Non soltanto Prato, Firenze, Milano e Roma come affermato inizialmente. Ora, secondo Safeguard Defenders, di questi centri opachi ce ne sarebbero almeno dieci. In parlamento sono ancora in corso le interrogazioni mentre altri governi hanno già aperto indagini

L’Italia è il Paese con la più alta presenza al mondo di stazioni di polizia cinese d’oltreoceano, accusate di controllare la popolazione cinese all’estero dietro la facciata di centri di assistenza per attività amministrative. Lo racconta un nuovo rapporto di Safeguard Defenders dal titolo “Patrol & Persuade”, pubblicato in anteprima per l’Italia dal settimanale L’Espresso.

Le stazioni di polizia cinese d’oltreoceano in Italia non sarebbe più quattro come affermato inizialmente, ma almeno dieci. Oltre a Prato, Firenze, Milano e Roma (quelle in queste ultime due definite “progetti pilota” dalle autorità cinesi), ora spuntano anche nuove aree tra cui Bolzano, Venezia e la Sicilia.

“L’Italia è l’unico Paese europeo in cui la reazione alla nostra indagine è stata molto fredda”, ha detto Laura Harth, campaign director di Safeguard Defenders, al giornale. “Sarebbe il caso che il nuovo governo italiano mostrasse la ferma volontà di cambiare passo e investigare seriamente la questione, ivi inclusa l’esposizione complessiva del Paese alle interferenze di Pechino, visto che è proprio dall’Italia che è partito tutto, ha aggiunto.

Già molti governi occidentali hanno aperto indagini su queste stazioni di polizia. Per l’Italia la situazione è ancor più delicata, essendo uno dei pochi Paesi al mondo, l’unico G7, ad avere una collaborazione tra forze di sicurezza per pattugliamenti congiunti, come raccontato su Formiche.net. Nelle scorse settimane sono state depositate alla Camera e al Senato due interrogazioni, una dell’opposizione (Lia Quartapelle, responsabile esteri del Partito democratico) e una della maggioranza (Mara Bizzotto, senatrice della Lega), per chiedere chiarezza. Le interrogazioni sono ancora in corso.

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