Il carovita, le proteste sindacali, le sfide all’unione da Scozia e Irlanda, le difficoltà a mantener compatto il Commonwealth, lo scetticismo verso la “special relationship” con gli Stati Uniti. Come sarà il nuovo governo del Regno Unito all’estero

L’aumento delle bollette energetiche e dei tassi d’inflazione. Le proteste dei sindacati. Gli scandali politici che hanno segnato la politica interna e porta a un cambio di governo. Elementi che sembrano aver riportato l’attenzione del Regno Unito alla dimensione interna, lasciando un po’ da parte quella Global Britain lanciata neppure un anno e mezzo fa dall’allora primo ministro Boris Johnson attraverso il documento Integrated Review.

Che cosa aspettarsi da Liz Truss e dal suo governo, con James Cleverly promosso al vertice del Foreign Office, dopo una dura corsa alla leadership del Partito conservatore? Secondo Livia Godaert, nonresident fellow presso lo Europe Center dell’Atlantic Council, la nuova premier del Regno unito penserà “sia a livello globale sia a livello locale”. Da ministra degli Esteri, ha sottolineato l’importanza di una “rete di libertà” da realizzare con alleati e partner affini seguendo le priorità delineate nella Integrated Review: commercio e investimenti strategici, sicurezza economica, leadership tecnologica e protezione della libertà e della democrazia. Ma secondo Godaert “stiamo andando verso un cambiamento della politica estera del Regno Unito: assisteremo a una svolta verso la diplomazia economica come priorità attraverso il Gruppo dei Sette (G7) e negoziati aggressivi di partenariato commerciale, nonché a un ripensamento dei partner tradizionali del Regno Unito sulla scena mondiale, proseguendo un processo iniziato con la Brexit”. Come dimostra la risposta all’invasione russa dell’Ucraina, Truss è molto impegnata verso la Nato. Tuttavia, “è molto meno entusiasta di partecipare ai processi politici europei più ampi, come dimostra il suo desiderio di eliminare parti del protocollo sull’Irlanda del Nord e la sua apparente frustrazione nei confronti del presidente francese Emmanuel Macron”, spiega l’esperta. Inoltre, è noto il suo scettismo nei confronti della special relationship tra Stati Uniti e Regno Unito.

In generale, “Truss vede il Regno Unito come primo tra i partner piuttosto che come uno del gruppo e sta cercando di ottenere impegni internazionali che lo sostengano”, dice Godaert. A tal proposito la Global Britain “doveva essere un esame onesto del posto del Regno Unito nel mondo – dove può essere un leader efficace, dove può essere un facilitatore di successo e un moltiplicatore di forze, e dove dovrebbe agire a sostegno di altri attori chiave”. Al contrario, la nuova premier “sembra invece impegnata a far sì che il Regno Unito sia leader in una serie di settori, a prescindere dal fatto che siano o meno quelli in cui il Paese è più efficace: sostegno all’Ucraina ora e in futuro, contrasto alla Russia e alla Cina, eccetera”, spiega l’esperta.

Le sfide all’unione in Scozia e in Irlanda e le difficoltà di mantenere compatto il Commonwealth sono altri elementi che potrebbero tenere Truss impegnata sul fronte interno. “Il Regno Unito ha il potenziale per facilitare il cambiamento delle politiche attraverso la collaborazione – con la regolamentazione tecnologica che rappresenta un’area sottovalutata – ma i suoi alleati e amici dovranno impegnarsi per mantenere l’attenzione del nuovo primo ministro”, avverte Godaert.

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