Inizia domani la riunione della Shanghai Cooperation Organization durante la quale ci dovrebbe essere il faccia a faccia Xi-Putin. Occhio a Pechino e Mosca che puntano alla penetrazione mediatica, anche in Italia

Nei giorni scorsi Shavkat Mirziyoyev, presidente dell’Uzbekistan, ha affidato ad alcuni giornali nel mondo la presentazione del summit della Shanghai Cooperation Organization che si terrà giovedì e venerdì a Samarcanda. In Italia è stato il Giornale della famiglia Berlusconi a pubblicare il suo intervento. Senza mai citare la guerra in Ucraina il leader parla di “periodo dinamico, molto ricco di molteplici eventi e tendenze”, di un’epoca “ancora imprevedibile e sconosciuta” che verrà. “Il sistema attuale della cooperazione internazionale, fondato su principi e norme universali, comincia a vacillare in modo significativo”, scrive. “L’antica città di Samarcanda, la perla della Grande Via della Seta”, continua, può essere il teatro dell’avvio di “nuova fase della vita della SCO”. “Siamo pieni d’ottimismo e convinti che le decisioni del prossimo summit dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai apporteranno un contributo a misura delle loro forze nell’attività di rafforzamento del dialogo, della comprensione reciproca e della cooperazione sia a livello regionale che globale”.

In realtà, ha spiegato il Washington Post, l’appuntamento in Uzbekistan può essere l’occasione per le autocrazie di “forgiare un ordine mondiale alternativo non dominato dall’Occidente”.

Dall’appuntamento a Samarcanda Xi Jinping ha detto di attendere “risultati fruttuosi”. In un articolo pubblicato sui media uzbeki, il leader cinese, che dovrebbe incontrare l’omologo russo Vladimir Putin, ha chiesto di “rafforzare la cooperazione in materia di sicurezza e risolvere rischi e sfide”.

Il viaggio di Xi “è volto a segnalare la fiducia di essersi assicurato un terzo mandato un tempo impensabile, nonché a rafforzare il suo desiderio di essere visto come leader di un’alleanza di nazioni anti-occidentale”, ha dichiarato Craig Singleton, senior fellow della Foundation for Defense of Democracies ed ex diplomatico statunitense, al Washington Post.

Per il presidente russo, in totale rottura con l’Occidente dopo l’invasione dell’Ucraina, è il primo vero ritorno al valzer dei bilaterali. I rapporti con la Cina sono in cima alla lista perché “la Russia attribuisce grande importanza all’approccio equilibrato della Cina alla crisi ucraina” guardando alla “formazione di un ordine mondiale giusto, democratico e multipolare basato sul diritto internazionale e sul ruolo centrale delle Nazioni Unite”, ha spiegato l’ufficio stampa del presidente russo.

Ma Mosca rischia anche di essere assorbita politicamente da Pechino. “La Russia ha punti di vista e interessi in Asia centrale e la Cina li ha lentamente intaccati. Questo offre alla Cina un’opportunità perché la Russia è seriamente in svantaggio”, ha dichiarato Theresa Fallon, direttrice del Center for Russia Europe Asia Studies di Bruxelles, al Washington Post.

Ciò su cui Cina e Russia sono allineate sono i tentativi di fare breccia nei sistemi mediatici occidentali. Anche in Italia, come raccontato su Formiche.net in diverse occasioni e rilevato nell’ultimo rapporto del Copasir (tanto per Pechino, quanto per Mosca).

Ripensando all’articolo di Mirziyoyev sul Giornale torna alla mente una famoso frase di Deng Xiaopong: “Non importa se il gatto è bianco o nero, l’importante è che acchiappi i topi”. Il topo, in questo caso, è l’opinione pubblica italiana.

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