Dopo il successo di “Becoming” (e il silenzio nell’ultima campagna elettorale), esce domani per i tipi di Garzanti “La luce che è in noi”, il nuovo saggio autobiografico dell’ex first lady americana. Paure, priorità e la possibilità di una candidatura…

 

“Ho imparato che è bene riconoscere che l’autostima sta nascosta nella fragilità, e che ciò che ci accomuna come esseri umani su questa terra è l’istinto a lottare per il meglio, sempre e comunque”. Così inizia il nuovo libro di Michelle Obama, “La luce che è in noi” (Garzanti), in uscita domani.

Dopo il grande successo di “Becoming. La mia storia” (Garzanti, 2018) – con 17 milioni di copie vendute in tutto il mondo -, l’ex first lady degli Stati Uniti torna a raccontarsi in un testo che in cui si domanda come trasformare positivamente le proprie frustrazioni e superare i tempi difficili.

Tra gli argomenti trattati dalla moglie dell’ex presidente Barack Obama ci sono la pandemia del Covd-19, le divisioni politiche che vivono gli americani, le ingiustizie sociali e le paure per il futuro.

“La luce ci rende più coraggiosi. Se conosci la tua luce, conosci te stesso. Conosci la tua storia in modo onesto – si legge nell’introduzione del libro -. Nella mia esperienza, questo tipo di consapevolezza di sé genera sicurezza, e la sicurezza a propria volta genera calma e ci rende capaci di perseguire i nostri obiettivi. Il che permette, alla fine, di stabilire relazioni significative con gli altri. Questo è, per me, il fondamento di tutto. Una luce alimenta l’altra. Una famiglia forte dà forza alle altre. Una comunità unita può accendere quelle che le stanno intorno. Questo è il potere della luce che è in noi”.

Nata a Chicago nel 1964, Michelle Obama è pronipote di schiavi ed è cresciuta in una famiglia umile. È riuscita a laurearsi all’Università di Princeton e all’Università di Harvard e ha lavorato nello studio legale Sidley & Austin di Chicago. Con il marito Barack è diventata la prima coppia presidenziale afroamericana degli Stati Uniti.

Ma non solo. Michelle ha “una luce propria”. Nel 2018 il suo nome risuona come possibile candidata alla Casa Bianca e poi come vicepresidente di Joe Biden. Nei sondaggi continua ad essere tra le favorite per guidare gli Stati Uniti.

Lei però non ha alcun interesse. Almeno fino a poco tempo fa. Nel suo libro “Becoming” ha spiegato i motivi: “Siccome me lo chiedono spesso, lo dirò qui, senza mezzi termini: non ho intenzione di candidarmi a una carica politica, non lo farò mai. Non sono mai stata un’appassionata di questo mondo e la mia esperienza negli ultimi 10 anni non ha fatto molto per cambiare il mio atteggiamento”.

“Continuo a essere sconcertata dalle cattiverie, dalla segregazione tribale di rossi e blu, quest’idea che si debba scegliere un partito e seguirlo ciecamente, senza ascoltare gli altri né scendere a compromessi o, a volte, persino senza comportarsi da persone civili – ha continuato -. Io credo che la politica, nella sua accezione migliore, possa essere uno strumento di cambiamento positivo, ma questa arena non fa per me”. Potrebbe esserci un’apertura a questa possibilità di candidarsi il riferimento alla “trasformazione in positivo” dell’ultimo libro?

In “Becoming” aveva precisato che questo suo disinteresse ad alcun incarico “non vuole dire che non mi stia profondamente a cuore il futuro del nostro Paese. Da quando Barack non è più in carica ho letto notizie che mi fanno rivoltare lo stomaco. Sono rimasta a letto sveglia la notte, fumante di rabbia. È stato doloroso vedere come il comportamento e l’agenda politica dell’attuale presidente abbiano indotto molti americani a dubitare di sé stessi e a dubitare degli altri e temerli”.

E conclude che “non è stato facile stare a guardare mentre provvedimenti approntati con cura e attenti ai bisogni delle persone venivano cancellati, mentre ci alienavamo la simpatia di alcuni dei nostri più stretti alleati e abbandonavamo i membri più vulnerabili della nostra società lasciandoli senza difese fino a disumanizzarli. A volte mi chiedo quando mai arriveremo a toccare il fondo”.

Con “La luce che è in noi”, invece, Michelle offre una specie di manuale, svelando le abitudini e i principi che ha sviluppato per adattarsi con successo al cambiamento e per superare diversi ostacoli: essere gentile sempre, volare alto e radunare attorno ad un tavolo in cucina amici e mentori di fiducia.

Come si legge nell’anticipazione di Infobae, Michelle Obama vuole “offrire il contenuto della mia scatola di strumenti personali. Con questo libro posso insegnare che ho dentro e perché, come ne faccio un uso professionale e personale per mantenere l’equilibrio e la fiducia, che mi permettono andare avanti anche in momenti di grande ansia e stress”.

Alcune pratiche e abitudini, altri sono oggetti fisici e il resto sono atteggiamenti e credenze: “Non voglio che questo sia una guida pratica. Al contrario, troverai in queste pagine una serie di riflessioni su cosa mi ha insegnato la vita fino ad ora […] Credo che sia prezioso imparare ad identificare le abitudini che ci permettono essere centrati e con i piedi per terra, in contrapposizione a quelli che ci causano ansia o alimentano le nostre insicurezze”.

Condividi tramite