Nel 2018 alcuni funzionari hanno tentato di dare vita a un terzo servizio che secondo gli analisti sarebbe stato sotto l’influenza russa. Nuovi interrogativi sul primo governo Kurz, caduto sullo scandalo Ibiza-gate

Creare un nuovo servizio di intelligence. Era l’obiettivo di un tentativo – fallito – di alcuni funzionari governativi filorussi nel 2018 in Austria, Paese da sempre al centro delle attività delle spie di tutto il mondo. Se fosse diventato operativo, sarebbe probabilmente stato sotto l’influenza russa. Un cavallo di Troia nella rete di intelligence dell’Unione europea. Ora la magistratura austriaca ha deciso di aprire un’indagine.

Allora a capo del governo c’era il conservatore Sebastian Kurz, allora leader dell’ÖVP e alla guida di una coalizione con la destra populista dell’FPÖ, partito euroscettico, anti-immigrazione e filorusso. L’alleanza è durata, però, pochi mesi, dal dicembre 2017 al maggio 2019, spaccata dal cosiddetta Ibiza-fate, uno scandalo che ha coinvolto il vicecancelliere e presidente dell’FPÖ Heinz-Christian Strache e il vicepresidente dell’FPÖ Johann Gudenus, ai quali una donna che si spacciava per la nipote dell’oligarca russo Igor Makarov aveva offerto sostegno politico (il tutto ripreso da una telecamera e successivamente pubblicato da Süddeutsche Zeitung e Der Spiegel).

Il ministero degli Esteri era stato affidato a Karin Kneissl, figura ”indipendente” ma con rapporti con entrambi partiti, che una volta lasciata la politica ha iniziato a lavorare come blogger per Russia Today, organo di stampa controllato dal governo russo, e dal giugno 2021 al maggio 2022 è stata membro del consiglio di sorveglianza del colosso petrolifero russo Rosneft, lasciato dopo l’invasione russa dell’Ucraina (prima della quale aveva definito gli avvertimenti delle intelligence anglosassoni come “isterica bellica” gonfiata dai media). La scorsa settimana è apparsa all’Eastern Economic Forum di Vladivostok, in Russia, dove è stata intervistata dalla Ria e ha dichiarato di essere emigrata in Libano.

Prima di diventare ministra, ha passato quasi un decennio al ministero degli Esteri sfruttando la sua quasi perfetta padronanza dell’inglese, del francese, dello spagnolo e dell’arabo (ha trascorso gran parte della sua infanzia in Giordania, dove il padre lavorava come pilota). Anche allora era considerata dai suoi critici troppo vicina al Cremlino. Una vicinanza ben fotografato dalla presenza al suo matrimonio nel 2018 del presidente russo Vladimir Putin.

Per la guida dell’agenzia il prescelto era Johannes Peterlik, ex ambasciatore austriaco in Indonesia, all’epoca segretario generale del ministero degli Esteri, ossia il funzionario più alto in grado, sospeso dalla diplomazia nell’ottobre 2021.

Si sostiene che Peterlik avrebbe dovuto dirigere l’agenzia di spionaggio progettata e che la “Direzione di coordinamento” dell’agenzia sarebbe stata guidata da un funzionario identificato dai media austriaci solo come “Egisto O.”. Nei mesi successivi, Peterlik è indagato per aver “fornito nel 2018 documenti classificati a un ex agente segreto austriaco accusato di spionaggio per la Russia”. Si tratta di Jan Marsalek, latitante, definito da alcuni “l’uomo più ricercato del mondo”, che attualmente si ritiene viva in Russia sotto la protezione del Cremlino. Indagato per presunto spionaggio a favore della Russia anche “Egisto O.”, l’uomo che avrebbe dovuto guidare la Direzione di coordinamento della nuova agenzia. Accuse “prive di qualsiasi fondamento”, hanno risposto i suoi avvocati.

Sapeva del tentativo di creare una nuova agenzia di intelligence parallela, potenzialmente in competizione con i servizi già presenti nel Paese? Secondo l’emittente Tagesschau sì. È stata una sua idea? Possibile.

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