La sostenibilità non è immobilismo decisionale o politica del non fare. I risultati di un indicatore sulla sostenibilità premiano le Regioni Trentino Alto Adige, Valle d’Aosta, Marche e Abruzzo. Occorre un’agenda “made in Italy verde, bio e circolare”. Il commento di Idiano D’Adamo, docente di Ingegneria Gestionale alla Sapienza

Aldo Moro, nel suo ultimo discorso al partito nel 1978, chiedeva “Se voi mi dite: fra qualche anno cosa potrà accadere… oggi dobbiamo vivere, oggi è la nostra responsabilità”.

Il tema della sostenibilità è ormai diventato un termine utilizzato in tutti i contesti per identificare azioni positive verso la società civile e la tutela degli ecosistemi. Tuttavia, la nostra società è ben lontana dall’applicare i concetti di mano sostenibile, in quanto c’è un interesse, spesso economico, che prevale sulle altre dimensioni. Gli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) sono un punto di riferimento molto importante, ma non sempre è possibile quantificare tali obiettivi.

A partire dai dati proposti dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, aggiornati principalmente al periodo 2019-2020 e relativi a 28 target specifici per ogni regione italiana, è stato calcolato un nuovo indicatore aggregato di sostenibilità che consente di mappare le loro prestazioni. I risultati sono stati pubblicati recentemente in una rivista scientifica Sustainability con il collega Massimo Gastaldi (Università dell’Aquila), proponendo uno scenario in cui ad ogni singolo target/indicatore è stato assegnato lo stesso peso (EWI) ed uno scenario in cui i target sono stati prima raggruppati negli SDGs di riferimento e poi a tali SDGs è stato assegnato lo stesso peso (EWG).

I risultati non mostrano significative differenze tra i due scenari di analisi e vedono primeggiare il Trentino Alto Adige (con le province di Trento e Bolzano) e la Valle d’Aosta con risultati molto più performanti rispetto alle altre regioni. Tuttavia, se è vero che in generale le regioni settentrionali sono più performanti, vi sono risultati importanti anche per le regioni centrali ed, in particolare, per Marche e Toscana che si collocano ai margini del podio. Scorrendo la classifica, tra le regioni meridionali spicca solo l’Abruzzo, che mostra risultati più performanti del Lazio e di alcune regioni settentrionali. Una questione meridionale, quindi, che non è più rinviabile.

Quali sono i ragionamenti che scaturiscono dalle analisi degli SDGs? Spetta a noi cittadini dare un contributo, grande o piccolo non importa, per essere protagonisti di questa transizione ecologica in un modello partecipativo, orientando le nostre scelte verso modelli di consumo responsabili. Il denaro pubblico dovrebbe essere speso solo quando produce un beneficio per la comunità, altrimenti genera un debito a carico delle generazioni future. È necessario sviluppare progetti che promuovano un’agenda “Made in Italy verde, bio e circolare” favorendo lo sviluppo di nuovi poli di eccellenza, basati sulla collaborazione tra imprese e centri di ricerca/università.

“Io credo nel popolo italiano. È un popolo generoso, laborioso, non chiede che lavoro, una casa e di poter curare la salute dei suoi cari. Non chiede quindi il paradiso in terra. Chiede quello che dovrebbe avere ogni popolo”. Erano le parole di Sandro Pertini nel messaggio finale agli italiani del 1981. Papa Francesco ha sottolineato che “occorre stare attenti a non restare prigionieri del pessimismo e del risentimento”.

Il lavoro pubblicato su Sustainability non dimostra che l’Italia è sostenibile, ma è ciò in cui voglio credere, ciò in cui mi voglio impegnare ogni giorno. In vista delle imminenti elezioni, ho la speranza di vedere gli schieramenti politici impegnati a convincere gli italiani a recarsi alle urne, a proporre soluzioni basate su merito e competenze, a stimolare i giovani perché è lecito avere sogni, ma ci sono anche doveri a cui attenersi. È proprio per questo spirito di responsabilità, ad una maggioranza politica del fare si dovrà affiancare un’opposizione costruttiva. Le sfide che ci attendono sono tante, impegnative. Gli investimenti sono la migliore medicina per un’economia che rischia periodi di stagnazione e, attraverso la valorizzazione delle diverse eccellenze che caratterizzano i territori italiani, il nostro Paese può giocare un ruolo decisivo nella ripresa economica europea.

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