La conquista degli elettori di centro, il rifiuto della gestione di Bolsonaro e la componente “nostalgia” sono alcuni dei fattori che hanno contribuito alla vittoria del leader brasiliano della sinistra. Ma dovrà comunque negoziare al Congresso…

Luiz Inácio Lula da Silva è tornato alla presidenza del Brasile. Una rimonta storica, dopo gli scandali e le condanne per corruzione, in quelle che sono state definite le elezioni brasiliane più combattute, con i risultati più serrati.

Ad aprile del 2018, un tribunale aveva condannato Lula da Silva a 12 anni di carcere per corruzione, in quello che sembrava la fine della sua carriera politica, a 72 anni. Tuttavia, nel 2021 la condanna è stata cancellata per errori nel processo e lui è riuscito a candidarsi, vincendo al secondo turno con 50,9% dei voti contro il 49,1% ottenuto da Jair Bolsonaro.

Ci sono però alcuni elementi che hanno contribuito alla vittoria elettorale di Lula da Silva, e non dipendono da lui. Il leader del Partito dei Lavoratori ha vinto contro il candidato di estrema destra perché il Brasile è in mezzo ad una gran polarizzazione politica. Il fattore “nostalgia”, che ha portato molti brasiliani a pensare com’era il Brasile prospero ai tempi della prima presidenza di Lula da Silva li ha portati a votare per lui ieri.

Nei due mandati precedenti di Lula il Paese aveva goduto di un boom economico, grazie anche ai prezzi alti delle materie prime che produce, come ricorda un’analisi della Bbc: “Più di 30 milioni di persone sono diventate di classe media con i programmi sociali del governo”.

Con Bolsonaro la realtà è stata ben diversa: gli indici di povertà e miseria sono aumentati, a causa anche della pandemia di Covid-19. Antonio Lavareda, politologo brasiliano, ha spiegato alla Bbc che la pandemia ha lasciato scoperti “i problemi sociali del Brasile con più chiarezza: oggi i problemi più importanti sono istruzione, sanità, fame, anche più dei problemi economici”.

Il rifiuto della gestione di Bolsonaro è stato decisivo nel ritorno di Lula da Silva. Il leader dell’estrema destra brasiliana, molto vicino ai gruppi evangelici, è il primo presidente del Brasile che perde nel tentativo di essere rieletto da quando la Costituzione del Paese ha dato questa possibilità 25 anni fa.

Questo voto era un referendum alla presidenza di Bolsonaro. Circa il 50% degli elettori brasiliani ha dichiarato che avrebbe votato per qualsiasi persona con l’obiettivo di evitare un secondo mandato di Bolsonaro, secondo i dati dei sondaggi Datafolha. Il rifiuto per Lula da Silva invece era del 46%.

Infine, ma non meno importante, è la conquista degli elettori del centro. Lula ha saputo guadagnarsi la loro fiducia con la scelta del candidato alla vicepresidenza di Geraldo Alckmin, un ex rivale politico del centrodestra e l’alleanza con i candidati centristi arrivati alla terza e quarta posizione: Simone Tebet e Ciro Gomes.

Il ritorno di Lula da Silva segna una svolta a sinistra per la regione latino-americana. Le cinque principali economie del continente saranno governate per la prima volta dalla sinistra. Il trionfo di Lula da Silva si aggiunge alla vittoria di Petro in Colombia, López Obrador in Messico, Fernández in Argentina e Boric in Cile. Questo scenario potrebbe definire gli accordi futuri, commerciali ed economici, ma anche di difesa e sicurezza, con altri alleati come l’Unione europea, Russia e Cina.

Tuttavia, la principale sfida di Lula sarà interna. Il suo partito non ha la maggioranza in nessuna delle due camere del Congresso. Per potere andare avanti nelle proposte, tra cui la riforma tributaria, l’organizzazione amministrativa dello Stato, il piano finanziario e la trasformazione dei ministeri che ha promesso in campagna elettorale, Lula avrà bisogno di negoziare con gli avversari politici.

Dalle elezioni generali del 2 aprile, la divisione politica degli stati del Brasile è quasi alla pari: Lula ha il 48,43% dei seggi e Bolsonaro il 43,20%. Dei 513 deputati e 81 senatori, il Partito Liberale di Bolsonaro ha la maggioranza con 99 seggi, più 47 degli alleati del Partito Progressista.

La Federazione Brasile della Speranza, legata a Lula, ha 80 deputati, più altri 28. Il Partito Socialista Brasiliano, del vicepresidente Geraldo Alckmin e altre formazioni di sinistra, sommano 108 legislatori. Nel Senato, invece, Bolsonaro ha 13 seggi e Lula da Silva 9.

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