Lo scopo del volume pubblicato da IBL Libri è spiegare che le ineguaglianze sono “la naturale conseguenza del fatto che gli individui sono diversamente dotati di capacità, diversamente impegnati a svilupparle, motivati a esercitarle e a metterle a frutto”

Le disuguaglianze economiche sono un tema più volte affrontato e discusso, che ha assunto connotati per certi versi popolari dopo l’ascesa di Thomas Piketty a star mediatica. Questo tipo di disuguaglianza è definito come la concentrazione della ricchezza in una fetta sempre più piccola della popolazione, dove una piccola percentuale guadagna molteplici volte quanto guadagna il resto. Questo fenomeno viene spesso abbinato alle politiche di redistribuzione, come necessario strumento per limitare o eliminare questa differenza di ricchezza, che viene vista come un problema se si assume che l’ineguaglianza è ingiustificata. Ma è proprio lo scopo del libro di Eugenio Somaini, “L’uno percento più ricco. Perché le disuguaglianze possono essere benefiche”, di recente pubblicato da IBL Libri, quello di spiegare come le ineguaglianze sono “la naturale conseguenza del fatto che gli individui sono diversamente dotati di capacità, diversamente impegnati a svilupparle, motivati a esercitarle e a metterle a frutto”.

L’autore struttura il suo lavoro in otto capitoli. Inizialmente definisce e categorizza le capacità, e mostra come esse siano il fattore più importante per spiegare l’accumulo di ricchezza in una piccola quota di persone. Questa intuizione è fondamentale in quanto sta alla base delle successive riflessioni e ragionamenti. Difatti, viene anche messa in luce la critica alle politiche redistributive in quanto “lasciano in genere insoddisfatte quasi tutte le categorie interessate” e diventano uno strumento per limitare le potenzialità umane ed economiche.

Nel secondo capitolo si affronta il tema delle aziende, facendo un interessante paragone tra l’individuo, con le sue capacità e potenzialità, e l’azienda, con le sue proprietà e finanziamenti che permettono la produzione di ricchezza. In seguito sono analizzate le caratteristiche di coloro che sono riusciti a collocarsi in quell’uno percento più ricco, per poter così comprendere la natura e le cause del loro successo. In particolare, la maggior parte di quelle figure sono degli innovatori che hanno superato i processi di selezione raggiungendo “posizioni di vertice in imprese” o svolgendo “attività professionali di alto livello”. A eccellere, grazie alle loro capacità individuali, sono anche gli individui nel settore degli spettacoli di intrattenimento e di competizioni sportive.

Di fondo, permane il problema di come le disuguaglianze siano spesso mal interpretate, date le difficoltà empiriche nel misurare e valutare i fattori che si relazionano al reddito. In seguito Somaini ridefinisce il ruolo dello Stato e dedica una sezione a confutare lavori precedenti sui temi della redistribuzione e diseguaglianze. Il tutto è completato da una serie di appendici, sia quantitative che non, che aiutano a comprendere le varie posizioni prese dall’autore, senza però diventare un lungo e complesso manuale di econometria.

Come si evince da questa breve descrizione del libro di Somaini, si tratta di un volume succinto ma che condensa un’ampia varietà di temi collegati a quello principale. Inoltre, la posizione di Somaini risulta controcorrente, rispetto alla solita lamentela nei confronti delle disuguaglianze. Denotando inoltre anche coraggio nel mostrare come siano le capacità individuali a decretare il successo delle persone; un successo che può avvenire grazie alle libertà concesse dalla nostra società capitalista. E come misure eccessivamente egualitarie scoraggiano il dispiegamento delle potenzialità individuali con ricadute negative per tutti.

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