Si prosegue sulla strada dell’impegno congiunto. Aeronautica e Marina militare hanno trovato il compromesso per le loro flotte di caccia F-35 di produzione statunitense: addestramento e operazioni congiunte, ma basi separate. A dirlo è il capo di Stato maggiore dell’Aeronautica al giornale statunitense Defense News

F-35 sempre più interforze. L’Aeronautica militare e la Marina italiane sembrerebbero aver trovato una soluzione per la gestione delle proprie flotte di caccia F-35B, optando per basi separate ma addestramento e operazioni congiunte. “Sono molto soddisfatto del rapporto con la Marina”, ha dichiarato a Defense News Luca Goretti, capo di Stato maggiore dell’Aeronautica militare. “Abbiamo deciso insieme i requisiti operativi sia dell’Aeronautica sia della Marina e stiamo lavorando bene insieme, perché questo va a vantaggio di entrambi”, ha continuato il generale. Una decisione che risponde a delle logiche di sicurezza dettate dalle esigenze del presente: “Se guardiamo all’Ucraina, siamo tornati indietro nel tempo alla Guerra fredda, quando la dispersione delle basi salvava vite umane”.

Basi separate

Con le Forze armate pronte a ricevere 15 unità di F-35B ciascuno (ad oggi la Marina ne ha ricevuti tre e l’Aeronautica due), la soluzione di una gestione comune è sembrata essere la più ragionevole per entrambi. Come spiegato dal capo di Stato maggiore “non ci sarà un’unica base terrestre per gli aerei dell’Aeronautica e della Marina”. Un’iniziativa che garantirà sinergie nonostante si mantengano basi terrestri separate: la Marina a Grottaglie in provincia di Taranto e l’Aeronautica ad Amendola in provincia di Foggia, per rispondere alle specifiche esigenze di tutt’e due. “La nostra base è Amendola, mentre la Marina vuole comprensibilmente avere i suoi simulatori vicino alla base tarantina del Cavour, cioè Grottaglie. Gli aerei della Marina saranno basati sulla Cavour. Per una manutenzione minima potrebbero farlo a Grottaglie e poi andare a Cameri”, ha spiegato il generale Goretti, riferendosi alla linea di assemblaggio e manutenzione degli F-35 nell’Italia del nord. Il generale Goretti ha spiegato inoltre al giornale americano di essere a suo agio con il mantenimento di due basi terrestri separate per i caccia di entrambi i servizi, nonostante alcuni osservatori abbiano espresso delle perplessità legate alla duplicazione dei costi. Secondo lui dividere gli aerei li manterrebbe più sicuri, dal momento che “avere una sola base per risparmiare sulle risorse sarebbe potuto accadere prima dell’Ucraina, ma ora il mondo è cambiato”.

Gestione comune

Tuttavia, l’unione dei due servizi sarà attiva durante l’addestramento e le operazioni, in prospettiva interforze. “Quando l’operazione è navale, possiamo offrire un pacchetto, fatto di piloti, aerei e personale di manutenzione, per andare sulla portaerei Cavour sotto il comando della Marina”, ha previsto Goretti. Invece, “se si tratta di un’operazione dell’Aeronautica, con possibile coinvolgimento di aerei della Marina, quest’ultima offrirà lo stesso pacchetto per andare sotto il comando dell’Aeronautica”, ha aggiunto ancora il generale. L’Arma azzurra in particolare punta a dispiegare i propri jet F-35B per le cosiddette “expeditionary missions”, in cui gli aerei devono essere posizionati in località con piste di atterraggio brevi. Iniziative interforze di questo tipo hanno già avuto dei precedenti.

L’esperienza di Alghero

L’attività di Alghero di fine agosto infatti segue il percorso iniziato già a novembre del 2021, quando due F-35B della Marina e dell’Aeronautica sono appontate sulla portaerei italiana Cavour, ed è proseguito a gennaio a Pantelleria, quando due F-35B delle due Forze armate sono atterrati presso il Distaccamento aeroportuale dell’isola. Ad Alghero le due Forze armate hanno condotto un’esercitazione congiunta che ha visto testare la capacità air expeditionary dei caccia della Lockheed Martin. “Abbiamo ribadito ulteriormente come dobbiamo sfruttare ogni opportunità per esercitarci e per fa crescere le nostre capacità operative insieme”, aveva commentato in quell’occasione il generale Goretti. Alle sue parole avevano fatto eco quelle del comandante in capo della Squadra navale, l’ammiraglio Aurelio De Carolis che aveva sottolineato come le due Forze armate stiano “crescendo insieme nel campo specifico dei velivoli di quinta generazione, sviluppando insieme tattiche e procedure che accrescono la capacità complessiva dello strumento militare italiano”.

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