Mentre prosegue la sinergia tra Italia, Regno Unito e Giappone sul Tempest, Tokyo vuole aumentare significativamente il suo budget militare, puntando al 2% del Pil alla Difesa, come i Paesi Nato

Si stringe ancor di più la collaborazione nel comparto della Difesa tra Roma, Londra e Tokyo, concretizzatasi intorno al caccia di sesta generazione Tempest. I tre Paesi annunceranno infatti già la prossima settimana un accordo significativo per sviluppare congiuntamente il nuovo velivolo, secondo quanto riportato da Reuters. Notizia che arriva all’indomani della richiesta avanzata dal primo ministro giapponese, Fumio Kishida, verso il suo gabinetto per garantire fondi sufficienti ad aumentare il budget militare fino al 2% del Pil nei prossimi cinque anni (ad oggi ne investe circa l’1%), in linea con i Paesi Nato. Si riconferma così la tendenza all’aumento dei finanziamenti destinati alla Difesa da parte del Paese del Sol levante. Si attesterebbero tra i 295 e i 318 miliardi di dollari (pari a 40-43mila yen) i fondi richiesti. Non solo, l’annuncio della spesa per la Difesa segue diversi altri cambiamenti in campo militare, come l’autorizzazione all’esportazione di attrezzature militari e l’acquisizione di armi a più lunga gittata.

Sinergie sul Tempest

Proprio questo giugno, a margine del vertice Nato di Madrid, Kishida aveva annunciato l’adesione giapponese al programma Tempest. Tokyo e Londra, tra l’altro, sono sempre più vicini a un accordo per fondere insieme i rispettivi programmi per i caccia di nuova generazione Tempest e F-X. Il progetto, che nelle intenzioni dei due Paesi dovrebbe concretizzarsi entro la fine dell’anno, sarebbe orientato alla riduzione dei costi di sviluppo, oltre ad allargare il potenziale mercato del sistema all’Asia. La spinta a combinare i due programmi sarebbe guidata da Mitsubishi Heavy Industries, responsabile dell’F-X, e la britannica BAE Systems. Si tratta della prima volta che il Giappone collabora con altri paesi oltre agli Usa su un progetto di attrezzature per la Difesa di tale portata. L’annuncio si prevede arrivi prima che Tokyo rilasci la sua nuova strategia di sicurezza nazionale e un piano di approvvigionamento militare previsti verso la metà di dicembre. I colloqui tra i tre Paesi sul Tempest proseguiranno anche nel 2023 per definire i dettagli del progetto, quali le quote di lavoro e i disegni delle varianti che ciascun partner svilupperà.

E la Cina?

Il rafforzamento degli armamenti porterà, tra le altre cose, a dotarsi di nuovi missili a lungo raggio utili nella deterrenza nei confronti dell’assertività cinese. L’idea è dunque dissuadere Pechino dal ricorrere ad azioni di forza militare nell’Indo-Pacifico, e in particolare nel Mar cinese orientale. Inoltre, il Paese nipponico sta anche valutando di allentare le proprie norme sulle esportazioni militari così da poter esportare in futuro il caccia frutto del lavoro trilaterale congiunto, stando alle dichiarazioni dell’ex ministro della Difesa, Itsunori Onodera. L’aumento del budget per la Difesa, inoltre, mira anche a contenere le ambizioni della Corea del Nord nella regione.

L’aumento del budget giapponese

Il budget militare richiesto per il prossimo quinquennio risulta in aumento rispetto allo scorso anno, e la somma precisa sarà frutto del compromesso raggiunto tra le richieste dei ministri della Difesa, Yasukazu Hamada, e delle Finanze, Shunichi Suzuki. Kishida ha anche dichiarato che la sua amministrazione dovrà rivedere le spese del governo e i flussi di entrate, oltre a decidere come garantire finanziamenti extra per aumentare il bilancio della Difesa, ha commentato Hamada. “La questione è se il governo riuscirà a garantire le fonti di finanziamento e se potremo far fluire il denaro attraverso la difesa nazionale e le industrie connesse per sostenere l’economia”, ha dichiarato Takuya Hoshino, economista del Dai-ichi life research institute. “Se spendiamo il denaro per acquistare armi e altri beni militari all’estero, questo scatenerebbe un deflusso di capitali e un deprezzamento dello yen”, ha continuato l’esperto esprimendo preoccupazione per la manovra che rischia di ostacolare la ripresa economica.

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