I pensionati sono consapevoli del grave stato della finanza pubblica italiana e delle incertezze del quadro internazionale ma si chiedono perché un governo eletto, in gran misura, grazie ai loro voti (e a una campagna che hanno fatto per più di cinque anni) sembri accanirsi sulla loro categoria, mentre si avvantaggiano i lavoratori autonomi

I pensionati sono oltre 18 milioni. Infatti le pensioni Inps vigenti al 1° gennaio 2022 e liquidate dall’Istituto erano 17.749.278 di cui: 13.766.604, ovvero pari al 77,6%, classificate dall’Inps come di natura previdenziale (vecchiaia, invalidità e superstiti), anche se – come spesso sottolineato dal Centro studi itinerari previdenziali e riferito su questa testata – frammischiate con elementi assistenziali, e 3.982.674, ovvero il 22,4%, che la stessa Inps riconosce di essere puramente di natura assistenziale (invalidità civili, indennità di accompagnamento, pensioni e assegni sociali). Nel 2022 – affermano le analisi del voto – sono stati determinanti nel risultato elettorale, soprattutto perché stanchi quelli che, a torto o a ragione, considerano “tagli” alle loro pensioni quali “contributi di solidarietà” e “raffreddamenti” dell’aggancio dall’andamento del costo della vita. Misure su cui la stessa Corte Costituzionale ha espresso, in più di un’occasione, perplessità. Data l’evoluzione demografica dell’Italia, il loro peso elettorale aumenterà in futuro.

Le loro associazioni sono diventate nervose alla lettura del disegno di legge di bilancio e stanno preparando iniziative. Dato che il governo ha manifestato l’intenzione di dialogare con le varie categorie, sarebbe opportuno che organizzasse una sessione con le associazioni pensionistiche (ad esempio, Leonida) per sentire i loro suggerimenti.

Il nodo è la rivalutazione delle spettanze in un contesto in cui l’inflazione ha ripreso a viaggiare a ritmi sostenuti comprimendo i poteri d’acquisto: a ottobre 2022 l’indice dei prezzi al consumo è aumentato del 3,5% su settembre (ossia nell’arco di un mese) e del 12% rispetto a un anno prima.

I pensionati sono consapevoli del grave stato della finanza pubblica italiana e delle incertezze del quadro internazionale ma si chiedono perché un governo eletto, in gran misura, grazie ai loro voti (e a una campagna che hanno fatto per più di cinque anni) sembri accanirsi sulla loro categoria, mentre si avvantaggiano i lavoratori autonomi (con l’aumento del limite di reddito a cui applicare la flat tax) e dei dipendenti a reddito medio-basso (sino a 20.000 euro). Non solo l’accanimento è unicamente sui pensionati Inps (peraltro la grandissima maggioranza) perché le casse autonome rimaste private sono esentate da quelli che vengono considerati “nuovi tagli”.

Il tutto in un quadro abbastanza confuso. Infatti, il 19/11/2022 in Gazzetta Ufficiale (n. 271/2022) è stato pubblicato un decreto del Mef che – ex legge 448/1998 (art.34, c.1) – ripristina dall’1/1/2023 la normale rivalutazione automatica delle pensioni da applicarsi in 3 fasce (100%,90%,75%) sul dato inflattivo del 7,3%, salvo conguaglio. A distanza di pochi giorni (25/11/2022) il governo poi invia all’Ue il testo del disegno di legge di bilancio 2023 al cui art. 56 (“Revisione del meccanismo di indicizzazione”) pag. 36-37) sono previsti contenimenti all’indicizzazione per le pensioni che, al lordo, superano 2600 euro al mese.

I tagli possono essere così quantizzati: circa 89 euro al mese, sulle pensioni di 3.100 euro lordi; circa 110 euro al mese, sulle pensioni di 3.600 euro lordi; circa 207 euro al mese, sulle pensioni di 5.600 euro lordi, e via dicendo. L’obiettivo sarebbe quello di recuperare 1,1-1,5 miliardi, da destinare alle crescenti spese per il cosiddetto reddito di cittadinanza, nonostante gli scandali ad esso associati.

Non sarebbe stato meglio – si chiedono le associazioni pensionistiche – anticipare le fine del reddito di cittadinanza (che si è rimandata al 2024), o chiedere identici sacrifici ai lavoratori attivi e ai pensionati delle casse private a parità di reddito (dopo avere garantito la piena rivalutazione ex legge 448/1998), tramite un’imposta straordinaria biennale? Sarebbe stato tutto più trasparente, più chiaro e più comprensibile.

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