Il Gruppo dei 20 sta elaborando proposte sulle sfide della prossima legislatura. Inflazione e caro-bollette, ma anche questioni di lungo periodo come recessione dell’Eurozona e decrescita demografica. I video degli incontri e l’intervista con il professor Luigi Paganetto

Il Gruppo dei 20 riunisce economisti, accademici e professionisti per proporre soluzioni concrete alla crisi economiche in Italia e in Europa. Può spiegarci meglio in cosa consiste questa iniziativa?

Il Gruppo dei 20 è sul campo da circa dieci anni e nasce dal progetto Revitalizing anaemic Europe che ha lavorato nell’ottica di proporre soluzioni economiche alle questioni europee. Cosa che ha continuato a fare anche a proposito delle politiche di reazione alla pandemia e ora alla guerra in Ucraina. Da questa esperienza nasce il progetto Equità e sviluppo sostenibile: la sfida della nuova legislatura, un gruppo di lavoro per la produzione di un rapporto che guardi agli interventi sollecitati dal Presidente della Repubblica nello sciogliere le Camere e alle esigenze del Paese nell’ottica dell’intera legislatura. Dato che le vicende che hanno portato alle elezioni e la crisi a carattere globale che stiamo attraversando richiedono risposte legate a un programma pluriennale.

Come sarà il quadro economico generale che si troverà ad affrontare il prossimo esecutivo?

E’ anzitutto necessario porre il quadro in una prospettiva internazionale. Tutte le questioni che verranno affrontate dovranno essere viste in ottica perlomeno europea, se non globale. Le sanzioni alla Federazione Russa sono un chiaro esempio. Ogni azione economica ha un costo e un beneficio. Il costo è la situazione energetica che stiamo vedendo, ma dobbiamo essere preparati ad affrontarlo, in caso contrario abdicheremmo ai valori alla base dell’Unione Europea.
La recessione in Europa arriverà e sarà duratura: la scelta di una politica monetaria restrittiva è naturalmente obbligata dall’inflazione. Inflazione che noi riteniamo, a differenza della BCE, abbia cause strutturali e non sia dunque temporanea. Da un lato si ha l’alta liquidità iniettata come reazione alla pandemia, dall’altra si hanno questioni che riguardano l’offerta, perché materie prime e catene del valore sono influenzati da strozzature dell’offerta che creano la spinta inflattiva.

Quale sarebbe una risposta adeguata?

Noi dobbiamo agire non solo con la politica monetaria, ma dovrebbe esserci un importante sforzo europeo di politica fiscale a sostegno. Tanto più che oggi domina la scena la crisi energetica. Non si è purtroppo ripetuto l’intervento fatto a suo tempo con il Next Generation EU, forse anche sottovalutando la crisi che si apriva con l’invasione russa. Rimangono le politiche nazionali che nel caso dell’Italia sono particolarmente difficili per via del debito accumulato e dell’esigenza di evitare scostamenti di bilancio. D’altra parte non dobbiamo dimenticare che il nostro Paese ha comunque realizzato la miglior crescita nell’area europea di quest’anno, oltre il 3.4%, nonostante l’inflazione e la crisi energetica.

A questo proposito, oggi c’è il consiglio dei ministri dell’energia dell’UE

Il problema è che l’azione europea, per ora, guarda a calmierare il prezzo dell’energia tramite price cap o creando gruppi di acquisto da contrapporre al monopolio russo. Il punto è che dobbiamo evitare soluzioni che portino allo sforamento del bilancio. Queste soluzioni a breve termine potrebbero poi essere seguite da mancanza di credibilità internazionale. Noi abbiamo elaborato proposte che faremo emergere al momento giusto. E’ chiaro che nel frattempo soffrono le imprese, soprattutto le piccole, e le famiglie a reddito basso. I punti cardine dell’azione governativa dovranno essere mirati a contrastare la perdita di potere di acquisto di queste due categorie, evitando scostamenti di bilancio.

Qui si collega la questione della transizione ecologica

Che tipo di transizione vogliamo realizzare? Noi siamo convinti che vada perseguito il progetto di transizione europea, con la consapevolezza, però, che serva un piano strategico per l’energia che ancora non abbiamo, in cui si definiscano i tempi e le modalità della transizione, con una specifica previsione temporale del ruolo del gas, delle rinnovabili, dell’idrogeno verde, del nucleare.

E questo non è guardare al caro-bollette oggi, ma guardare in là negli anni. Si tende spesso a non considerare l’arco temporale, considerando ogni problema come a sé stante. Chiarire l’orizzonte temporale è variabile fondamentale per qualunque soluzione, e importante anche per comprendere che i problemi che stiamo vivendo non sono slegati tra loro. L’impegno sulle rinnovabili rimane una priorità irrinunciabile per ambiente e sostenibilità, anche perché sono due aspetti che vanno d’accordo con innovazione e crescita e saranno sempre più importanti e legati l’uno all’altro. La grande sfida del contrasto al cambiamento climatico ha bisogno, per avere successo, di alcuni ingredienti fondamentali: una generale condivisione dei valori che ne stanno a fondamento, un grande impegno a favore dell’innovazione ed un disegno almeno a livello europeo sia del timing, che delle modalità di realizzazione delle sue diverse fasi

Il nuovo governo dovrà continuare a gestire il Pnrr e, in campagna elettorale, alcuni partiti parlano di modifiche

Il Pnrr ha una funzione programmatoria che non va dispersa, ovvero non può essere modificato con interventi a pioggia. Sono al massimo possibili due tipologie di interventi. Quelli che rispondono ai costi mutati, e quelli che rispondono alle mutate priorità su cui si può effettuare una distrazione di risorse. Un tema che dovrà essere necessariamente centrale è quello delle politiche sociali, per rispondere all’esigenza di creare una maggiore attenzione alle disuguaglianze.  Vanno create le condizioni per un aumento dei redditi da lavoro dipendente, invariati da troppo tempo, attraverso una forte spinta per l’aumento della produttività totale dei fattori di produzione che è il principale obiettivo del Pnrr. Ciò detto rimane aperto il tema del contrasto della povertà e delle disuguaglianze, visto il raddoppio tra il 2005 e oggi delle famiglie in povertà assoluta. La questione chiama in causa il nostro sistema di welfare che è concentrato su politiche di tipo passivo, pensioni e redditi sostitutivi per chi perde il lavoro.

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