L’attuale esecutivo, come da prassi, dovrebbe occuparsi soltanto di ordinaria amministrazione. È quel che accade nelle normali democrazie. Da noi, invece, anche l’ordinario è suscettibile di interpretazione estensiva. L’intervento di Silvano Moffa

In attesa delle elezioni e del nuovo governo, l’attuale esecutivo, come da prassi, dovrebbe occuparsi soltanto di ordinaria amministrazione. È quel che accade nelle normali democrazie. Da noi, invece, anche l’ordinario è suscettibile di interpretazione estensiva. Talmente estensiva che alcuni ministri ne approfittano per piazzare colpi nella mai cessata corsa ad occupare posti e a creare condizioni di potere difficilmente scalfibili da chi verrà dopo alla guida del ministero. Si dirà: è sempre successo. Niente di nuovo sotto il sole. Vero. Ma ciò non toglie che ci siano abusi che francamente è difficile digerire e sui quali è bene che chi si candida a governare il Paese ponga attenzione. Ci riferiamo, tanto per uscire dal vago, a quel che sta accadendo in Formez PA, ente strumentale del Dipartimento della Funzione Pubblica, presieduto dal ministro Brunetta.

Mi sono già in passato occupato su Formiche.net di questa House pubblica, commissariata per cinque lunghi anni, e restituita alla sua ordinaria gestione nel 2021 con la prospettiva, annunciata dallo stesso ministro, di una riforma che ne avrebbe dovuto calibrare il ruolo ai fini dell’utilizzo dei fondi del Pnrr e del piano di reclutamento dei quadri della pubblica amministrazione.

Nei precedenti articoli avevo posto l’accento sull’urgenza di una riforma che facesse uscire il Formez da una condizione ibrida che ne fa un soggetto metà pubblico e metà privato. Un soggetto associativo che riceve commesse dallo Stato e dalle Regioni per poi operare nell’attribuzione delle risorse e nella selezione del personale in regime privatistico, disattendendo procedure e regole pubbliche. Un’anomalia. Come superarla? La soluzione potrebbe essere cercata scorporando e dividendo le funzioni. I processi di reclutamento e di selezione del personale della pubblica amministrazione potrebbero essere inquadrati nella attività di una Agenzia pubblica, mentre per la parte di project management, quella destinata a fornire servivi di cui il sistema pubblico necessita, tornerebbe utile la costituzione di una Società per azioni, aperta ai privati e al mercato, in grado di intercettare risorse ulteriori rispetto a quelle pubbliche. C’è da augurarsi che questa riforma, assolutamente indispensabile per il buon funzionamento del settore pubblico, sia presa in seria considerazione dal nuovo governo.

Sono molte le ragioni dell’urgenza. Ne indichiamo due essenzialmente. La prima riguarda l’utilizzo delle risorse del Pnrr. Si tratta di fondi rilevanti, circa 12 milioni di euro, per la formazione e la selezione del personale che dovrà sovraintendere al buono funzionamento dei progetti finanziati dall’Europa e accompagnarne il percorso realizzativo, oltre ad assicurare la corretta rendicontazione a Bruxelles.
In assenza di un piano dei fabbisogni che metta in condizione il Formez di operare su ampia scala, si corre il rischio di finanziare alcune Regioni e alcuni progetti a scapito di altri. E qui si innesca la seconda questione: il meccanismo distorsivo delle assunzioni accelerate di personale dirigenziale e non che si sta verificando in queste settimane in mancanza di qualsivoglia controllo e nel silenzio dei più. Insomma, il Formez, ancora una volta, viene utilizzato dalla politica come un “progettificio”, un ufficio di collocamento per figure che hanno poco o nulla a che vedere con la professionalità richiesta in un ambito istituzionale che dovrebbe essere, al contrario, luogo di eccellenza nel marketing nazionale e internazionale.

I ripetuti interpelli pubblici per le nomine dei direttori generali, durante i periodi di commissariamento, hanno provocato un vero e proprio terremoto, ad esempio, nelle nomine effettuate dall’ex ministro Dadone, portando al defenestramento dell’ex direttore Mauro Campo, il cui curriculum difettava dei requisiti richiesti di alta professionalità, cosa evidentemente sfuggita al Dipartimento della Funzione pubblica e allo stesso ministro, cui pure spettano compiti di vigilanza e di nomina. Sarebbe interessante sapere se l’ex direttore defenestrato sia stato indennizzato per il periodo contrattuale relativo ai due anni mancanti alla fine del suo mandato e se, nella eventualità, sia stato pagato con i fondi di Formez PA o del fondo assicurativo sempre di Formez PA. E che dire del nuovo corso dirigenziale che, a quanto pare, considera “residuali” alcune funzioni della stessa direzione fino al punto di delegarle ad altri dipendenti? Oppure della sovrapposizione di figure dirigenziali, spuntate come funghi, e quasi tutte provenienti dalla Funzione Pubblica e dalle segreterie di altri ministeri, nominati a seguito di interpelli pubblici caratterizzati da opacità procedurale nelle nomine – e già segnalati da autorevoli osservatori con articoli apparsi su diversi quotidiani e riviste nei mesi scorsi , dove hanno operato in stretta collaborazione con i rispettivi ministri? Ma è mai possibile che nessuno metta un freno a questo andazzo? Il Formez, negli ultimi anni, ha gestito circa un miliardo di risorse pubbliche. Risorse destinate a finanziare, in prevalenza, programmi di formazione e progetti degli enti locali per lo sviluppo del Mezzogiorno. Risorse per il cui impiego sono richiesti requisiti di professionalità e condizioni di assoluta trasparenza. Requisiti e condizioni della cui esistenza è lecito dubitare.

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