Mettere insieme la “sinistra sociale” della Dc o del Ppi o della Margherita o della prima fase del Partito democratico con il populismo anti politico, demagogico e qualunquista dei 5 Stelle è un fatto del tutto fantasioso. Il commento di Giorgio Merlo

Diciamoci la verità anche per fugare qualsiasi equivoco. Non c’è alcun confronto, alcun parallelismo, alcuna somiglianza tra la storica esperienza della “sinistra sociale” di ispirazione cristiana declinata all’interno di un partito, la Dc, con la cosiddetta “sinistra pauperista e assistenzialista” interpretata dal partito populista per eccellenza, cioè i 5 Stelle. Due esperienze, cioè, radicalmente diverse sotto il profilo valoriale, culturale, politico e soprattutto programmatico. Certo, entrambe queste esperienze partono dalla irruzione della cosiddetta ”questione sociale” nel nostro Paese.

Una “questione sociale” che si manifesta sempre in forme diverse e con modalità, come ovvio e scontato, profondamente nuove ed inedite. Ma è indubbio, comunque sia, che per affrontare adeguatamente e con intelligenza la “questione sociale” servono sempre alcuni ingredienti di fondo: cultura politica, sensibilità sociale, cultura di governo e coerenza del progetto politico. Ora, è di tutta evidenza che su questo tema si qualifica una componente politica, una corrente culturale e, soprattutto, un progetto politico. Ed è proprio su questo versante che si misura la serietà, la coerenza e la credibilità di un progetto politico rispetto alla sola improvvisazione, alla più bieca strumentalizzazione e a una spinta puramente populista, anti politica se non addirittura violenta.

Certo, i tempi cambiano rapidamente e le stessi fasi politiche si susseguono altrettanto frettolosamente. Ma non si può confondere un partito che cavalca in modo spregiudicato un fortissimo disagio sociale – e anche di natura personale – con misure puramente assistenziali se non addirittura pauperiste con esperienze politiche che fanno proprio dell’istanza sociale il perno attorno alla quale si affina e si consolida un progetto politico e di governo.

Basti pensare, per fare un solo riferimento storico, cosa dicevano al riguardo proprio uomini come Carlo Donat-Cattin e Franco Marini – leader indiscussi della “sinistra sociale” di ispirazione cristiana – sull’importanza dell’istanza sociale nella concreta dialettica politica e parlamentare. Era infatti loro ferma convinzione far sì che il dato politico nuovo doveva consistere nel dare alla politica complessiva un ruolo non più subalterno, ma primario per la vita dello Stato, anche nella sua espressione politico ed amministrativa.

Insomma, per uomini come Donat-Cattin e Marini l’istanza sociale doveva farsi Stato. Trovare, cioè, piena ed irreversibile cittadinanza ad ogni livello dell’organizzazione amministrativa e della gestione della cosa pubblica. Certo, parliamo anche di leader e statisti che capivano la “questione sociale” perchè avevano vissuto per molti anni quei luoghi di lavoro, conoscevano per esperienza e per curriculum le istanze e le domande di quei ceti sociali e, soprattutto, frequentavano non saltuariamente quelle realtà popolari.

Ecco, che cosa centri la storica “sinistra sociale” di ispirazione cristiana che abbiamo conosciuto nel nostro Paese con la richiesta/imposizione di dare per sempre il Reddito di cittadinanza a chi non lavora, a chi non può lavorare o a chi non ha intenzione di cercarsi un posto di lavoro resta sostanzialmente un mistero. Detto con altre parole, cosa c’entra la “sinistra sociale” della Dc o del Ppi o della Margherita o della prima fase del Pd con il populismo anti politico, demagogico e qualunquista dei 5 Stelle? Affiancarli è un fatto del tutto fantasioso. Per questi semplici motivi è sempre consigliabile non confondere le categorie politiche, i progetti politici, le culture politiche con banali improvvisazioni e con grottesche strumentalizzazioni. Una osservazione utile nonché necessaria se si vuole veramente rinnovare la politica e rilanciarne il suo ruolo e la sua funzione nella società contemporanea.

Condividi tramite