Per la Corte di Giustizia dell’Unione europea l’accesso pubblico ai registri dei beneficiari ultimi delle società e persone giuridiche anonime viola la loro privacy. Fino ad ora, era stato uno strumento efficace per inchieste e attività giornalistica e di denuncia. La protesta di Maria Pevchikh, capo del Dipartimento investigativo della Fondazione per la lotta alla corruzione del dissidente russo Navalny

Il 22 novembre, la Corte di Giustizia dell’Unione europea ha modificato le sentenze C-37/20 e C-601/20, nelle quali si analizza la legalità, sotto il punto di vista del diritto europeo, delle disposizioni che permettono al pubblico di avere accesso al registro dei beneficiari ultimi delle società e persone giuridiche anonime. Questa normativa è stata fino ad ora uno strumento nella prevenzione dell’uso del sistema finanziario per il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo.

L’articolo sotto osservazione della Corte prevede che “tutti gli Stati membri garantiranno che l’informazione sulla proprietà reale sia in tutti i casi a disposizione di: a) le autorità competenti e le Unità di intelligence finanziaria, senza limitazione; b) le entità costrette, nell’ambito della competenza […] c) qualsiasi membro del pubblico in generale”. Le autorità investigative e le agenzie antiriciclaggio non sono soggette a limitazioni, ma solo il “pubblico in generale”.

Infatti, questi registri, noti come registri dei titolari effettivi finali, sono lo strumento principale usato da ricercatori e giornalisti per scoprire la corruzione e gli interessi commerciali dei soggetti delle loro investigazioni.

Ma per la Corte di Giustizia dell’Ue violano il diritto alla privacy di quelle società segrete e proprietari di fondi, per cui non ci sarà più accesso pubblico alla lista di nomi. Alcuni esperti sostengono che, in questi pochi giorni dalla decisione, ci sono già “blackout immediati” a livello europeo sulla trasparenza di beneficiari ultimi, e questo danneggerà a breve i progressi sulla trasparenza finanziaria.

Sarà molto interessante la reazione internazionale a questa scelta, soprattutto dopo che negli Stati Uniti è stata approvata nel 2020 il Corporate Transparency Act e i governi hanno rafforzato la lotta contro il riciclaggio di denaro come materia di sicurezza nazionale.

Maria Pevchikh, capo del Dipartimento investigativo della Fondazione per la lotta alla corruzione del dissidente russo Alexei Navalny, sostiene che la scelta della Corte europea cancella almeno 10 anni di lavoro contro la corruzione. In un approfondito thread su Twitter, la giornalista spiega perché l’accesso ai registri è così importante e ha criticato la sentenza.

“L’Ue ha preso una decisione incredibilmente stupida e dannosa di chiudere i registri nazionali delle imprese dei beneficiari effettivi – ha scritto Pevchikh -. Non sarà più possibile per il pubblico sapere chi è veramente il proprietario di un’impresa europea. Sono sinceramente stupita. I registri Ubo (Ultimate Beneficial Owner) sono vitali per il lavoro di investigatori, attivisti, ricercatori, chiunque combatta la corruzione”.

Per la giornalista, si tratta di un semplice provvedimento di trasparenza: “Un’azienda può ancora essere di proprietà di una catena di entità offshore anonime provenienti da isole esotiche, ma se vuoi operare in Europa, devi rivelare il nome della persona reale dietro di essa. La soppressione dei registri Ubo pubblici ci riporta indietro nel tempo. Ritorno all’era dei traffici loschi, delle società fittizie e del riciclaggio di denaro senza restrizioni. Non c’è un’agenzia delle forze dell’ordine al mondo che sia in grado di combattere la corruzione da sola. Il controllo pubblico è vitale”.

E fa alcuni esempi: “Il golf club San Roque, un lussuoso golf resort in Spagna del valore di 40 milioni di euro è stato acquistato da una società cipriota Citerne Holdings. Il club è un vero gioiello: 50 ettari di terreno meraviglioso, 2 campi da golf, diverse ville private in loco. Chi lo possiede? Buona domanda. Nel registro delle imprese di Cipro, possiamo vedere che Citerne è di proprietà di Pianta Investments delle Seychelles. Le Seychelles sono una delle giurisdizioni più sporche, non c’è modo di sapere chi possiede un’azienda lì. Sembra un vicolo cieco. Ma non lo è”.

Nella sua inchiesta, Pevchikh ha fatto richiesta al registro Ubo di Cipro: “Otteniamo il documento che ha il nome della persona dietro l’azienda delle Seychelles. E quella persona è il figliastro del vice primo ministro russo”.

“La corruzione e il riciclaggio di denaro lottano nell’oscurità. La Corte di Giustizia dell’Unione europea ha appena spento tutte le luci. Questa decisione favorisce oligarchi e criminali e rende l’Ue il rifugio più sicuro per il denaro sporco”, ha commentato Pevchikh.

“Credo fermamente che se le istituzioni non funzionano devi urlare e gridare fino a quando lo fanno – ha concluso -. E invito tutti a mettersi in gioco: fare campagna, scrivere agli eurodeputati, chiedere risposte, spargere la voce. Questo deve essere ripristinato a beneficio di tutti noi”.

Condividi tramite