L’Italia reintroduce test Covid sui cinesi in arrivo, l’Europa respinge la richiesta di un’azione coordinata. Cosa ci aspetta davanti a questa ondata di portata storica? Dovremo fare tutti la quarta dose, rimettere le mascherine? Ne abbiamo parlato con Guido Rasi, presidente Clinical Trial Center Policlinico Gemelli di Roma e già direttore esecutivo dell’Ema

Nella prima mezz’ora dall’annuncio del governo cinese sulla fine delle quarantene per i viaggiatori, le ricerche per destinazioni all’estero sono schizzate del 1.000%, mentre nelle successive 24 ore le prenotazioni di voli internazionali sono aumentate del 254%. Questi dati, raccolti da Bloomberg, danno l’idea del perché il governo italiano (insieme a Usa, Giappone, India e Taiwan) ha reintrodotto l’obbligo di test Covid per chi arriva dalla Cina. Dopo tre anni di chiusura quasi totale, il revenge travel, la voglia di recuperare i viaggi perduti, è alle stelle. Così come i contagi, però, che sarebbero nell’ordine delle decine di milioni al giorno, tanto che circa la metà dei passeggeri in arrivo a Malpensa è risultato positivo.

Guido Rasi

Ieri però le autorità sanitarie europee hanno respinto la proposta italiana di coordinare il monitoraggio nell’area Schengen. La Germania vuole riallacciare i legami commerciali, l’Austria punta molto sui turisti cinesi per la stagione invernale, nei paesi nordici sono pochi ad arrivare dall’Asia in questo periodo. Senza un’azione concertata, il nostro filtro servirà solo sui voli diretti, mentre sono decine quelli che dalla Cina fanno scalo in un hub europeo prima di arrivare a Roma, Milano o Venezia. Per capire cosa succederà con la nuova ondata Covid, le restrizioni e i vaccini, abbiamo contattato Guido Rasi, presidente Clinical Trial Center Policlinico Gemelli di Roma e già direttore esecutivo dell’Ema.

Centinaia di migliaia di cinesi ricominceranno a viaggiare in Europa, in mezzo alla più grande ondata mai registrata (per crescita e velocità dei contagi). Che inverno ci aspetta?

Il problema principale è capire se c’è qualche variante che sfugge all’immunizzazione. La nostra, europea e in particolare italiana, è alta e possiamo “contarci”: se i casi dalla Cina si limiteranno ai ceppi che già conosciamo, potremo affrontare questo picco dall’estero con maggiore tranquillità. Certo, siamo sempre davanti a un virus particolarmente infettivo e dunque ci saranno situazioni da gestire a livello ospedaliero. Purtroppo vedremo anche molti morti, se non in proporzione alla popolazione, in termini assoluti.

Si parla di variante Gryphon, che nell’area di New York sta già facendo impennare il numero dei positivi. Abbiamo dei dati sulla risposta immunitaria?

I vaccini a mRna stanno rispondendo bene anche alle ultime evoluzioni di Omicron, e hanno dimostrato di avere uno spettro di protezione più ampio rispetto a quelli tradizionali. Sarà fondamentale tracciare e sequenziare i nuovi casi, ed è un bene che il governo italiano abbia iniziato a farlo, per capire se emergono varianti in grado di evadere la copertura vaccinale o di avere conseguenze più gravi sulla salute.

La campagna vaccinale si è di fatto fermata. La quarta dose è stata consigliata a chi aveva più di 60 anni e ai soggetti fragili, ma al di là di queste categorie il tasso di adesione è piuttosto basso. Ora cambieranno le cose?

Dall’autunno abbiamo disponibili vaccini aggiornati, che hanno una maggiore copertura su Omicron. In pochi giorni saremo in grado di capire se ha senso consigliare una nuova campagna vaccinale per chi finora non era considerato a rischio. Vedremo i dati sull’efficacia della protezione per chi ha ricevuto solo due o tre dosi, e le autorità sanitarie sapranno in poco tempo se cambiare strategia. In particolare chi ha a che fare con soggetti fragili potrebbe beneficiare della quarta dose. Non dobbiamo dimenticare che questo è un virus che fa danni per il gran numero di persone che è in grado di colpire: chi è vaccinato risponde meglio e ha meno conseguenze gravi.

La Cina era l’ultimo “anello debole” nell’immunizzazione globale, una popolazione che in termini medici viene definita naive: pochi contagi, non abbastanza vaccinati e per di più con farmaci poco efficaci. Una volta passata anche questa ondata, potremo poi – a livello globale – tirare il sospiro di sollievo che aspettiamo da tre anni?

Qui ci sono due scenari contrapposti, impossibili da prevedere. Il primo, come dice lei, è che la pandemia attraverserà quest’ultimo gruppo di persone a bassa immunizzazione e, alla fine dell’ondata, la circolazione del virus si stabilizzerà. L’altro, da tenere sotto controllo e decisamente più preoccupante, è che la grande circolazione del virus possa favorire l’emergere di varianti – che in genere si formano nei pazienti critici in cui il virus alberga per un periodo più lungo del solito – in grado di “bucare” i vaccini. Ripeto, al momento non si possono fare previsioni.

Dalla Cina e dalla sua rigida politica zero Covid abbiamo capito che le misure restrittive possono arginare ma non fermare un virus. L’Europa, per ora, ha deciso che non reintrodurrà limitazioni ai viaggiatori internazionali. Lei cosa consiglierebbe di fare?

Eventuali misure restrittive andranno decise in base alle evidenze scientifiche. Ci sarà un aumento dei casi, è inevitabile, ma per ora dobbiamo puntare sul monitoraggio: sequenziare i virus e verificare se eventuali nuovi ceppi sono più o meno dannosi di quelli precedenti. Solo di fronte a un obiettivo peggioramento del quadro sanitario avrà senso imporre misure di protezione. Come ha visto, è bastata una circolare e in 48 ore abbiamo ricominciato a fare i test negli aeroporti, almeno per chi arriva dalle zone “calde”. Gli strumenti non mancano e siamo in grado di predisporli in modo graduale.

E a livello personale?

Il trasporto aereo fa un servizio eccezionale a questo virus, gli permette di girare il mondo in pochi giorni. Per questo direi a chi viaggia, soprattutto quando si trova in fila, negli assembramenti, quando sale e scende dagli aerei, di indossare mascherine Ffp2. Riduce la possibilità di contagio e in ogni caso la carica virale, limitando gli effetti nefasti del Covid. Non sarebbe male se le società aeroportuali (non le linee aeree che in questo momento non hanno interesse a introdurre limitazioni) le fornissero gratuitamente, sarebbe una misura che costa meno di tante altre.

Insomma siamo in un déja-vu di tre anni fa: contagi in Cina, Europa che va in ordine sparso, timore a viaggiare, un virus di cui è impossibile prevedere l’evoluzione.

No, per fortuna oggi abbiamo farmaci nuovi, e non parlo solo dei vaccini ma anche degli antivirali che funzionano molto bene, la capacità di studiare in pochi giorni l’evoluzione del virus, una buona fornitura di mascherine. Oltre ad almeno 15 milioni di italiani che hanno superato il Covid. Se le varianti restano quelle di Omicron, anche con un aumento di casi ci troveremo nella situazione di un mese fa, non in un’emergenza epidemiologica. Non è il momento di eccedere, né nel lassismo né nella , la popolazione è esasperata dalle contrapposizioni e non possiamo permetterci decisioni approssimative. Ora ci sono anche test più attendibili e più rapidi rispetto a quelli antigenici, che hanno un tasso di inefficienza vicino al 40%. Nuovi sistemi che si avvicinano a quelli molecolari senza aver bisogno di avere un laboratorio a disposizione. Sarebbe utile iniziare ad adottarli.

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