Cosa succederebbe se il leader russo fosse rimosso? Da chi? Chi lo sostituirebbe? Il centro studi britannico Rusi propone alcuni scenari, tra operazioni di palazzo, rivolte popolari. Meglio che Stati Uniti ed Europa siano pronti all’eventualità

In questi mesi di conflitto in molti si sono chiesti quanto fosse solido il regime di Vladimir Putin. Che cosa succederebbe se la Russia perdesse la guerra? Se la narrativa che Mosca ha fornito al suo popolo per quasi vent’anni venisse stravolta, l’inquilino del Cremlino rimarrebbe al potere? In tal caso, chi lo sostituirebbe? E ancora, ci sarebbe un movimento popolare di rivolta? O la rimozione di Putin sarebbe un’operazione di palazzo?

Qualunque cosa succeda, l’Occidente farebbe bene a essere pronto. Questo è il leitmotiv di un articolo di Jack WatlingSenior Research Fellow del Royal United Services Institute di Londra. L’esperto delinea una serie di possibili scenari.

Premessa necessaria da fare è che la Federazione Russa è oggi un Paese in cui le agenzie di sicurezza dello Stato sono alquanto pervasive (prova ne sia il fatto che la rete di Alexey Navalny sia penetrata da spie a ogni livello), la popolazione è scarsamente interessata alla partecipazione politica e le distanze geografiche che separano le comunità rendono complessa l’organizzazione di movimenti politici segreti. Attualmente una sollevazione contro Putin appare improbabile in questo quadro. Tuttavia, non sempre le agenzie di intelligence straniere sono riuscite a prevedere gli sconvolgimenti del mondo russo-sovietico, principalmente perché queste raccolgono informazioni su persone e gruppi che pianificano le proprie attività in maniera intenzionale. Ma spesso le rivoluzioni non sono il frutto di un disegno prestabilito.

Attualmente, oggi è possibile delineare due tipi di scenari rivoluzionari e conseguenti reazioni del Cremlino.

Primo scenario. Il gruppo di élite della Federazione Russa ritiene Putin personalmente responsabile del disastro ucraino e lo rimuove con un colpo di Stato. In questo caso è assai probabile che chi lo sostituisca abbia una visione dell’Occidente molto simile al predecessore. La comunità internazionale dovrebbe decidere se offrire al nuovo leader la possibilità di voltare pagina abbandonando il suolo ucraino, anche senza cambiare la narrativa generale, semplicemente accettando la sconfitta di Putin. Questo scenario non prevede una reazione della leadership putiniana, che si basa ovviamente sulla prevenzione.

Secondo scenario. I soldati che combattono o hanno combattuto in Ucraina, i governatori regionali e le autorità locali diventano sempre più critici nei confronti del governo di Mosca, mentre l’appartato burocratico non riesce a soddisfare le richieste del potere centrale. In questo clima le lamentele della popolazione potrebbero sfociare in scioperi e mobilitazioni, diminuendo la produzione e l’efficienza della macchina bellica. È importante in questo scenario il fatto che sarebbe molto difficile per il potere centrale giustificare la repressione, perché le lamentele verrebbero da strati di popolazione che hanno sin qui mostrato pieno supporto al regime.

Le possibili risposte del Cremlino a questo punto sono molteplici. Una è che la leadership abbracci l’approccio populista tentando di cooptare la fazione che più ha voce in capitolo, ovvero i nazionalisti di destra. Questo comporterebbe alzare il tiro in Ucraina ricorrendo alle strategie più rischiose che Putin ancora non ha adottato come attacchi a infrastrutture critiche, bombardamenti tattici nucleari, mobilitazione generale in patria. La seconda opzione è che Mosca provi a comprare i vari gruppi di protesta con concessioni mirate. Una mossa del genere potrebbe essere efficace, ma potrebbe esporre la leadership russa a un ricatto crescente, soprattutto da parte della Rosgvardia, il corpo militare che risponde direttamente a Putin.

Le preoccupazioni occidentali oggi devono concentrarsi all’evitare l’escalation del conflitto. Sebbene una rimozione dell’inquilino del Cremlino appaia improbabile in questa fase, le cancellerie europee e l’amministrazione americana devono avere dei piani pronti nel caso avvenga uno degli scenari delineati.

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