Dopo il vertice di ieri, l’organizzazione dei Paesi produttori di petrolio ha deciso di produrre 100.000 barili al giorno in più da settembre, circa 86 secondi della richiesta globale di greggio. Il prezzo arriva a 100 dollari, per poi perdere il recupero. E gli Stati Uniti…

Come era previsto, dal vertice virtuale del sistema Opec+ non sono uscite grandi sorprese (qui l’articolo di Formiche.net). Tuttavia, è stata accettata la richiesta dell’Arabia Saudita di aumentare, anche se di poco, la produzione di petrolio. La misura non risponde alle aspirazioni del governo americano per compensare il rifornimento di petrolio russo ridotto per la guerra in Ucraina.

Dopo mesi di sforzi diplomatici, conclusi con la visita del presidente americano Joe Biden in Arabia Saudita, l’Opec+ ha deciso di introdurre un piccolo aumento della produzione di greggio di circa 100.000 barili al giorno in più a settembre, e diffondere un comunicato poco rassicurante sulla volontà di far scendere i prezzi. L’impegno approvato ieri va confrontato con la promessa di 600.000 barili, che di fatto ricade interamente sui sauditi e gli Emirati Arabi Uniti.

Come ricorda Formiche.net, “secondo gli ultimi dati ottenuti dalla Reuters il Comitato Tecnico Congiunto (JTC) dell’Opec+, riunitosi martedì, ha ridotto di 200.000 barili al giorno (bpd) la previsione di un’eccedenza del mercato petrolifero per quest’anno, portandola a 800.000 bpd”.

In seguito all’annuncio, il prezzo del petrolio Brent è salito sopra i 100 dollari, anche se poco dopo ha perso il recupero. L’alza nella produzione non supporrà un grande cambiamento nel mercato energetico, giacché equivale soltanto a 86 secondi della domanda globale di petrolio.

Da settembre, con l’aumento annunciato dall’Opec potrebbe capovolgere gli effetti dei tagli decisi nel 2020 per la crisi economica scatenata dalla pandemia e la drastica caduta della richiesta di petrolio.

La disponibilità limitata di produrre più greggio nel breve periodo esige che si utilizzi con grande cautela, ha spiegato l’Opec in una dichiarazione congiunta. A giugno i membri dell’organizzazione avevano concordato un aumento della produzione mensile in maniera graduale, fino ad agosto, lasciando aperte altre opzioni per l’estate. La guerra in Ucraina ha sconvolto il mercato energetico, facendo pressione sul prezzo dopo i tagli delle esportazioni russe. Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti, entrambi Paesi con capacità di produrre più petrolio, hanno chiarito che non rischiano l’alleanza con la Russia, siglata nel 2016, per soddisfare le richieste degli Usa.

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