L’inflazione in Europa non è il risultato di un’economia in forte espansione, ma soprattutto la conseguenza di prezzi esorbitanti dell’energia. E allora, dopo aver sottovalutato la minaccia dell’inflazione nell’ultimo anno, la Bce potrebbe ora sottovalutare le possibilità di una recessione. L’analisi di Giuseppe Pennisi

I falchi hanno vinto. Il Consiglio della Banca centrale europea ha approvato l’aumento dei tassi di 0,75 punti. La Bce ha inoltre avvertito che conta “di aumentare ulteriormente i tassi di interesse nelle prossime riunioni per frenare la domanda e mettere a riparo dal rischio di un persistente incremento dell’inflazione attesa”. Frasi che sembrano cambiare la rotta della politica monetaria precedentemente impegnata a “normalizzare” la linea a una dinamica che ora si preannuncia apertamente restrittiva. L’intervento giunge dopo che ad agosto secondo le stime preliminari l’inflazione media nell’eurozona raggiunto un nuovo record con il 9,1%.

Sempre oggi la Bce ha consistentemente rivisto il rialzo le sue previsioni proprio sul l’inflazione: i tecnici di Francoforte ora si attendono 8,1% quest`anno, 5,5% nel 2023 e 2,3% nel 2024. Tre mesi fa pronosticavano una inflazione 2022 al 6,8%, nel 2023 al 3,5% e nel 2024 al 2,1%. Tagliate all`opposto le previsioni di crescita: 3,1% nel 2022, 0,9% nel 2023 e 1,9% nel 2024. Il giorno prima autorevoli istituti privati di previsioni econometriche come Oxford Economics avevano declassato le prospettive economiche dell’Unione europea a “recessione”. La Bce, ricordiamo, ha alzato i tassi a luglio per la prima volta in oltre un decennio, portando il tasso di riferimento sui depositi da meno 0,5% a zero.

Nei giorni scorsi, una serie di componenti di peso del Consiglio della Bce ha chiesto di agire con più forza e di anticipare il percorso dei futuri aumenti dei tassi, per evitare che l’aumento dell’inflazione diventi una spirale in stile anni settanta del secolo scorso con salari e prezzi costantemente in aumento. L’inflazione, calcolata sulla base dei prezzi al consumo, è molto alta: l’ultimo dato per l’eurozona, per agosto, è stato del 9,1% rispetto a un anno fa, ben al di sopra dell’obiettivo della banca del 2%.

Il discorso del membro del comitato esecutivo della Bce, la tedesca Isabel Schnabel a Jackson Hole ha dato il tono al prossimo incontro politico di questa settimana, paventando un’inflazione nella zona euro prevista in aumento ad almeno il 10% nei prossimi mesi. “Poiché gli aumenti anticipati possono avere un impatto maggiore sulle aspettative di inflazione rispetto a un approccio più graduale, una mossa di 75 punti base potrebbe avere senso”, le ha fatto eco Holger Schmieding, osservatore della Bce e capo economista di Berenberg.

“Sebbene l’aumento dei tassi sia in gran parte già incorporato nell’andamento dell’azionario, potrebbe comunque esacerbare le tensioni sui mercati obbligazionari”. Ciò colpisce particolarmente l’Italia. Prima che la Bce annunciasse la creazione di uno strumento anti-frammentazione dei mercato (strumento peraltro ancora poco chiaro). Gli alti rendimenti dei titoli italiani – molto maggiori di quelli tedeschi – significano che il governo di Roma deve pagare di più per prendere in prestito, esacerbando le preoccupazioni per la sua pesante pila di debiti.

Ed è il momento giusto per aumentare i tassi di interesse all’inizio di una potenziale recessione? Dopo tutto, l’inflazione in Europa non è il risultato di un’economia in forte espansione, ma soprattutto la conseguenza di prezzi esorbitanti dell’energia. A cui si dovrebbe cominciare a porre rimedio con la sessione “straordinaria” del Consiglio dei ministri dell’Energia dei 27 dell’Ue in programma domani 9 settembre. Gli aumenti dei costi dell’energia stanno iniziando a mangiare così profondamente nelle tasche dei consumatori e nelle casse delle imprese che l’economia si sta indebolendo rapidamente da sola, anche senza l’onere aggiuntivo dei rialzi dei tassi. Dopo aver sottovalutato la minaccia dell’inflazione nell’ultimo anno, la Bce potrebbe ora sottovalutare le possibilità di una recessione.

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