I ministri per gli Affari esteri dei Paesi membri dell’Unione europea discuteranno la proposta presentata dall’Ucraina e i Paesi baltici per seguire una linea comune. La posizione di Polonia, Finlandia e Germania (che pensa ai dissidenti), il rischio boomerang a favore della propaganda russa e l’opinione a confronto degli esperti

Appuntamento a Praga per i ministri per gli Affari esteri dei Paesi membri dell’Unione europea per iniziare a discutere del divieto di visti turistici ai cittadini russi. La proposta è stata presentata dall’Ucraina e ha accesso il dibattito.

Secondo il Financial Times, la sospensione dei visti sarebbe un tentativo di limitare il numero dei permessi di viaggio, dopo che alcuni membri dell’Europa orientale hanno minacciato di chiudere unilateralmente i loro confini ai turisti russi.

La Polonia e la Finlandia difendono una posizione comune del blocco europeo sulla proposta, che sarà il punto principale di discussione nella ministeriale. Anche la Repubblica Ceca spinge per il bando ai visti turistici per i russi. Altri invece hanno continuato a garantire i documenti di viaggio, consentendo ai russi in possesso di visto di circolare liberamente nell’area Schengen.

“Non è appropriato per i turisti russi girare per le nostre città”, ha dichiarato un funzionario europeo al Financial Times. “Dobbiamo inviare un segnale alla popolazione russa che questa guerra non è ok, non è accettabile”.

Questa misura non ha alcun precedente in Europa e farebbe parte delle sanzioni imposte alla Russia per la guerra in Ucraina. L’Unione europea ha comunque revocato il visto ad alcuni cittadini russi legati al Cremlino, ma l’emissione di visti turistici non è stata ancora sospesa.

La Finlandia, che possiede il confine più lungo con la Russia, ha deciso di ridurre il numero di richieste di visto turistico per i cittadini russi, e concederà soltanto il 10% delle richieste abituali. La legge finlandese non permette il divieto assoluto dei visti dipendendo dalla cittadinanza del richiedente.

Lettonia, Lituania e Polonia hanno smetto di emettere nuovi visti turistici ai cittadini russi da febbraio, quando è iniziata l’invasione in Ucraina.

Diverso il pensiero della Germania: il governo tedesco sostiene che la misura potrebbe infrangere le normative dell’Unione europea e toglierebbe ai dissidenti russi un’alternativa per scappare dalla Russia.

I turisti russi usano il visto, che solitamente ha una validità di 90 giorni (rinnovabili per 180 giorni) per lo circolare all’interno dello spazio Schengen, che include i 26 paesi dell’Unione europea (più Svizzera e Norvegia). L’anno scorso, sono state raccolte in questi Paesi più di 3 milioni di richieste, di cui 536.000 erano di cittadini russi, il gruppo più numeroso.

Per Marie Dumoulin, esperto del Consiglio europeo di Affari esteri, la richiesta di vietare l’entrata ai russi in Europa è un rischioso errore di analisi. Più del 30% dei russi ha passaporto, e le loro principali destinazioni sono Turchia, Egitto ed Emirati Arabi. Il divieto potrebbe avere un “effetto contrario: stigmatizzando tutti i russi stiamo alimentando la propaganda del Cremlino che durante anni, e in particolare durante l’offensiva in Ucraina, ha denunciato la presunta russofobia degli occidentali”.

Edward Hunter Christie, senior Fellow del Finnish Institute of International Affairs e del NGO think tank PSSI, nonché ex vicedirettore dell’Innovazione della Nato, ha scritto su Twitter che trova assurda la proposta di chiedere ai richiedenti dei visti di firmare una dichiarazione contro la guerra perché esporrebbe i firmatari alla persecuzione politica in Russia: “Questo accadrebbe anche se le ambasciate Ue non pubblicassero i nomi dei firmatari: si sa che il sistema esiste, quindi Mosca saprebbe che qualsiasi russo con visto turistico Schengen si oppone alla guerra!”.

Una volta nel territorio europeo, aggiunge l’esperto, questi individui potrebbero subito chiedere asilo politico “e saremmo praticamente costretti ad approvarli tutti: è noto che sono in pericolo di persecuzione politica, e lo abbiamo anche incoraggiato”. Inoltre, questo meccanismo potrebbe servire anche a chi cerca una via per emigrare, sia a favore o contro la guerra.

E poi c’è il problema dei numeri: “Potremmo trovarci di fronte a centinaia di migliaia o milioni di candidati. Come potremmo far fronte, in tempo di guerra, a tutti i rischi per la sicurezza? E questa strana idea affronta in modo serio le preoccupazioni dei nostri alleati che confinano con la Russia?”.

Edward Hunter Christie propone dunque che il bando al visto si discuta soltanto tra i Paesi confinanti: Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia: “Solo loro cinque dovrebbero determinare la politica per l’intera Unione. Le altre capitali dovrebbero seguire”.

Benjamin Tallis, che ha lavorato su questioni relative a visti, frontiere e politica estera e di sicurezza dell’Unione europea per 20 anni, crede invece che sia necessario supportare la proposta al centro del dibattito. Che, vuole sottolineare, è un meccanismo per sostenere l’Ucraina e abbreviare la guerra, portando sicurezza all’Europa usando il potere di difese delle democrazie.

“Per rafforzare la sicurezza dell’Ue e la resilienza degli Stati. Aiutando l’Ucraina aiuteremo anche noi stessi. Russia è la nostra minaccia numero e deve essere sconfitto. Fino a quando non lo sarà, dobbiamo alzare la guardia contro l’aumento dei rischi per la sicurezza dei russi che viaggiano negli stati dell’UE”. È importante, secondo Tallis, evitare l’entrata di agenti influenti sul territorio europeo.

Sulla possibilità di vedere la misura come “una punizione collettiva”, Tallis spiega che non è così, ma piuttosto il ritiro appropriato di privilegi data la responsabilità che la società russa ha per le azioni del regime.

“Dobbiamo smettere di farci ridere in faccia dai russi ‘apolitici’ e filo-Cremlino, che godono dei benefici delle nostre democrazie senza sostenere costi per mantenerle. Dobbiamo impedire loro di abusare della nostra libertà per il loro guadagno” – ha scritto Tallis -. Dobbiamo dimostrare che non abbiamo paura di usare il nostro potere per questo scopo. Il potere genera potere e il #visaban ci incoraggerà”.

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