Gazprom regolerà i pagamenti con la Cina non più in dollari ma con rubli e yuan. E all’Eastern Economic Forum 2022 Pechino e Mosca discutono l’istituzione di un’area transfrontaliera di libero scambio. I cinesi guardano a Ovest per proseguire la costruzione di un ordine internazionale alternativo. Mosca guarda a Est per sopravvivere

Nella cornice dell’Eastern Economic Forum (EEF) che si sta tenendo a Vladivostok in questi giorni, Alexei Chekunkov, ministro russo per lo sviluppo dell’Estremo Oriente e dell’Artico, ha suggerito alla controparte cinese di creare una zona di libero scambio al confine tra i due Paesi.

A testimoniare l’importanza che Pechino conferisce a questo summit, la delegazione cinese è guidata da Li Zhanshu, presidente del comitato permanente del Congresso Nazionale del Popolo, una figura di primissimo piano dell’establishment politico cinese, alla sua prima visita ufficiale estera dall’inizio del Covid.

Le parti stanno lavorando alla creazione di una zona economica di libero scambio basata nell’area dell’isola di Heixiazi, nel nordest della Cina, alla frontiera con la Federazione Russa. Pechino ha in mente di ricalcare i progetti che portarono alla creazione del Khorgos Gateway, il gigantesco hub ferroviario (cosiddetto “dry port”) che collega la Cina al Kazakistan tramite lo Xinjiang.

Non solo: secondo il quotidiano economico russo Kommersant, la Cina pagherà in rubli e yuan, e non più in dollari, le forniture di gas che arrivano dal gasdotto siberiano. Un accordo è stato firmato tra il presidente della Gazprom, Alexei Miller, e quello della compagnia cinese Cnpc, Dai Houliang.

La guerra in Ucraina, con tutte le sue conseguenze, ha spinto Mosca ad accelerare una strategia, la cosiddetta “pivot to Asia” che era ufficialmente nata già nel 2012, con crescenti investimenti nell’area per aumentare la connettività infrastrutturale tra i due Paesi, quali ad esempio il ponte sul fiume Amur, completato lo scorso aprile, che fa da tramite per il trasporto di materie prime come legname e minerali.

Oggi questa strategia acquisisce nuova importanza. Lo scorso anno, sempre all’Eastern Economic Forum, il presidente Putin aveva annunciato come il rapido sviluppo delle relazioni con l’Estremo Oriente fosse una priorità assoluta sul lungo periodo per le autorità russe nell’ottica di aumentare la complementarietà delle due economie. Negli ultimi mesi, oltre al ponte già citato, è stata completata la prima autostrada russo-cinese e la funivia che collegherà Heihe a Blagoveshchensk è a buon punto. Ieri, lunedì 5 settembre, l’azienda statale per lo sviluppo VEB.RF ha annunciato piani di investimento  in progetti dal valore di 1 trilione di rubli (circa $16.40 miliardi) nell’Estremo Oriente nei prossimi quattro anni.

Secondo il Global Times, nei primi sette mesi del 2022, il commercio cinese con la Russia è aumentato del 29% rispetto all’anno precedente, raggiungendo i 97,71 miliardi di dollari, poiché i due Paesi hanno mantenuto il normale flusso di scambi nonostante le sanzioni occidentali.
Nel 2021, circa 200 miliardi di metri cubi di gas naturale russo sono stati destinati al mercato europeo, mentre le importazioni cinesi di gas da gasdotto russo ammontavano a soli 15 bcm. Circa il 60-70% delle importazioni cinesi dalla Russia è costituito da gas naturale, greggio, materie prime, carbone, elettricità e cereali, secondo i dati pubblici.

Le dinamiche geopolitiche mondiali rafforzano i trend di maggiore cooperazione tra i due Paesi, ma non tutti sono contenti.
La Russia si considera da tempo un Paese europeo da un punto di vista storico e culturale, e ha tentato più volte di proporsi come un membro del campo occidentale, ma, già dalla crisi in Crimea è apparso evidente che avrebbe dovuto cercare una sponda amichevole verso Est. La guerra in Ucraina segna probabilmente la cesura definitiva con l’Ovest, dato che in Europa sembra essersi strappato anche il legame che la teneva unita con la complementare economia tedesca.

Dietro alle promesse di prosperità e ai roboanti annunci di amicizia tra i due popoli, quello russo e quello cinese, Mosca si vede costretta a trattare con il partner da una posizione di debolezza economica e strategica, mentre cerca di non diventare una pedina cinese sullo scacchiere internazionale. Dal canto suo Pechino ha in mente esattamente questo: la costruzione di un mondo multipolare. L’energia e le materie prime russe a buon mercato, il potenziamento delle infrastrutture e del commercio, oltre allo sviluppo di rapporti amichevoli con l’avversario degli Stati Uniti concorrono tutti all’obiettivo.

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