Nonostante l’appello di “Micromega”, secondo Giuseppe Pennisi il Mes andrebbe ratificato, se non altro perché l’Italia al momento impedisce che altri si avvantaggino dello strumento e non avrà, poi, alcuna voce in capitolo nel negoziato per il riassetto del Patto di Crescita e Stabilità. Sulla sua utilizzazione il discorso è più complesso…

La vigilia di Natale le redazioni e non solo state inondate da un «appello degli economisti» perché il Parlamento non ratifichi l’accordo intergovernativo sul Meccanismo europeo di stabilità (Mes) e l’Italia proponga che a) venga rimborsato il capitale agli Stati che lo hanno già versato e b) si crei un’Agenzia europea del debito dove si parcheggi (presumibilmente per sempre) parte del debito sovrano accumulatisi in questi anni. L’appello è apparso sul sito della rivista Micromega, la cui testata, dal titolo volterriano, non esce più in edicola da qualche tempo. Si è sempre proclamata come «voce della sinistra eretica»; visto chi collabora, sarebbe più appropriato chiamarla «voce della sinistra chic», quella che i francesi chiamano gauche caviar.

I firmatari sono una ventina. Alcuni (peraltro pochi) accademici di fama, la maggior parte docenti che sperano (un giorno) di diventare famosi anche loro, un paio di giornalisti economici. Alcuni, scrivono da anni spesso sul Fatto Quitidiano e occasionalmente su Repubblica invocando politiche «keynesiane» ma equivocando il grande economista britannico: chiedono che lo Stato si indebiti per finanziare spesa di parte corrente a fini redistributivi, mentre (si rileggano la Teoria Generale o il recente libro di Giorgio La Malfa Keynes, l’eretico dove parte dell’epistolario dell’economista britannico viene riprodotto e commentato) Keynes ha sempre insistito che la spesa in disavanzo dovesse essere utilizzata unicamente per investimenti ad alto tasso di rendimento economico.

Di per sé, l’appello non avrà effetti perché pochi vanno sul sito di Micromega. Chi lo legge, poi, vi trova argomentazioni per ratificare l’accordo Mes e utilizzarlo in caso di necessità.

I firmatari ripetono argomenti della destra e della sinistra radicale: l’accordo sarebbe inutile e lesivo della sovranità di Stati altamente indebitati e non faciliterebbe – come argomentato dalla Banca centrale europea (Bce) – il completamento dell’unione bancaria europea.

L’accordo non è inutile, come possono testimoniare gli Stati che hanno chiesto e ottenuto i finanziamenti dal “predecessore” del Mes (anche se non tutte le parti politiche della Grecia condividono questo punto di vista). Avere l’opinione di Bce, Fondo monetario internazionale e Commissione europea sulla propria politica di riassetto strutturale (e di riduzione del debito) è essenzialmente una forma di assistenza tecnica indipendente e gratuita: l’Italia ne ha tratto vantaggio più volte, ad esempio nel caso di finanziamenti «stand-by» del Fmi e dei prestiti della Banca mondiale a quella che era la Cassa per il Mezzogiorno. Ha comunque un effetto positivo su come i mercati rispondono alle nostre emissioni di titoli di Stato; nel 2011, lo spread non sarebbe arrivato a livelli così elevati se ci fosse stato un «prestatore di ultima istanza» in grado di aiutare il Governo a formulare un programma di riassetto strutturale ed a monitorarne l’attuazione.

L’affermazione, poi, che il completamento dell’unione bancaria possa essere effettuato con un «Fondo unico di risoluzione» nell’ambito della Bce significa non conoscere gli elementi di base dell’assetto Ue: l’«unione bancaria» è, infatti, aperta a Stati che fanno parte dell’Ue ma non della zona dell’euro tanto che Croazia e Bulgaria vi hanno già aderito e le loro banche di maggiore dimensioni sono soggette al Meccanismo di vigilanza unico.

Quindi, il Mes è utile e, mio avviso, il relativo accordo va ratificato al più presto. Se non altro perché se l’Italia è l’unico Paese che, non ratificando, impedisce che altri si avvantaggino dello strumento e non avrà, poi, alcuna voce in capitolo nel negoziato per il riassetto del Patto di Crescita e Stabilità.

Sulla sua utilizzazione da parte dell’Italia il discorso è più complesso. La mia posizione è sempre stata chiara: utilizzare il «Mes sanitario» per riparare parte dei problemi del sotto finanziamento della sanità negli ultimi dieci anni. L’alternativa è abolire da subito l’inutile e dannoso «reddito di cittadinanza» ed impiegarne lo somme per la sanità. Piacerà ai firmatari dell’appello?

(Foto da European Stability Mechanism

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