Il leader di Impegno Civico rilancia la proposta di una Commissione d’inchiesta sui rapporti con Mosca: da M5S e Lega “ancora nessun riscontro”. “Il decreto Taglia-Bollette è da approvare subito dopo le elezioni”. Draghi? “Una grande risorsa per l’Italia intera, la sua guida è la soluzione migliore in questo momento storico”. La politica estera di Meloni? “Commissariata da Berlusconi e Salvini”

Per Luigi Di Maio, leader di Impegno Civico e ministro degli Esteri, le lezioni di domenica sono “uno spartiacque”. Il rischio, sostiene in questa intervista a Formiche.net, è il disallineamento dell’Italia dalle alleanze euroatlantiche.

Alla luce della guerra in Ucraina e delle sue conseguenze, considera le elezioni di domenica come uno spartiacque?

Ci sono dichiarazioni pubbliche e posizioni assunte dalle forze di destra, e non solo, che danno segnali preoccupanti. Mi riferisco, per esempio, al legame politico tra Giorgia Meloni e Viktor Orbán, alla contrarietà di Matteo Salvini sulle sanzioni alla Russia e al fatto che risulta ancora in essere un accordo tra la Lega e il partito di Vladimir Putin. Agli endorsement dell’ambasciata russa a Giuseppe Conte sulla risoluzione Ucraina, mentre anche Silvio Berlusconi ha avuto occasione di strizzare l’occhio a Putin. Questi atteggiamenti sì, possono fare del 25 settembre uno spartiacque. Perché isolano l’Italia e la disallineano da storiche e solide alleanze euroatlantiche e nell’Unione europea. Con il governo Draghi abbiamo fatto esattamente al contrario e con la coalizione progressista, di cui Impegno Civico fa parte, in politica estera ci candidiamo a proseguire sulla stessa strada. Ho detto più volte che la politica estera entra nelle case dei cittadini, che per esempio adesso sono costretti a pagare cifre insostenibili in bolletta a causa delle speculazioni sul gas russo. Ecco perché in vista del voto di domenica questi temi sono centrali. Se a tutto questo aggiungiamo che si tratta delle stesse forze politiche che nel 2011, con Berlusconi presidente del Consiglio e Lega e Meloni nel governo, stavano portando l’Italia al default, dobbiamo davvero scongiurare il rischio che si ripeta quella situazione.

Salvini e Meloni hanno detto che il Pnrr sarebbe da rinegoziare. Che ne pensa?

Mi ricollego alla risposta precedente: è un altro pericolo. Queste affermazioni, ma soprattutto questa volontà, sono assolutamente fuori dal mondo, dopo che con il governo abbiamo rispettato tutte le scadenze. Così rischiano di farci perdere la faccia davanti alla comunità internazionale, tempo prezioso e soprattutto risorse essenziali per il rilancio dell’Italia.

In cima al vostro programma elettorale c’è la crisi energetica. Crede che certe posizioni come i no al rigassificatore di Piombino abbiano in passato ostacolato lo sviluppo italiano aumentando la dipendenza dalle fonti russe?

Il nostro piano è lineare e concreto. Si svolge in tre punti. Il primo è il decreto Taglia-Bollette, da approvare subito dopo le elezioni. Lo Stato paga l’80% delle bollette di tutte le imprese italiane, dalla più grande alla più piccola, e delle famiglie in difficoltà, fino alla fine dell’anno. Per le aziende occorrono circa 13 miliardi, che abbiamo individuato nelle maggiori risorse che lo Stato incassa, per esempio, su Iva e accise derivanti dall’inflazione. Secondo intervento, tetto massimo al prezzo del gas in Unione europea. Da mesi portiamo avanti questa battaglia con profonda convinzione e tanta tenacia. Dall’altra parte, Salvini e alleati restano indifferenti o addirittura si dicono contrari, lasciando di fatto che gli italiani continuino a fare i salti mortali per pagare bollette allucinanti, tutti soldi che tra l’altro vanno a finire a Putin. Terzo passaggio, azzeramento dell’Iva su tutti i beni alimentari, della natalità e farmaceutici. Secondo Coldiretti quest’anno, per una famiglia, la spesa costerà 670 euro in più: non c’è tempo da perdere, bisogna intervenire con urgenza. Queste sono risposte concrete, al contrario di quelle della destra, che non ha un piano contro la crisi energetica. Così rischiano di portare allo sbando il Paese e di bruciare i risparmi dei cittadini.

Quali sono i punti prioritari per voi in politica economica interna, anche in considerazione dello scenario europeo e internazionale?

Vogliamo senza dubbio riprendere in mano la riforma dell’Irpef e per i lavoratori dipendenti e autonomi. Nell’ultima legge di Bilancio siamo scesi da cinque a quattro scaglioni e abbiamo abbassato la percentuale dell’aliquota. Ora dobbiamo fare un altro passaggio da quattro a tre scaglioni per fascia di reddito e diminuire ancora questa percentuale. Poi prevediamo un sostegno serio ad autonomi e partite Iva: vogliamo rendere strutturale l’Iscro, oltre a eliminare il saldo e acconto, passando così ai flussi di cassa. Così semplifichiamo la vita ai lavoratori autonomi e assicuriamo allo Stato flussi costanti.

E sul commercio internazionale?

A proposito di commercio internazionale, ricordo i risultati storici raggiunti con il Patto per l’Export, per cui mi sono battuto con grande determinazione. I dati italiani non hanno precedenti: nel 2021 il nostro Paese ha totalizzato 516 miliardi di euro come valore delle esportazioni. Ma anche nel primo semestre di quest’anno, nonostante le varie crisi in atto, abbiamo registrato un aumento del 22,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, superando i 306 miliardi di euro. Grazie a questi risultati possiamo fare un’equazione molto importante: più Made in Italy venduto all’estero significa più occupazione in Italia.

È stata una campagna elettorale segnata da un forte dibattito sulle ingerenze russe. Il prossimo parlamento dovrà occuparsi di queste minacce?

Abbiamo già proposto l’istituzione di una Commissione d’inchiesta per chiarire eventuali legami tra partiti o leader italiani e mondo economico e finanziario russo. Mi sembra una proposta limpida, per ottenere risposte altrettanto trasparenti, nell’interesse di tutto il Paese. Peccato però che da Conte e Salvini ancora non sia arrivato alcun riscontro su questo.

Crede che, dopo i recenti sviluppi sull’Ungheria, ci sia preoccupazione a livello europeo e internazionale per un governo di centrodestra, a trazione Fratelli d’Italia?

I tentativi di Meloni di accreditarsi presso la comunità internazionale sono sperticati in questo periodo. Fa video ogni giorno in quattro lingue per mostrarsi credibile agli occhi del mondo, ma i risultati ovviamente non arrivano perché tutti conoscono l’essenza sovranista ed estremista del suo partito. Tutti ricordano chi è, ma soprattutto con chi va. Meloni è di fatto commissariata da Salvini e Berlusconi in politica estera. Quando ci si siede a un tavolo internazionale ci sono canoni precisi da rispettare, garanzie da dare e credibilità da dimostrare. L’Italia deve presentarsi ai vari consessi internazionali come un partner affidabile, con Impegno Civico e la coalizione progressista questo sarà possibile.

Sareste pronti a un nuovo esecutivo guidato da Draghi?

Adesso l’obiettivo è chiaro, dobbiamo dare al Paese un governo solido e stabile. E possiamo farcela grazie a un lavoro di squadra con la coalizione progressista, di cui Impegno Civico fa parte. Detto questo, credo fermamente che il presidente Draghi sia una grande risorsa per l’Italia intera e che la sua guida sia la soluzione migliore in questo momento storico.

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