Potrà l’aumento dei tassi deliberato di recente dalla Banca centrale europea portare ad un riallineamento tra euro e dollaro? Difficile prevederlo non solo perché Lagarde è arrivata forse troppo tardi, ma…

Dall’inizio dell’anno, il cambio del dollaro Usa si è apprezzato di oltre il 10% rispetto all’euro e del 20% rispetto allo yen, Secondo il Dxy, un indice dei movimenti del cambio del dollaro Usa rispetto ad una mezza dozzina di principali valute, erano vent’anni che il greenback non arrivava a questi livelli.

Viste le incertezze sul mercato finanziario italiano, indubbiamente aggravate dal quadro politico, converrebbe convertire un po’ di risparmi da euro a dollari ed aspettare ulteriori rialzi dormendo tra due cuscini? Ed è una domanda che è naturale porsi ma a cui è difficile dare una riposta.

Il cambio del dollaro si è apprezzato – e forse continuerà ancora a farlo – per tre determinanti. In primo luogo, da sempre il dollaro ha una funzione di ultima spiaggia, moneta rifugio; nell’incertezza che, in questa fase, domina i mercati monetari, è naturale che molti operatori si rivolgano alla valuta che sembra più stabile, ancor più se è in fase di apprezzamento. In secondo luogo, le autorità monetarie americane hanno giocato d’anticipo, aumentando i tassi d’interesse a fronte del pericolo d’inflazione molto prima di quelle europee: tassi più alti sono un magnete per attirare capitali.

In terzo luogo, nonostante la stretta monetaria negli Usa non ci sono segni di recessione: il numero dei nuovi occupati cresce di mese in mese ed il tasso disoccupazione è a livelli che c’erano in Italia nei momenti migliori del così detto “miracolo economico” (inizio anni sessanta del Novecento). Infine, gli Usa continuano a crescere, ad un ritmo modesto (1.5-2% del Pil) ma continuo.

Potrà l’aumento dei tassi deliberato di recente dalla Banca centrale europea (Bce) portare ad un “riallineamento” tra euro e dollaro? Difficile prevederlo non solo in quanto arrivati forse troppo tardi, ma soprattutto perché sull’Europa si addensano le nere nubi di una recessione e la misure monetarie non incidono sulla determinante principale dell’inflazione in Europa: i costi dell’energia. In effetti, sino a quando il potenziale di crescita nell’Unione europea sarà tarpato dagli alti costi dell’energia, sarà difficile vedere un apprezzamento dell’euro rispetto al dollaro.

Attenzione, però, chi dorme tra due cuscini spera nella plusvalenza ma perde il rendimento.

Condividi tramite