge del territorio, tutto indirizzato al capo compilatore per sostenere il candidato in via di esclusione, sono finiti nei giornali, con fotina e commento mesto dei non rinnovati, come si fa coi necrologi.

Nulla da fare. Il Capo, tetragono, per lo più non si degna neanche di commentare. Il principio base, rammentato nei cospetti sparuti con un argomentare alla Alberto Sordi nel Marchese del Grillo (“Io so’ io e voi..”) è che il voto viene dato alla lista, dunque al capo, non ai singoli candidati. Il candidato è una pedina, un soldato, un’entità che non ha vita propria né proprio consenso, ma deve sempre e solo ringraziare il suo cooptatore. Il territorio? Vota il brand, non i candidati. Poi uno si meraviglia che il Parlamento non fa altro se non inutili dibattiti su migliaia di inutili ordini del giorno e ratifiche dell’attività legislativa promossa dal governo: se il livello di rappresentanza è questo…

Commendevole è stata, però, una battuta di Enrico Letta. Alle prefiche che lamentose piangevano i silurati ha detto più o meno: “Ragazzi guardate che a tagliare il numero dei parlamentari siete stati voi, non io”. Il punto è proprio questo: solo adesso i tagliatori alacri e giulivi stanno realizzando gli esiti della translucida follia compiuta tagliando col metodo random la rappresentanza parlamentare. Piangono innanzitutto quelli su cui il taglio si abbatterà come le piogge torrenziali delle nuove moleste metereologie sul bagnatissimo, perché già in partenza l’attesa non è quella di risultati “splendidi”.

Piangono, allora, i democrat, che, dopo aver votato tre volte contro abbracciarono l’idea dell’amputazione per allinearsi allo spirito populista del tempo. Piangono assai, perché vedono anche fare cadeau di seggi della ditta a destra e a manca; piangono gli ex grillini, che agitavano il proposito rivoluzionario sperando che qualcuno si mettesse di traverso, e che oggi mettono ceri a tutti i santi sperando di resistere almeno nel ridotto di almeno un terzo dei numeri dei tempi belli; piangono, però, anche gli altri dati in vantaggio dai bookmakers, che avevano votato in favore del taglio un po’ per squisito e originario sentimento qualunquista, e un po’ perché, avendo visto gli elettori qualche volta soltanto in cartolina, presumevano che, se avessero votato contro, il popolo si sarebbe rivoltato contro.

Insomma per codardia, per puro spirito gregario o per beota condizione dell’animo il 98% dei parlamentari decise stoicamente di amputare qualcosa d’importante nell’anatomia del corpo parlamentare. Senza spiegare perché e senza pensare al dopo. Dopo un paio d’annetti di allegria, il dopo è arrivato. Ed è buio, anzi: nerissimo! E siamo ancora alle premesse: ne vedremo ancora tante andando ad aprire le urne il 26 settembre, con candidature supersicure bocciate e signori nessuno diventati parlamentari per l’effetto misterioso di una palla di flipper chiamata Rosatellum, in un Parlamento formato bonsai.

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