Fabrizio Coticchia racconta in un’analisi a due puntate, come viene affrontata la Difesa nei programmi delle coalizioni e dei partiti in corsa alle elezioni. In questo primo articolo al vaglio la coalizione di centro-destra e quella di centro-sinistra

(Pubblichiamo la prima parte dell’analisi di Fabrizio Coticchia sulla Difesa nei programmi elettorali delle principali coalizioni e partiti in corsa alle elezioni)

Prima di pensare a quali possano essere gli scenari per la Difesa italiana, in caso di vittoria di una o l’altra coalizione alle prossime elezioni di settembre, occorre fare due premesse.

La prima riguarda il possibile grado di cambiamento della politica di Difesa legata alla vittoria di una coalizione piuttosto che dell’altra. L’Italia è una media potenza caratterizzata da vincoli significativi, a livello domestico, regionale, e internazionale. Quindi la “libertà di azione” di un nuovo governo sui temi degli esteri e della Difesa non potrà essere totale ma dovrà appunto tenere in considerazione tali constraints. Al tempo stesso, la letteratura di Foreign policy analysis ha evidenziato spesso come l’ideologia dei partiti conti nel condizionare le scelte di politica estera, assieme naturalmente ai fattori sopra citati nonché a possibili eventi o shock esterni, potenzialmente capaci di far cambiare rotta ai governi (si pensi all’11 settembre o alla recente invasione russa dell’Ucraina). Diventa allora importante esaminare i programmi elettorali, dai quali desumere specifiche posizioni, naturalmente osservando anche altre fonti (discorsi, voti in parlamento, scelte pregresse) che consentono di ricostruire i riferimenti ideologici dei partiti.

La seconda premessa riguarda invece la tradizionale limitata salienza (per usare un eufemismo) che i temi della Difesa rivestono nella discussione pubblica in Italia. Occorre però rilevare un leggero miglioramento nel livello di attenzione che i partiti hanno dedicato alla Difesa nei loro programmi, sebbene spesso l’argomento sia inserito all’interno della sezione “esteri”, in più di un caso collocata dopo questioni quali i diritti degli animali. In ogni caso, rispetto al passato (si pensi per esempio ai partiti di centro-destra che alle ultime elezioni hanno in pratica ignorato totalmente la difesa loro programmi), mi pare ci sia un livello di interesse maggiore e – in alcuni casi – anche di dettaglio delle proposte.

Dopo aver fatto le dovute premesse, possiamo certamente notare alcune differenze tra i due schieramenti – coalizione di centro-destra e coalizione di centro-sinistra (tutte le altre liste, da M5S a Azione-IV, si presenteranno singolarmente) – nonché alcune contraddizioni all’interno di essi, tra i soggetti che le compongono. Ritengo che sia opportuno sottolineare quattro aspetti specifici rispetto a tali “affinità e divergenze”.

Un primo dato da rilevare è che il centro-destra ha un unico (schematico) programma di coalizione formalmente depositato (sebbene poi i partiti ne abbiamo elaborati di propri, più dettagliati), mentre come Pd o Alleanza verdi/Sinistra si presentano con programmi diversi.

Il secondo aspetto riguarda le affinità di fondo tra le coalizioni. Ricordando che il governo Draghi era sostenuto dalla gran parte dei partiti e che, come ben dimostra la letteratura in materia, sulle decisioni chiave di politica di difesa (per esempio le missioni militari) l’Italia si caratterizza da decenni per un approccio bipartisan, sull’orientamento generale non sembrano esserci grandi differenze, a partire da temi cruciali quali le alleanze. È comprensibile quindi aspettarsi, anche a causa dei vincoli sopra citati, una sostanziale continuità sulle scelte di fondo. I recenti studi empirici sulla politica estera e di difesa del governo “giallo verde”, visto come un peculiare “esperimento populista” (per il fatto di non avere al governo forze politiche mainstream) confermano per esempio che anche in quel caso ci siamo trovati di fronte a una sostanziale continuità. Sul piano puramente simbolico ritornano a destra aspetti quali la “critica all’Unione Europea burocratica”, ma non vengono messe in discussione linee centrali (come la stessa costruzione della difesa dell’UE). Credo poi sia rilevante che il programma della coalizione di centro-destra, anche al fine di ribadire la propria credibilità e di “tranquillizzare” attori esterni, ponga al primo posto proprio il rispetto delle alleanze e il rafforzamento del ruolo e degli interessi dell’Italia nel quadro delle stesse. Infine le due coalizioni, così come tutte le altre liste (e ritengo che questo sia un dato davvero significativo e sottovalutato), evidenziano nei loro programmi la priorità da attribuire al Mediterraneo Allargato come area vitale per gli interessi nazionali. Anche alla luce del conflitto in Ucraina questo elemento deve essere sottolineato con forza.

Il terzo aspetto riguarda invece – al di là della suddetta prevedibile continuità sui temi-chiave – le principali differenze tra le due coalizioni sulla politica di difesa. Leggendo i programmi direi in modo un po’ schematico che le diversità attengono ai richiami su due aspetti distinti: l’enfasi sullo sviluppo della politica di difesa europea per il centro-sinistra, declinata nel solco di valori quali il multilateralismo, e l’attenzione del centro-destra per la dimensione “domestica” della difesa, a partire dal rafforzamento dell’operazione “Strade Sicure”. Da questo punto di vista, sarà interessante capire lo sviluppo effettivo, nel caso di vittoria di Giorgia Meloni ed alleati, di questa visione che potremmo appunto definire “domestica” della difesa: dalla boutade del ritorno della leva (che credo, e spero, non avrà alcun seguito, sebbene nel programma della Lega si parli esplicitamente di “Servizio Nazionale obbligatorio di Cittadinanza per la difesa militare, la protezione civile e il soccorso pubblico”) fino al “blocco navale” e al “superamento del precariato e al contrasto ai tagli di organico” delle Forze Armate, citati nel programma di FdI. Queste prospettive, in parte in linea con la recente riforma sulle Forze Armate, potrebbero influenzare notevolmente la struttura futura delle FFAA, più vicine ad una concezione da difesa territoriale, quasi da caserma, stile Guerra Fredda. Una visione forse comprensibile alla luce del cambiamento delle minacce (con il ritorno della rivalità tra grandi potenze e dei conflitti inter-statali anche in Europa) ma assai distante dal percorso di professionalità e operatività compiuto dalle forze armate in questi decenni, tacendo degli effetti che ciò potrebbe avere su annosi problemi della difesa italiana: lo squilibrio del bilancio (a favore delle spese per il persone) e della composizione delle forze, con età media particolarmente alta.

Il quarto e ultimo aspetto concerne invece le differenze interne tra i partiti che compongono le coalizioni. Se dal PD (che è forse il partito che ha dedicato più interesse ai temi della difesa in questi anni, sebbene il programma sia scarno in materia) è lecito aspettarsi continuità con le scelte del Ministro Guerini (generalmente apprezzate dal “comparto difesa” date l’attenzione e le risorse dispiegate), il programma dell’Alleanza Verdi-Sinistra evidenzia invece posizioni vicine alle sensibilità del pacifismo, dal contrasto alle acquisizioni di nuovi sistemi d’arma fino alle proposte relative alla creazione di un “Dipartimento della Difesa Civile Non-armata e Nonviolenta” e all’adesione dell’Italia al Trattato per la Proibizione delle Armi Nucleari (TPNW) come stato osservatore. Pertanto, sul tema delle spese militari si rilevano potenziali conflitti, mentre Lega, FI e FdI (nonché Aziione-IV) appaiono uniti nel sostenerle. Sull’invio delle armi in Ucraina (e più in generale sul conflitto), argomento peculiare ma al centro del dibattito, si rilevano invece ambiguità anche nella coalizione di centro-destra, a cause delle posizioni della Lega (dagli aiuti militari alle sanzioni).

Nel complesso, in entrambi gli schieramenti bisognerà valutare quante di queste posizioni saranno puramente simboliche, rivolte alla propria constituency in questa fase e quante invece saranno così salienti da diventare argomento di contrasto una volta al governo. La letteratura ci dice che su alcuni temi (per esempio le missioni militari) l’appartenenza o meno al governo è il fattore-chiave che determina il voto in parlamento, ma al contempo evidenzia la rilevanza dell’ideologia dei partiti – e quindi la capacità di incidere – su temi particolarmente salienti (per le formazioni politiche e per l’opinione pubblica): si pensi all’evoluzione delle politiche legate all’uso delle Forze armate per il contrasto dell’immigrazione.

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