Intervista con l’eurodeputato candidato al Senato in Friuli-Venezia Giulia. Sul caro bollette: “Se l’Ue tarda, è necessario agire a livello nazionale. Dire no al nucleare è follia”. La Russia cessi “immediatamente le ostilità” in Ucraina, l’Italia può “mediare per il cessate il fuoco”. La Cina è “inaffidabile”. Taiwan? “Lì si giocano i futuri assetti mondiali”

Da Bruxelles a Roma, passando per il Friuli-Venezia Giulia, dov’è candidato capolista al Senato per la Lega. Oggi Marco Dreosto è membro al Parlamento europeo della Commissione speciale sulle ingerenze straniere in tutti i processi democratici nell’Unione europea, inclusa la disinformazione (INGE 2) e a Formiche.net spiega che un governo con la Lega nella maggioranza “non solo continuerà” nel solco europeista e atlantista indicato da Mario Draghi, “sono sicuro che l’asse atlantista verrà rafforzato”.

Una soluzione al caro bollette deve passare per forza di cose dall’Unione europea?

Forti e decise azioni dell’Unione europea, come per esempio l’imposizione di un tetto europeo al prezzo del gas, sarebbero sicuramente auspicabili e benvenute ma dovranno essere più profonde e lungimiranti di quello che si può pensare: è necessario cambiare paradigma, cambiare approccio rispetto a politiche ambientali che fino a ora sono state particolarmente ideologiche. Bisognerebbe spingere la Commissione europea a rivedere i limiti all’energia fossile stabiliti dal Green Deal. Bisogna rivedere questi vincoli che stanno provocando speculazioni e drogando il prezzo del gas. Successivamente le elezioni di mid-term statunitensi, ci potrebbe essere un cambio di rotta anche oltreoceano con un approccio più pragmatico e meno ideologico al green e l’Unione europea non deve rimanere l’unica parte del mondo arroccata su posizioni ormai anacronistiche. Serve un nuovo modello che tenga conto del contesto storico. La polarizzazione del dibattito su tematiche ambientali di una certa sinistra italiana che vuole escludere l’energia prodotta da fossile a favore solo di quella prodotta da rinnovabile, rischia di essere dannosa per il futuro energetico del nostro Paese, danneggiando imprese e famiglie. Per cui: rivedere le tempistiche dei limiti imposti all’energia fossile, sì ai rigassificatori ma anche investire nel nucleare di ultima generazione. Poi a livello nazionale possiamo anche adottare subito la proposta francese, ossia di mettere un tetto del 4% nazionale all’aumento del prezzo delle bollette. Una proposta simile sta venendo valutata anche dal Belgio in questi giorni. Se l’Unione europea tarda, è necessario agire prima anche a livello nazionale.

Parliamo del nucleare. Qual è la strada da percorrere che ha in mente?

Dire no al nucleare è una follia. E a dirlo non sono solo i leghisti ma un personaggio visionario come Elon Musk. Investire sul nucleare di ultima generazione, non solo va bene per l’ambiente, ma ottenere l’indipendenza energetica o ridurre la propria dipendenza da Paesi che hanno dimostrato di essere competitor, ostili e non affidabili, è una questione anche di sicurezza nazionale. Tutti i Paesi devono andare verso questa direzione. Tornare indietro o bloccare nuovi investimenti solo per ragioni ideologiche significherebbe penalizzare l’Italia del futuro, quella che dobbiamo lasciare in mano ai nostri figli e nipoti.

La politica estera e le ingerenze straniere, in particolare russe, sono in cima all’agenda di questa campagna elettorale. Lei se n’è occupato al Parlamento europeo. Un governo con la Lega nella maggioranza continuerà nel solco europeista e atlantista indicato da Mario Draghi?

Non solo continuerà ma sono sicuro che l’asse atlantista verrà rafforzato. Il posizionamento della Lega non è in dubbio: sia in Italia che in Europa abbiamo votato tutti i provvedimenti a supporto del popolo ucraino, proprio il 24 febbraio mi trovavo personalmente alla Casa Bianca in visita ufficiale e sempre nella capitale statunitense ho incontrato – successivamente lo scoppio della guerra – alti rappresentanti sia dell’Atlantic Council che dell’International Republican Institute per rafforzare le relazioni transatlantiche. Inoltre, l’Alleanza atlantica dopo il Summit di Madrid ha dimostrato di avere la flessibilità necessaria per affrontare nuove sfide importanti per l’Italia, dal conflitto russo-ucraino al Mediterraneo. E proprio su quest’ultimo ritengo che un eventuale governo italiano di centrodestra dovrebbe portare all’attenzione delle alleanze e istituzioni a cui appartiene quest’area prioritaria per la stabilità e la sicurezza non solo del nostro Paese ma di tutta Europa; l’instabilità del Sahel e del Nord Africa (in particolare Libia) comporta il rischio di sospensione degli approvvigionamenti energetici, un aumento dei flussi migratori e del terrorismo che possono essere usati dai diversi attori ostili per combattere una guerra ibrida alla quale noi non possiamo farci trovare impreparati. E in questo campo sarà necessario sia un’attenzione particolare della Nato (come anche evidenziato nello Strategic Compass) sia chiedere anche all’Europa di fare di più, con un’Italia forte e salda a Bruxelles e Strasburgo per portare avanti le sue priorità. Inoltre, in tema di cybersecurity, ho sempre avanzato l’idea di creare una grande alleanza occidentale tra Unione europea, Nato, Stati Uniti ma anche Israele, Paese all’avanguardia in questo settore. Ecco come proprio con un centrodestra di governo, i rapporti, non solo transatlantici, ma con l’Occidente tutto verrebbero rafforzati. Spiace che vi sia una certa sinistra che voglia screditarci a livello internazionale. Così facendo pensano di penalizzare noi ma in realtà penalizzano il sistema Paese che fuori dai confini nazionale deve essere unito e coeso per difendere i propri interessi strategici, specie quando si parla di sicurezza nazionale.

La guerra in Ucraina appare destinata a durare ancora per diverso tempo. Che ruolo può giocare l’Italia?

Penso che il nostro Paese debba mediare per ottenere il prima possibile un cessate il fuoco. Da sempre la diplomazia italiana è stata capace di inserirsi nei conflitti più difficili e ad avvicinare le parti in causa ed è necessario che anche questa volta giochi un ruolo da protagonista. Non si può prescindere ovviamente dal chiedere all’aggressore, ossia la Russia, di cessare immediatamente le ostilità, questo deve essere chiaro. Parallelamente è anche necessario creare quelle condizioni di sicurezza per le navi contenenti il grano ucraino a partire e rifornire così Paesi terzi. Oltre alla crisi pandemica e alla crisi energetica, è da evitare una crisi alimentare. E anche qua sono convinto che l’Italia possa essere garante e lavorare bene in questa direzione. 

Di recente lei è stato in visita in Taiwan. Che cosa farà un governo di centrodestra per Taiwan?

A Taiwan si giocano i futuri assetti mondiali. Sfidando il regime comunista cinese, ho voluto visitare Taipei nella prima storica visita del Parlamento europeo. È stato un gesto – non solo di vicinanza a Taiwan – ma anche un messaggio alla Cina: non è che con le minacce si risolvono le contese. Noi difenderemo quei diritti radicati nelle nostre società che, seppur imperfette, rappresentano anni di battaglie e di lotte a difesa soprattutto di un valore, pressoché sconosciuto a Pechino, che è la libertà.

Che cosa aspettarsi, invece nei confronti della Cina?

La Cina ha dimostrato inequivocabilmente che non può essere considerata un partner affidabile per l’Occidente. A oggi, si è dimostrata ostile e con azioni di interferenza di vario tipo e campagne di disinformazione ha cercato di destabilizzare le nostre democrazie, venendo così considerata un “avversario strategico”. Per contrastare queste minacce ibride, sin da subito sarà necessario consolidare lo strumento del golden power bloccando eventuali scalate del Dragone in industrie o in settori produttivi strategici. Parimenti, bisognerà investire per ottenere un’autonomia tecnologica e produttiva – in collaborazione con i partner europei e internazionali – in settori strategici come quello energetico, di difesa e sicurezza e delle telecomunicazioni per non dipendere così da Pechino. Non dobbiamo fare l’errore di cadere da una dipendenza dalla Russia per il gas a una dipendenza dalla Cina per la tecnologia. Necessario per cui avere lungimiranza e, in considerazione della collocazione geopolitica dell’Italia, muoversi di conseguenza.

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