Cambiano le situazioni, le tecnologie e le idee, anche per ragioni ecologiche. Il commento di Giuseppe Pennisi sulla mancanza del tema in campagna elettorale

Pochi si sono accorti (in Italia probabilmente quasi nessuno e coloro che se ne sono accorti hanno fatto di tutto per non divulgare la notizia) che in Finlandia la Vihreat De Gröna (il Partito dei Verdi), che fa parte della coalizione di governo, ha incluso nel suo programma una politica energetica che, per ragioni sia di costo sia ecologiche, pone l’accento sul nucleare. Dopo l’invasione della Ucraina da parte della Federazione Russa, soltanto il 18% dei finlandesi sono contrari a una politica energetica che abbia, tra i suoi pilastri, il nucleare. Nel 2011, dopo il disastro di Fukushima, il 42% dei finlandesi si opponevano al nucleare. Segno di quanto rapidamente cambi il parere dell’opinione pubblica.

In Francia, dove il 75% dell’elettricità proviene da impianti nucleari, il Presidente Macron ha annunciato l’intenzione di espandere ulteriormente il comparto. Tra i grandi Paesi europei solo la Germania non ha modificato il proprio programma di chiudere tre dei sei reattori ancora in funzione. Nonostante si sia impegnata a livello europeo di “decarbonizzare” le proprie fonti di energia entro il 2050, intende chiudere le tre centrali restanti entro la fine del 2022. Altri Paesi dell’Unione europea (Ue) stanno riflettendo a ragione della crisi energetica se non sia il caso di ripensare decisioni sul nucleare prese all’indomani di gravissimi disastri (Three Mile Island, Chernobyl, Fukushima) e di includere il nucleare nella loro programmazione, ben sapendo che ci vorranno tempo e risorse per attivare impianti ma che il veicolo per l’autonomia energetica e per evitare di essere prede della Federazione Russa o di qualche satrapo medio-orientale.

Interessante il cambiamento di opinione negli Stati Uniti (che non mancano di energia prodotta sul suolo patrio). Kevin D- Willamson, un noto columnist conservatore, ha pubblicato su The National Review, un saggio intitolato The Nuclear Heresy in cui sostiene che “se il nucleare non fosse esistito sino a tempi recentissimi e nel 2022 fosse stato invitato da qualche scienziato, costui avrebbe il Nobel e verrebbe acclamato come il maggior campione dell’ecologia”. Infatti, come ha riconosciuto la stessa Commissione europea, il nucleare produce energia “pulita” o “verde” che la si voglia chiamare.

Questo punto è approfondito in una serie di articoli e saggi di Mark Lynas , il quale non è uno scienziato in senso stretto ma un agronomo di rango del Cornell College of Agriculture and Life Sciences: “Ho combattuto per anni quasi da solo per sostenere che senza il nucleare (con le garanzie di sicurezza di cui si dispone adesso) si sarebbe andati verso un disastro ecologico mondiale, ed ora non mi sento più isolato: la geopolitica – l’aggressione della Federazione Russa all’Ucraina- e l’uso che il Cremlino sta facendo dell’arma del gas mi hanno dato numerosi alleati”.

Ho più volte scritto che il ritorno del nucleare è all’orizzonte. Cambiano le situazioni, le tecnologie e anche le idee. Anche io votai nel 1987 a favore dell’abolizione degli incentivi ai Comuni che accettavano di accogliere impianti nucleari nel loro territorio. Oggi sono nuclearista convinto anche per ragioni ecologiche.

Quello che colpisce è che in una campagna elettorale ormai giunta alle ultime battute non se ne sia parlato. In effetti c’era poca traccia anche nei programmi dei partiti.

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