Nel complesso sarà forse per il clima ancora vacanziero di questa estate bollente, ma tanti italiani, alla fine, forse decideranno di restare a casa all’ insegna del “tanto non cambia mai nulla, sono tutti uguali”. Non sarà vero, ma in fondo grandi differenze non si colgono e soprattutto nessuno può senza peccato scagliare la prima pietra. L’opinione di Marco Zecchera

Manca ormai solo poco più di una settimana al voto, ma la campagna elettorale non decolla e soprattutto non suscita particolari entusiasmi.

D’altronde si sa già – almeno per gran parte – chi entrerà o meno nel nuovo Parlamento e manca quindi qualsiasi campagna personale giocandosi tutto solo sulla fama dei leader. Sembra quasi, così, che gli attori sul palcoscenico recitino ciascuno la propria parte, ma certamente senza mordersi a vicenda.

Giorgia Meloni – alla vigilia data come presunta vincitrice, ma in attesa di conferma – sa di dover prima di tutto evitare ogni polemica e quindi ha assunto toni rassicuranti, tutta presa a garantire stabilità e continuità dentro e fuori i confini in attesa che i giorni corrano il più veloce possibile, senza traumi e senza scosse.

Semmai è l’alleato Salvini a masticare amaro, rendendosi conto forse troppo tardi che stare al governo sarà stato un atto di responsabilità, ma gli è costato molto in termini di consensi e visibilità. È forse l’unico ad alzare un po’ i toni, ma non può permetterselo neppure troppo.

Forza Italia è ridotta ai minimi sindacali. Dopo la diaspora, le “pillole” di Berlusconi in Tv sono la sua unica presenza elettorale, con nessuno del cerchio magico che si è creato intorno a lui che abbia avuto il coraggio di spiegargli che il confine tra il ridicolo e il patetico è una linea sottile: gli anni corrono inesorabili per tutti, anche per il Cavaliere.

Sul fronte avverso, il Pd è diventato il partito più conservatore di tutti ma si avverte aria di tempesta in caso di insuccesso. Poche le idee nuove anche perché si è governanti uscenti di lungo corso e così il messaggio elettorale si limita ad un costante “al lupo, al lupo” nei confronti della Meloni, ma forse il rischio fascismo non è più un tema coinvolgente, mentre molti italiani pensano che un po’ più di fermezza a Bruxelles non dovrebbe far male e l’essere diventati difensori d’ufficio di “questa” Ue, per il Pd non appare una gran carta vincente.

Il partito di Letta piuttosto si è fermato, incagliato dopo lo strappo con Calenda, conscio che gli alleati che sono rimasti sono più ingombranti che utili.

C’è la novità del “terzo polo” con l’inedito connubio tra Renzi e Calenda. Una fusione a freddo tra ex nemici (o almeno concorrenti), improvvisa e senza slanci, indispensabile per salvare entrambi i gruppi al “proporzionale” ma con la sola, possibile ambizione di essere un domani l’ago della bilancia in caso di liti tra vincitori. Il continuo richiamo a Draghi è poi scontato, ma anche fin troppo ripetitivo.

Conte sta intanto tentando di ridar linfa a un M5S che era ridotto allo stremo con l’obiettivo di raccogliere il voto di protesta e dragare quelli dell’estrema sinistra, difendendo i beneficiati dell’assegno di cittadinanza e cercando di recuperare qualcosa tra i delusi Pd. Conte ha comunque sistemato i “fedelissimi” imbarcandoli – con relativo salvagente – sull’ultima scialuppa disponibile, alla faccia degli esiti delle “parlamentarie”: utile sua ipoteca sul futuro interno, ma a una buona parte della base grillina questo non è proprio piaciuto.

La serie A già finisce qui, poi ci sono tutti gli altri, i “piccoli” che puntano disperatamente a quel 3% che li terrebbe in vita, ma tremano di non raggiungerlo.

Sono quindi proprio loro a rumoreggiare di più per farsi notare dagli elettori distratti, soprattutto Italexit che vede il traguardo della soglia minima alla propria portata ed è quindi alla forsennata ricerca dell’opposizione ad ogni costo, per gli altri poche possibilità di rientrare nei giochi.

Nel complesso sarà forse per il clima ancora vacanziero di questa estate bollente, per i nuvoloni economici all’orizzonte e i freddi invernali in agguato, ma i cuori non si scaldano e tanti italiani, alla fine, forse decideranno di restare a casa all’ insegna del “tanto non cambia mai nulla, sono tutti uguali”.

Forse non sarà vero, ma in fondo grandi differenze non si colgono e –  soprattutto – nessuno può senza peccato scagliare la prima pietra.

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