L’annuncio del viaggio del presidente del Consiglio europeo in Cina ha spiazzato diversi diplomatici, che si sono detti all’oscuro della cosa. Il fatto che vada in missione il vertice dell’esecutivo comunitaria non fa che alimentare i tentativi di Pechino di spaccare i 27

Charles Michel, presidente del Consiglio europeo si recherà a Pechino il 1° dicembre per un meeting con Xi Jinping, presidente cinese. Un viaggio che appare in contrasto con la tradizione europea che vorrebbe che il presidente del Consiglio (che rappresenta i 27 Stati membri) viaggi assieme al presidente della Commissione (che guida l’esecutivo), oggi Ursula von der Leyen. Michel sarà il primo presidente del Consiglio europeo a incontrare Xi dal 2018.

La visita succede a quella di Olaf Scholz, cancelliere tedesco, e precede di Emmanuel Macron, presidente francese, prevista nel 2023. “In un contesto geopolitico ed economico teso, la visita rappresenta un’opportunità tempestiva per l’Unione europea e la Cina di impegnarsi in un dialogo con il governo cinese”, ha affermato l’ufficio di presidenza del Consiglio europeo. Il rischio per l’Unione europea è di non mostrarsi compatta. Scholz non invita Macron a unirsi a lui nel viaggio a Pechino. Michel e Von der Leyen sembrano palesare le loro difficoltà evitando in ogni modo di incrociarsi durante il summit G20 di Bali.

Politico riferisce che tre diplomatici europei si sono detti sorpresi dal viaggio e si sono lamentati di essere stati tenuti all’oscuro. Lo stesso Michel avrebbe fatto capire che, dal momento che il Consiglio stava già discutendo delle relazioni con la Cina, il suo viaggio sarebbe la prosecuzione di questo sforzo e dunque non avrebbe avuto bisogno di essere annunciato al Coreper, l’assemblea dei 27 ambasciatori.

L’obiettivo della missione sarebbe quello di smorzare le tensioni che non hanno fatto che aumentare negli ultimi anni tra Bruxelles e Pechino, con la prima che ha condannato il trattamento cinese degli uiguri, la postura su Taiwan, le misure prese su Hong Kong e, in ultimo, la politica di non allineamento rispetto all’invasione russa dell’Ucraina. Sotto la pressione statunitense, l’Unione europea sta pensando a come riformulare i propri rapporti con la Repubblica popolare cinese, mentre ragiona sul come ridurre l’esposizione dei propri mercati ai prodotti e ai capitali cinesi.

Michel, che ha avuto una videochiamata con Xi in aprile, ha detto al vertice di Bali che l’Unione europea deve “riequilibrare” le relazioni con la Cina, ma che è “importante ascoltarsi reciprocamente, per sviluppare una migliore comprensione”. Le aree di possibile cooperazione con la Cina sono le stesse che vengono identificate dagli Stati Uniti, ovvero il cambiamento climatico e le tecnologie a esso connesse.

La missione di Michel non sarà facile, soprattutto viste le diverse posture che i diversi membri dell’Unione adottano su diversi temi nelle relazioni con Pechino, con quest’ultima che riesce a sfruttare abilmente le crepe interne all’altro fronte.

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