I dati raccolti da Volocom, società leader nell’analisi dei media e dell’informazione, indicano che da giugno a settembre la curva delle pubblicazioni su stampa e web relative alla guerra in Ucraina ha seguito un andamento di decrescita costante

Dalle oltre 40mila notizie (quasi 6mila al giorno) della prima settimana di giugno alle appena 12mila (1.700 al giorno) di quella di Ferragosto. La guerra in Ucraina quest’estate ha smesso di “fare notizia”. Complici le elezioni (che ad agosto toccano quota 55mila articoli settimanali, più del triplo di quelli dedicati al conflitto), i dati dicono che i media hanno orientato l’agenda informativa verso altri temi.

Da giugno, quando si sono manifestate le prime avvisaglie di una caduta del governo Draghi, sono infatti impegnati a seguire assiduamente le vicende politiche del Paese. L’estate 2022 si è rivelata però più “movimentata” di quanto previsto: l’alluvione nelle Marche o la morte della più longeva reale britannica, la regina Elisabetta, sono solo gli ultimi grandi avvenimenti che hanno riempito le pagine dei nostri giornali e le scalette dei telegiornali.

Sullo sfondo o in copertina da ormai 7 mesi, la guerra in Ucraina, un evento che ha sconvolto lo scenario geopolitico ed economico mondiale. Ma, proprio come scrive Aldo Grasso sulle colonne del Corriere della Sera, “secondo la teoria dell’agenda setting i media predispongono per il pubblico una sorta di ‘ordine del giorno’ degli argomenti cui prestare attenzione”. L’estate 2022 sui media italiani ha visto sparire lentamente il conflitto dai radar dell’informazione? È vero che “non si parla quasi più della guerra, come se fosse finita?”.

In effetti i dati raccolti da Volocom, società leader nell’analisi dei media e dell’informazione, indicano che da giugno a settembre la curva delle pubblicazioni su stampa e web relative alla guerra in Ucraina ha seguito un andamento di decrescita costante. Se nella prima settimana di giugno, quando in Italia si svolgevano le elezioni amministrative, gli articoli dedicati al conflitto erano ben 40.759, la curva inizia a scendere fino al minimo raggiunto durante la settimana di Ferragosto, quando sui media escono appena 11.987 notizie riguardanti la guerra. In due mesi e mezzo, sostanzialmente, la copertura mediatica dell’evento è scesa del 70%.

Nel mezzo si è consumata la crisi e la caduta del Governo Draghi, e il conseguente incremento di articoli concentrati sullo scenario politico del nostro Paese. La settimana del 29 giugno la parola “elezioni” compare quasi 15.000 volte sulle notizie italiane, contro le 28.000 citazioni della parola “Ucraina”. Due settimane più tardi, quando si consuma ufficialmente la caduta del governo, i due temi sono trattati equamente (circa 23.800 gli articoli sulla guerra, circa 22.000 quelli sulle elezioni). Da questo momento in poi la forbice si allarga. Come abbiamo visto, il tema del conflitto va riducendosi nelle pagine web e cartacee delle nostre testate, mentre le elezioni conquistano sempre di più i titoli dei giornali. La settimana del 20 luglio sono 40mila articoli contro 24mila (il 67% in più), quella successiva 46mila contro 20mila (130% in più), fino alla prima settimana di agosto, quando gli articoli sulle elezioni (55mila) sono più del triplo rispetto a quelli dedicati alla guerra in Ucraina (16mila).

Se fino al 20 luglio (settimana in cui sono state sciolte le Camere) gli articoli sull’Ucraina sono rimasti sempre maggiori rispetto a quelli sulle elezioni, l’unico sorpasso si verifica nella seconda settimana di giugno, durante la quale le citazioni sull’Ucraina superano quelle sulle elezioni. Sopravvento della politica interna sulla geopolitica? Cambio di attenzione? In realtà non è proprio così: gran parte delle citazioni, infatti, hanno a che fare con le dichiarazioni di Di Maio che, uscente dal Movimento 5 Stelle, solleva la questione dell’invio di armi in Ucraina e sullo schieramento contro o a favore della Russia aggressore.

Anche i numeri, dunque, sembrano dare ragione alla tesi che i media si siano scordati del conflitto quasi come se – come ha suggerito Aldo Grasso nel suo editoriale – fosse finita. Sappiamo bene che non è così e che – come ricorda Grasso – “Ucraina sono le bollette energetiche salate, sono le misure varate dal governo per contrastare gli effetti economici della crisi, sono le aziende costrette a chiudere”.

Analizzando i dati scopriamo che in generale, nonostante il calo di pubblicazioni, le notizie sulla guerra resistono ai “riflettori” delle elezioni e, tra le altre, rimangono tra le più importanti per i media italiani. A confermarlo, il breve scarto di pubblicazioni rispetto a quelle sulla morte e sui funerali della regina Elisabetta (24.300 contro 30.338) nella settimana del 7 settembre. La copertura mediatica della morte della sovrana supera anche i tragici eventi nel territorio delle Marche di quasi 2mila citazioni.

Sui social la situazione è apparentemente simile: da giugno a settembre le elezioni sono state menzionate poco meno di 1 milione di volte e mezzo (quasi 63 milioni di interazioni) contro le quasi 700mila citazioni sulla guerra (poco meno di 36 milioni di like, condivisioni, commenti) e le circa 67mila sulle Marche (15.675 milioni di interazioni). Nonostante i grandi numeri, a conquistare i social è la regina Elisabetta, che nel far parlare di sé (quasi 349mila menzioni) con le sue quasi 124 milioni di interazioni supera tutti in termini di coinvolgimento.

In conclusione, possiamo affermare che sì, l’agenda setting cambia in base alla vicinanza geografica della notizia ma anche e soprattutto a quanto questa si avvicina al sentire quotidiano.

Grafico che mostra l’andamento delle pubblicazioni su stampa e web relative alla morte della regina Elisabetta, alla guerra in Ucraina, alle elezioni 2022 e all’alluvione nelle Marche.

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