Con la guerra in Ucraina, le entrate per la vendita di greggio sono aumentate per i russi. Ma questo potrebbe avere un costo geopolitico che gli alleati di Caracas e Teheran non sono disposti a pagare. L’analisi del New York Times

Amici finché le divergenze sul prezzo e la produzione del petrolio non li separi. In mezzo alle tensioni per la guerra in Ucraina, e le sanzioni internazionali, la Russia è impegnata nella ricerca di nuovi acquirenti del proprio petrolio. La lista degli alleati è sempre più ridotta e le differenze di approccio in materia energetica potrebbero allontanare due dei suoi principali soci, l’Iran e il Venezuela.

La ragione è che la concorrenza per la vendita del greggio in Asia ha costretto a Caracas e Teheran a fare sconti significativi, nel tentativo di trovare una destinazione alle proprie esportazioni, colpite dalle sanzioni. Esperti del settore petrolifero riferiscono che gli sconti della statale venezuelana Pdvsa hanno raggiunto il massimo storico: un barile di tipo Merey si vende in Asia fino a 45 dollari meno rispetto al Brent.

Un reportage del quotidiano americano The New York Times spiega in maniera approfondita come “la guerra per il prezzo del petrolio” potrebbe distanziare Russia, Iran e Venezuela.

Gli esperti prevedono che la lotta sarà sempre più intensa e le tensioni aumenteranno, nonostante il presidente russo Vladimir Putin lavori per stringere i legami a livello formale. “La concorrenza petrolifera scatenata dall’invasione russa in Ucraina sembra stare avvicinando un po’ di più il Venezuela con il mondo occidentale – si legge sul New York Times -, dopo anni di un rapporto profondamente stanziato per gli abusi elettorali e di diritti umani del leader autoritario del Paese”.

“Qualsiasi possibile accordo per introdurre più greggio venezuelano nei mercati mondiali aiuterebbe gli Stati Uniti – conclude il NYT -, che è sempre più disperato per ridurre i prezzi del petrolio per limitare il danno alle economie occidentali per la guerra e per le sanzioni imposte al petrolio russo. Le conseguenze economiche stanno riducendo il sostegno all’Ucraina nella lotta contro il suo vicino più grande”.

Fonti anonime vicine a Teheran hanno dichiarato al NYT che il volume di esportazione di petrolio iraniano sta diminuendo, per cui l’Iran non si sta beneficiando dell’aumento del prezzo del petrolio. Nei primi mesi dell’anno lunare iraniano, iniziato alla fine di marzo, gli iraniani hanno ottenuto solo il 37% delle entrate previste per quel periodo, secondo i dati del Centro Supremo di Auditing dell’Iran.

Per ora la Russia sembra aver vinto una battaglia con l’Occidente sul petrolio. Ma questo “trionfo” potrebbe avere un costo geopolitico alto se Iran e Venezuela sono colpiti dagli effetti negativi di questa strategia. “Entrambi i Paesi sono stati alleati per molto tempo della Russia […] Venezuela e Iran trattano le statistiche sul petrolio come un segreto di Stato – spiega il NYT -, per cui è difficile sapere se le entrate stanno diminuendo o se la perdita della quota del mercato si compensa con prezzi di riferimenti più alti”.

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