Il programma del Partito democratico consultabile online per queste elezioni assomiglia, nella parte relativa all’Europa, al programma della Lega per le elezioni europee del 2019… Siamo sicuri che sia la versione giusta? L’interrogativo di Giuseppe Pennisi

Ciò che più colpisce dell’aggiornamento del programma del Partito democratico Pd per le elezioni 2022, 37 pagine in Pdf leggibili dalla mattina del 17 agosto sul sito web del Nazareno, è per quale motivo si è messo a rimorchio del programma della Lega per le elezioni europee 2019.

Il punto chiave del programma del Pd “aggiornato” (sarebbe elegante mettere sul sito quello “non aggiornato”, tanto più che in questi giorni è stata distribuita, certamente per distrazione, una elegante e variopinta brochure con il programma elettorale per le votazioni del 2018), è in questa frase:

Riteniamo che l’Unione europea debba ripensare la propria governance economica, lasciandosi definitivamente alle spalle l’era dell’austerità e liberando investimenti a sostegno della crescita. L’Italia deve essere leader nella riforma del Patto di Stabilità verso un nuovo Patto di Sostenibilità, che coniughi attenzione ai conti pubblici e promozione degli investimenti necessari a sostenere transizione ecologica e sviluppo. In questo nuovo quadro, le regole di riduzione del debito dovranno essere parametrate al contesto di ogni singolo Paese, così da non compromettere la crescita e non ripetere gli errori del passato.

Quindi sostituire il Patto di Stabilità con Patti di Sostenibilità fatto su misura di ciascun dei 27 Stati membri.

Non molto differente il programma della Lega per le elezioni europee del 2019: “Il Patto di stabilità… va completamente sostituito, in quanto è un sistema il cui obiettivo supremo sia la riduzione del debito, invece della crescita”. E poi: “Ridiscutere tutti i Trattati per restituire agli stati libertà di decidere le proprie politiche economiche, per garantire crescita e occupazione”. Esattamente quanto si vuole fare con i Patti di Sostenibilità.

Si potrebbe andare oltre. L’idea del “Patto di Sostenibilità” o dei 27 “Patti di Sostenibilità” appare più volte nella rivista Scenari Economici diretta da Antonio Maria Rinaldi, ora parlamentare della Lega ed in precedenza professore in varie università. È al centro di suoi tre libri Sallimento dell’euro?, Piscopo Editore (2011, stampato in tre edizioni), Europa kaputt! (S)venduti all’euro, Piscopo Editore (2013), La sovranità appartiene al popolo o allo spread?, Aliberti (2018).

È anche uno dei temi di fondo dei libri di Alberto Bagnai, eurodeputato e capo del dipartimento economico della Lega. Al suo primo libro a carattere divulgativo (non scientifico), Il tramonto dell’euro del 2012, è stato assegnato il Premio di Letteratura Economica e Finanziaria del Canova Club del 2013. Il libro è ritenuto un apripista del dibattito che ha cambiato la percezione sulla moneta unica nella popolazione italiana. Alla fine del 2014, Bagnai ha pubblicato un secondo saggio, L’Italia può farcela, stampato da Il Saggiatore, che in pochi mesi ha scalato le classifiche di vendita, risultando tra i libri di economia più venduti nel 2014. Queste idee soni state recepite alla grande dal Movimento Cinque Stelle (con il quale il Pd spera di formare il prossimo governo (se i numeri lo consentono).

Si andrà probabilmente verso una revisione del Patto di Stabilità, ora “sospeso” a ragione della pandemia. Ma da allievo (indegno) di Robert Mundell, trovo difficile ove non impossibile concepire un’unione monetaria che funzioni senza regole di vigilanza sulla finanza pubblica (e sul debito della pubblica amministrazione) uguali per tutti.

Sotto il profilo politico, non credo poi che saranno tanti i partner pronti ad abbracciare l’idea dei Patti di Sostenibilità tagliati su misura sulle esigenze dei singoli Stati membri. Il giorno dopo, si chiederebbero Patti simili per la giustizia, la libertà di stampa, la scuola e quant’altro.

Forse è il caso che il programma abbia un nuovo aggiornamento prima di circolare troppo.

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