Era attraverso i colori dei vestiti e gli accessori che la Regina d’Inghilterra inviava messaggi di grande potenza (e si proteggeva). Chi era la donna che l’aiutava nella scelta degli outfit

“Ogni abito usato in pubblico è estremamente curato per ispirare o ricordare, per dimostrare gratitudine o rispetto, per esprimere un senso di potere o di familiarità”. Così il quotidiano The Mail on Sunday descriveva lo stile della Regina Elisabetta II nel 2015. Lei non seguiva né imponeva tendenza, era sorda ai richiami della moda, ma aveva uno stile unico, caratteristico.

Nel libro “The Queen: 70 Years of Majestic Style” di Bethan Holt, pubblicato dall’editor di moda del Telegraph, la vita della Regina è analizzata attraverso abiti ed accessori. Dai diademi ai cappellini, passando per le borse a mano Launer London e persino gli ombrelli, sua Maestà era un’icona della moda indiscussa. Mentre nei primi anni, comunicava attraverso i tessuti scelti (lana o cotone), negli ultimi anni si è fatta notare per i colori scintillanti dei suoi cappotti con i cappelli abbinati.

Tranne un capottino lungo che detestava, da bambina e adolescente Lilibet indossava tutto quello che le imponevano, senza protestare, si legge nel libro “The Little Princesses”. Con gli anni però questo è cambiato. Ai suoi 18 anni, durante la Seconda Guerra Mondiale, cominciarono le apparizioni pubbliche e l’uso di pantaloni, simbolo del suo mestiere come meccanica. Magliette a maniche corte – o anche senza maniche – erano le sue preferite in quel periodo.

In un articolo intitolato “L’abbigliamento, il servizio segreto di Sua Maestà”, la rivista Vanity Fair scriveva come la Regina Elisabetta II comunicava attraverso i capi che indossava, che non era casuale né innocente. “Non è un politico, ma lancia messaggi politici, su quando aspira ad intervenire in uno Stato o comunità. Non è una diplomatica, ma veste rispettando le norme della diplomazia. E fa tutto in maniera sottile, senza urla, anche se sembra così quando decide di vestirsi colore rosa shocking”.

I messaggi politici che ha lanciato la Regina Elisabetta II con i vestiti erano legati alla sua identità come monarca, non come donna. Tutto è dichiarazione istituzionale, non ha l’obbligo di essere moderna ma iconica.

Secondo Vanity Fair, Elisabetta II si cambiava anche cinque volte al giorno e partecipava a centinaia di eventi pubblici all’anno. La sua strategia era adottare una specie di uniforme, sempre la stessa formula di abbigliamento: vestito e cappotto monocolore alle ginocchia, cappello abbinato, tacchi di 3 centimetri fabbricati da Anello & Davide, collana di perla con tre giri, spilla (che invia messaggi chiari) e guanti. Le variazioni c’erano soltanto sul colore.

Giocava davvero tanto con le tonalità perché siccome non era molto alta, sentiva il bisogno di farsi notare. Più importante era l’evento, più usava un colore brillante. Dopo il referendum sulla Brexit si presentò in Parlamento indossando un completo blu europeista. A uno dei suoi sarti aveva confessato di non potere mai indossare qualcosa di beige. Ma c’entrava anche un motivo di sicurezza: la Regina doveva spiccare tra la massa.

Le spille sono anche un’arma diplomatica interessante. Ne aveva più di 100 e le usava per legare (o distaccarsi) da un tema o una persona. Durante un incontro con la famiglia Trump, per esempio, scelse di portare una spilla a forma di fiore regalata dagli Obama. In uno dei primi discorsi durante l’inizio della pandemia Covid-19, indossò una spilla di smeraldi che simbolizzano speranza e protezione.

Ma Elisabetta II non era da sola nella costruzione di questi messaggi tramite la moda. Per anni, Angela Kelly è stata la sua consulente personale e curatrice dell’abbigliamento e della gioielleria. Disegnatrice di interni, è stata responsabile dell’uniforme multicolore fatta su misura per Sua Maestà. Aveva un intero piano a Buckingham Palace, che in realtà era anche l’armadio reale.

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