“Chiamiamolo con il suo nome: nazionalismo energetico”. Così Matteo Villa dell’Ispi ha definito la minaccia della Francia legata alle difficoltà interne per l’inoperatività di circa la metà dei suoi reattori nucleari impegnati in manutenzione

“Chiamiamolo con il suo nome: nazionalismo energetico”. Così Matteo Villa dell’Ispi ha definito la minaccia della Francia, rivelata da Bloomberg, di tagliare la fornitura elettrica all’Italia nel corso dei prossimi due anni. “Se cominciamo già adesso a chiuderci così, saranno dolori”, ha aggiunto Villa osservando che l’Italia importa il 13% dell’elettricità che consuma, il 5% dalla Francia (è il secondo fornitore dopo la Svizzera). La comunicazione dell’azienda statale francese Edf al ministero della Transizione ecologica è legata al fermo di oltre metà dei reattori nucleari transalpini.

“Mentre l’Europa si avvia verso un inverno difficile, la carenza di energia elettrica mette alla prova la solidarietà tra i Paesi. Il potenziale taglio di energia elettrica da parte della Francia ai suoi vicini italiani segnala che l’interesse nazionale può prevalere se la crisi si intensifica”, scrive Bloomberg.

Non sarebbe politicamente una novità. Nei giorni scorsi, Francia e Germania hanno stretto un patto per affrontare insieme la crisi del gas russo. “La Germania ha bisogno del nostro gas e noi abbiamo bisogno dell’elettricità prodotta nel resto dell’Europa e in particolare in Germania”, ha spiegato il presidente francese Emmanuel Macron, durante una videoconferenza con il cancelliere tedesco Olaf Scholz. La Francia, ha assicurato, completerà nelle prossime settimane le connessioni per fornire gas alla Germania quando sarà necessario. La Germania, ha aggiunto, ha promesso di inviare elettricità quando servirà. “Questa solidarietà francotedesca è l’impegno che ho preso con Scholz”, ha sottolineato.

In un editoriale sul Messaggero, il professor Vittorio Emanuele Parsi dell’Università Cattolica di Milano ha evidenziato come questa situazione “forse anticipa il tono della reazione europea all’esito previsto dalle prossime elezioni politiche italiane” (che “è inaccettabile”) ma che soprattutto “porta argomenti al disegno di [Vladimir] Putin, alla strategia del divide et impera che sta perseguendo fin dall’inizio della sua scellerata guerra, tanto sul fronte atlantico quanto su quello europeo”.

“L’esclusione dell’Italia sembra avere a che fare con il fatto che il governo presieduto da Mario Draghi sia in uscita”, ha osservato Arturo Varvelli, direttore dell’ufficio di Roma e Senior Policy Fellow presso lo European Council on Foreign Relations, a Formiche.net. Una situazione che ha due effetti, continua. “Primo: potrebbe aver disincentivato Francia e Germania a investire sull’Italia. Secondo: complica l’azione del governo che nei mesi scorsi, al contrario, era stata molto efficace – basti pensare alla foto dei tre leader a Kiev e del ruolo dell’Italia nell’accogliere prontamente la richiesta di adesione dell’Ucraina all’Unione europea, su cui Macron e Scholz erano inizialmente contrari”. Inoltre, ha proseguito l’intesa bilaterale “potrebbe non bastare”, dice. “È l’Europa a dover fare di più, pensando anche a un piano di investimenti in infrastrutture energetiche. La situazione attuale ricorda per certi sensi la fase iniziale della corsa ai vaccini per il Covid-19. In quell’occasione gli Stati membri hanno successivamente realizzato le loro difficoltà di approvvigionamento e hanno deciso di delegare gli sforzi alla Commissione europea, che si è poi presentata sul mercato con una forza maggiore. Credo si debba iniziare a lavorare in questa direzione anche per quanto riguarda l’energia”.

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