Il leader di Azione contro l’Italia dei no e delle promesse impossibili. Dal Forum Ambrosetti a Cernobbio Carlo Calenda sottolinea il suo piano: puntare su scuola e sanità, sì ai rigassificatori e a gestire i fondi europei solo persone competenti

Sono anni che le forze politiche fanno promesse irrealizzabili, è il momento di fare promesse realizzabili basate su un piano strategico. L’idea di Carlo Calenda per l’Italia resta quella che si muove sul solco della famosa agenda Draghi, che si traduce in una parola: competenza. Lo ha spiegato da Cernobbio il leader di Azione, nel corso del primo confronto con i leader delle principali forze politiche che il prossimo 25 settembre si presentano alle elezioni. “Draghi è alla guida del Paese, mentre noi giochiamo a racchettoni in campagna elettorale e ogni due minuti gli chiediamo di fare qualcosa. Sarebbe saggio che restasse”, ha detto Calenda, ma se così non sarà allora “sono pronto a guidare l’Italia”.

E l’Italia di cosa ha bisogno? “Che sia lui o non sia lui (Draghi, ndr), non si può perdere il modo in cui si è lavorato”. Infatti, ha aggiunto Calenda, “come facevano gli antichi romani proporremo di mettere nei ministeri solo persone che hanno già esperienze gestionali significative nel pubblico o nel privato – ha aggiunto – non è una rivoluzione, non è onesti contro disonesti, fascisti contro comunisti ma è fare dell’Italia un Paese serio che fa cose serie, non sommergendolo di bonus”.

“In Italia – ha proseguito poi Calenda – non credo si possa parlare di pericolo fascismo, ma qui c’è pericolo di anarchia. Non si riesce a fare nulla”.

“Oggi scuola e sanità sono disastro in Italia”, ha proseguito, “dobbiamo prendere immediatamente il Mes sanitario oltre ai soldi del Pnrr”. E ancora, “non si può pensare di dire no al gas, no al nucleare, no a tutto, perché semplicemente non è realizzabile. Le imprese si muoveranno da un’altra parte, inquineranno di più, il mondo sarà più inquinato e noi avremo meno posti di lavoro. La transizione ambientale si fa mettendo in campo cose realizzabili e gestite”.

“Il problema – ha spiegato ancora – è che la Bce non ci garantirà più niente gratis, il Tpi richiede il rispetto del Pnrr e poi c’è lo tsunami dell’energia e dell’inflazione”. “Bisogna ottenere il disallineamento delle rinnovabili dal gas, prevedere indennizzi per chi ha pagato troppo e poi rigassificatori. Chi oggi chiede più produzione di gas, ieri chiedeva di chiudere le trivelle”.

Al momento, l’Italia spende “la metà dei fondi europei, ma dobbiamo spendere 5 volte tanto. Il rischio – ha detto Calenda in conclusione – che una politica ambientale ideologica provochi la desertificazione delle imprese, risultato il mondo sarà inquinato di più con meno posti di lavoro”.

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