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Il nuovo Parlamento italiano è con l’Ucraina. Il discorso di Costa (M5S)

Di Sergio Costa

“Dal 2014, la Crimea non è stata solo sottratta allo Stato che ne esercitava con pieno diritto la sovranità, ma è stata anche segregata rispetto all’intera comunità internazionale”. Pubblichiamo il testo dell’intervento di Sergio Costa (Movimento 5 Stelle), vicepresidente della Camera dei deputati, al Vertice interparlamentare della Piattaforma Crimea di Zagabria

Rivolgo al Presidente del Sabor croato, Gordan Jandrokovic, il saluto della Camera dei deputati della Repubblica italiana e del suo Presidente, Lorenzo Fontana, che ho qui l’onore di rappresentare, e lo ringrazio per aver assunto l’iniziativa di ospitare questo vertice.

Rinnovo al Presidente della Rada ucraina, Ruslan Stefanchuk, la solidarietà del Parlamento italiano non solo in nome della sovranità, dell’indipendenza e dell’integrità territoriale dell’Ucraina, ma anche per le tragiche sofferenze che da troppo tempo il suo popolo sta subendo.

Il nuovo Parlamento italiano, appena eletto, non è voluto mancare a questo appuntamento per sottolineare la continuità dell’impegno del nostro Paese a sostegno dell’Ucraina e delle sue ragioni tutelate dal diritto internazionale.

Mi preme sottolineare che la Piattaforma per la Crimea è nata prima dell’aggressione russa, e che già nella prima dichiarazione a livello intergovernativo si auspicava che i parlamenti nazionali e le assemblee parlamentari internazionali assumessero un ruolo nell’accrescere la consapevolezza dell’opinione pubblica sul tema dell’occupazione russa di un territorio che il diritto internazionale assegna alla sovranità ucraina.

Da otto mesi, l’Europa è tornata a vivere nel suo cuore il dramma di una guerra le cui modalità sembravano archiviate dalla storia. Stiamo assistendo da parte russa ad operazioni di lugubre memoria come il trasferimento forzato dei civili ed in particolare dei minori, la distruzione del patrimonio culturale materiale e immateriale, la propagazione dell’odio interetnico, di cui sta pagando duramente le conseguenze la comunità tartara.

Gli eventi successivi hanno aggravato la situazione della Crimea. Le continue violazioni dei diritti umani, le vessazioni sulla popolazione civile, i tentativi di sovvertire gli equilibri demografici, la pervasiva militarizzazione dell’area, la minaccia costante alla libertà di navigazione nel Mar Nero, il boicottaggio della produzione cerealicola, i danni all’eco-sistema stanno riducendo allo stremo gli abitanti della Crimea.

Come ha ricordato il nuovo Presidente della Camera dei deputati, nel suo discorso di insediamento, esprimiamo apprezzamento per l’azione diplomatica di Papa Francesco a favore della pace.

In conformità con le posizioni dell’Unione europea, da ultimo ribadite dal Consiglio europeo del 20 e 21 ottobre 2022, l’Italia non riconosce e non riconoscerà né l’annessione illegale della Crimea né ogni altra azione russa in violazione della sovranità e dell’integrità territoriale dell’Ucraina.

In particolare, la Crimea e la città di Sebastopoli non sono solo parte dell’Ucraina ai sensi del diritto internazionale, peraltro riconosciuto dalla stessa Russia nel 1994 siglando il Trattato di Budapest, ma sono anche storicamente e culturalmente parte dell’Europa.

Dal 2014, la Crimea non è stata solo sottratta allo Stato che ne esercitava con pieno diritto la sovranità, ma è stata anche segregata rispetto all’intera comunità internazionale.

La Piattaforma per la Crimea è uno strumento-chiave per continuare a tenere la questione al primo posto sull’agenda internazionale a tutti i livelli.

In conclusione, sottolineo come i Parlamenti debbano ricordare il compito della politica di guardare al futuro. Proprio oggi a Berlino si sta riunendo una conferenza internazionale per la ricostruzione dell’Ucraina. La determinazione con cui oggi chiediamo il reintegro della sovranità territoriale ucraina deve essere pari all’impegno che assumiamo per la sua ricostruzione, come realtà libera e democratica, in cui la convivenza pacifica, la tutela dei diritti dei diversi gruppi etnici e lo sviluppo sostenibile restituiscano dignità e prosperità alla popolazione, riaggregandola alla grande famiglia europea.

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