Partendo dall’essere l’unica potenza globale a sfidare la Belt and road initiative passando per il tentativo di lavorare con gli Usa, fino ad arrivare all’impegno nel costruire capacità interne più forti, l’India è stata pragmatica fino in fondo e disposta a usare il balance of power esistente a proprio vantaggio. L’analisi di Harsh V. Pant, professore di Relazioni internazionali al King’s College di Londra

Mentre agli inizi di maggio il primo ministro indiano Narendra Modi si apprestava a tornare dal suo tour in alcuni Stati europei, emergeva con chiarezza un nuovo slancio nei legami dell’India con l’occidente. Un cambiamento che avviene in un momento in cui era poco prevedibile. Riguardo alla crisi ucraina, l’India mantiene la propria posizione anche se l’occidente continua a fare diverse pressioni sulla Russia.

Nuova Delhi rimane coerente nel sostenere la diplomazia e il dialogo all’interno dei parametri stabiliti dal diritto internazionale e dalla Carta delle Nazioni Unite, astenendosi dal condannare pubblicamente Mosca, anche se appare altrettanto chiara una certa delusione per la crisi umanitaria che si sta sviluppando in Ucraina mentre la guerra continua. Oggi, però, i governi occidentali sembrano comprendere meglio le sfide che l’India affronta. Si può quindi sostenere che questa crisi abbia fornito a Nuova Delhi e all’occidente l’occasione per avvicinarsi e impegnarsi reciprocamente in modo più sostanziale.

Da Washington e Londra a Berlino e Parigi, l’India viene vista oggi come un’opportunità strategica da coltivare e non come un perenne oppositore. Questo notevole cambiamento nell’approccio dell’occidente nei confronti dell’Unione indiana può essere attribuito a tre elementi-chiave. Il primo è, ovviamente, il più ampio cambiamento strutturale nell’equilibrio di potere globale. Con il centro di gravità della politica e dell’economia globale ora saldamente situato nell’indo-pacifico, la sfida rappresentata dalla Cina non può più essere accantonata.

L’aggressività di Pechino nel perseguire il suo destino manifesto ha obbligato le potenze globali a reagire per cercare di regolare l’ordine regionale. I tentativi del Partito comunista cinese di usare il commercio in maniera offensiva e di lanciare campagne di disinformazione per destabilizzare le democrazie hanno provocato una risposta collettiva che ha portato a una frammentazione globale mai vista, almeno dai tempi della Guerra fredda.

Quindi, per l’occidente, una partnership con l’India è oggi più che mai una necessità per gestire la diffusa disgregazione del sistema internazionale. Il secondo fattore coincide con la rivalutazione da parte dell’Europa occidentale della propria identità di attore globale. Per molto tempo il desiderio europeo è stato quello di sfuggire alla storia e, per certi versi, di superarla.

Così, mentre la potenza americana e la Nato avrebbero gestito la Russia, la cooperazione economica sarebbe stata il più potente antidoto all’espansionismo cinese. Ma, mentre l’Ue era impegnata nel tentativo di superare la geopolitica, le sfide geopolitiche avvolgevano il paesaggio europeo. Dalle questioni che ribollono in seno all’Europa alle esternalità derivanti dall’ascesa della Cina e dal revisionismo della Russia, oggi l’Europa occidentale sta tornando alle origini.

La Cina non appare più solo come “rivale sistemico” dell’Ue ma, sotto la guida di Xi Jinping, ha generato un’intensa sfiducia in tutta Europa, portando a dibattiti su questioni di ampio respiro come la sicurezza delle infrastrutture critiche e della catena di approvvigionamento. Questo nuovo riorientamento strategico dell’Europa occidentale è ben allineato con le priorità dell’India e la ritrovata convergenza tra le due parti sta portando a un impegno comune sempre più forte.

L’ultimo elemento, forse il più importante, che caratterizza il cambiamento nell’approccio occidentale non riguarda l’occidente ma, piuttosto, la risposta indiana alle proprie priorità strategiche. Negli ultimi anni Nuova Delhi non ha esitato a sfidare i suoi avversari o a corteggiare i partner senza il bagaglio ideologico del passato.

Dall’essere l’unica potenza globale a sfidare la Belt and road initiative di Xi Jinping già nel 2014, al rispondere alle aggressioni militari cinesi con una forte reazione militare, dal cercare di lavorare con gli Stati Uniti senza entrare nel pieno abbraccio di un’alleanza al coinvolgere il mondo occidentale per costruire competenze interne, l’India è stata pragmatica fino in fondo e disposta a usare il balance of power esistente a proprio vantaggio.

Oggi il Paese si concentra sul potenziamento delle proprie capacità in ogni settore possibile, il che consente un impegno più chiaro con i propri partner. L’occidente sente oggi sul palcoscenico globale una voce indiana in grado di articolare un discorso politico come stakeholder responsabile. E questo, più di ogni altra cosa, ha permesso all’Europa di comprendere una realtà di fatto: l’India di oggi è un partner nuovo, che ha cambiato modo di operare. Un impegno sostanziale dell’occidente nei confronti dell’India è quindi una conseguenza naturale, nonostante la crisi ucraina.

* Questo articolo è stato pubblicato sulla rivista Formiche

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