Pubblichiamo un estratto del nuovo libro di Claudio Bertolotti – analista e ricercatore, direttore di Start Insight, membro della “5+5 Initiative” per la sicurezza del Mediterraneo – “Sicurezza energetica. La rinnovata centralità del Mediterraneo” (Collana “Insight”, Volume 7). Acqua ed energia (rinnovabile) per la sicurezza nazionale e la cooperazione regionale sono due degli elementi centrali nel presente e nel futuro del bacino

La storia ci ricorda che quando cambia la fonte di potere dominante, cambiano anche i rapporti di forza che dominano la politica internazionale. Il “sistema Mediterraneo” è attualmente sottoposto a un forte stress, politico, sociale, economico, commerciale ed energetico. Deve affrontare la crisi economica e il problema della dipendenza energetica, le difficoltà di approvvigionamento di materie prime e di semiconduttori, l’accesso sempre più critico alle risorse idriche e alimentari, la sicurezza delle vie di comunicazione e la protezione delle infrastrutture critiche sottomarine.

Non v’è dubbio alcuno che l’accesso all’acqua, alle risorse alimentari e all’energia, associato alle conseguenze del cambiamento climatico e alle relazioni e agli equilibri internazionali, è e sarà sempre più l’elemento in grado di condizionare il livello di stabilità o instabilità dell’intera area del mediterraneo allargato.

Questo intreccio di ambizioni e legittime aspettative, a cui si aggiungono i fattori dinamizzanti delle relazioni internazionali, che spesso appaiono inconciliabili tra loro, è la sfida che la nostra generazione ha di fronte e deve affrontare.
Acqua ed energia sono i due elementi chiave che determineranno, e che già ora determinano, l’insorgere di instabilità, emergenze e sfide sempre più pressanti e urgenti.

Lo sappiamo, ma non dovremo mai stancarci di ricordarlo in ogni occasione, che tutti i Paesi dell’area mediterranea sono minacciati dalla scarsità d’acqua e si trovano ad affrontare, da un lato, l’aumento della domanda di risorse idriche e la concorrenza tra i diversi utenti: condizioni che costringono i governi a cercare alternative diverse dalla costruzione di nuove dighe e infrastrutture per i trasferimenti energetici interregionali. Dall’altro lato, gli Stati devono affrontare una situazione che sta peggiorando sotto l’effetto del cambiamento climatico e della cattiva gestione delle risorse idriche.

Relativamente al contesto energetico, l’area mediterranea è caratterizzata da un notevole aumento delle importazioni di energia convenzionale: l’80 per cento dei Paesi del Mediterraneo occidentale sono grandi importatori di energia fossile. Una situazione che richiede soluzioni alternative per soddisfare l’aumento del fabbisogno energetico ed evitare la produzione eccessiva di gas serra, con uno sguardo rivolto verso l’alternativa delle energie rinnovabili.

In particolare, con riferimento all’approvvigionamento e alla produzione di energia, esistono approcci contrastanti sulle modalità di accesso e sfruttamento delle energie rinnovabili. Da un lato quello razionale e pragmatico che si fonda sulla sostenibilità e tiene conto delle effettive esigenze collettive, capacità, tempi e difficoltà (tecnologiche e strutturali); dall’altro c’è l’approccio pericoloso dell’ambientalismo ideologico, basato sulla convinzione controproducente e insostenibile dell’abbandono delle tecnologie e delle risorse energetiche attuali senza progressività e su una base puramente temporale. Quest’ultimo, certamente minoritario e marginale all’interno dell’ampio panorama dell’opinione pubblica, è però in grado di ottenere un’amplificazione massmediatica delle proprie istanze, complice l’assenza di una strategia comunicativa di contro-narrazione istituzionale efficace.

Governi e decisori politici saranno pertanto chiamate ad attuare politiche realistiche, economicamente e ambientalmente sostenibili. In questo contesto, anche lo sviluppo e l’utilizzo dell’energia nucleare, terza fonte energetica mondiale e principale fonte di energia non inquinante, gioca un ruolo decisivo in termini di contenimento dell’inquinamento globale il cui contributo, unitamente e in maniera coordinata e bilanciata a quello delle fonti energetiche sostenibili, richiede importanti investimenti e una chiara visione di lungo periodo.

Il tema del volume “Sicurezza energetica. La rinnovata centralità del Mediterraneo. Acqua ed energia (rinnovabile) per la sicurezza nazionale e la cooperazione regionale” parte dalle riflessioni e dalle valutazioni della ricerca sviluppata nel 2022 in seno alla “5+5 Defense Initiative” dal gruppo internazionale di ricercatori designati dai Paesi aderenti all’iniziativa. Il tema affrontato è strategico e di estrema attualità data la crescita nel consumo di acqua e di energie rinnovabili che le rende un importante argomento politico ed economico e al contempo oggetto primario nelle relazioni internazionali e negli equilibri di potere, interno ed esterno, alle nazioni.
“Acqua pulita e accessibile per tutti” è l’obiettivo numero 6 nella lista degli obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals, Sdg) adottati dalle Nazioni Unite nel 2015. Di vitale importanza per la vita umana, i Paesi del Mediterraneo occidentale, le loro popolazioni, agricoltori, allevatori e industriali, attribuiscono un’importanza vitale all’acqua.

Per quanto riguarda le energie rinnovabili (solare, eolica, idraulica, geotermica), il cui potenziale è considerato inesauribile, sono però prodotte con costi ancora elevati, e spesso non sostenibili su larga scala e con le infrastrutture esistenti. In tale quadro, caratterizzato da una grande incertezza in cui le opportunità politiche e le istanze di una parte della società civile svolgono un ruolo non sempre favorevole e costruttivo, si registra un’accelerazione da parte dei Paesi maggiormente industrializzati dell’Unione europea verso una “transizione energetica” che, sotto molti aspetti, tende a imporsi come una riduzione forzata e irrazionale dell’utilizzo di fonti energetiche fossili, con danni potenzialmente gravi e irreversibili per le economie nazionali e per gli equilibri economici, sociali e politici.

Ciò nonostante, va però riconosciuto che un approccio responsabile che guardi ad un affrancamento progressivo dalle fonti fossili e combustibili, dunque una “transizione energetica” sostenibile, progressiva e che tenga conto delle capacità tecnologiche, dell’impatto economico-sociale e delle attuali fonti energetiche primarie, se da un lato presenta criticità evidenti, dall’altro lato apre alla possibilità di quella auspicata e necessaria autonomia energetica strategica, essenziale tanto ai singoli Paesi quanto e ancor di più, al «sistema europeo». Una scelta strategica, quella che l’Unione europea ha definito, essenziale per imporsi come modello di sviluppo di riferimento in un’epoca storica caratterizzata dagli effetti del cambiamento climatico e dalle crescenti difficoltà di accesso e disponibilità di combustibili fossili. Ciò potrà trovare realizzazione solo attraverso la consapevolezza della primazia di un fattore ineludibile e condizionante: la crescita e lo sviluppo della popolazione sono le variabili indipendenti che determinano un aumento del consumo di risorse energetiche e idriche e mai il contrario. Dunque la capacità di approvvigionamento e di produzione energetica dovrà tener conto di un aumento progressivo della domanda di energia, coerentemente con l’andamento demografico ed economico, così come dello sviluppo tecnologico dei Paesi che ridefiniranno le loro strategie nazionali di sicurezza energetica in questa direzione.

In particolare, per quanto concerne l’Italia quale potenziale attore guida dell’area mediterranea e nell’ottica di una chiara e definita strategia di sicurezza energetica nazionale basata sulla disponibilità di una fornitura adeguata di energia a un prezzo ragionevole, ciò che si impone è la ricerca di «affidabilità di breve termine e adeguatezza di lungo termine, interrelazione e interconnessione nell’ottica di garanzia d’accesso a forniture stabili di risorse energetiche, a prezzi ragionevoli, anche per escludere potenziali rischi macroeconomici associati a mutamenti repentini sul lato dell’offerta o su quello del prezzo». Aspetti, quelli evidenziati, che sono di primaria importanza ma che assumono un valore concreto solamente se inseriti in un quadro olistico che sappia tener conto dei principi della scienza politica, poiché tali aspetti non possono essere affrontati in maniera coerente ed efficace senza fare riferimento alla cooperazione internazionale, all’interdipendenza tra Paesi produttori e Paesi consumatori, e persino alla capacità militare poiché la disponibilità delle fonti energetiche, il loro sfruttamento, tutela e la capacità di sostenerne la produzione attraverso lo sviluppo tecnologico non dipende solo dalla geografia o dall’economia, ma anche dalle politiche di governo e dalle alleanze strategiche all’interno dell’arena internazionale.

Ed è in questo preciso scenario teorico che va ad inserirsi la guerra russo-ucraina iniziata nel febbraio 2022, quale dimostrazione pratica della mutabilità delle relazioni internazionali, dei rapporti tra alleati e competitor, così come dell’imprevedibilità di eventi naturali o umani in grado di negare, in tutto o in parte, l’accesso alle risorse energetiche e di condizionare in maniera sfavorevole i prezzi delle fonti energetiche, con dirette ripercussioni sul piano sociale, politico ed economico. E proprio la guerra russo-ucraina, ha riportato l’attenzione dei governi sui rischi di interruzione delle forniture che comportano, per definizione, quel costo strategico che va opportunamente calcolato: esercizio non semplice, che non può essere ridotto al semplice computo di investimenti e relativi rendimenti, ma deve comprendere anche valutazioni sulle diverse opzioni strategiche limitando, in primis, i rischi legati alla fortissima dipendenza da idrocarburi e, in secondo luogo, imponendo l’esigenza di una diversificazione del mix energetico a prezzi accessibili e di un potenziamento dell’influenza dal lato dell’offerta, in particolare attraverso la realizzazione dei gasdotti, a cui devono associarsi il principio della solidarietà tra Stati amici (in particolare tra Stati membri dell’Unione europea).

In sintesi, l’obiettivo a cui si guarda è quello di creare un mix energetico sostenibile, efficiente e diversificato, cioè che sia sostenibile dal punto di vista ambientale ed economico, che utilizzi le risorse in modo efficiente e che sia basato su diverse fonti di energia, in modo da ridurre la dipendenza da una sola fonte. Inoltre, è importante adottare un approccio integrato per affrontare le sfide e le opportunità legate ai cambiamenti climatici, cioè un approccio che consideri i diversi aspetti e le connessioni tra loro.

Sul piano politico-strategico, assume particolare rilevanza lo sviluppo di un “sistema mediterraneo dell’energia”, ovvero un sistema che colleghi in modo sicuro e a più vie le due sponde del Mediterraneo. Ciò potrebbe includere il potenziamento delle infrastrutture esistenti, come gasdotti e condotti sottomarini, e la costruzione di nuove infrastrutture, come impianti di trasformazione e stoccaggio dell’energia. L’obiettivo è quello di aumentare la sicurezza e la diversificazione delle fonti di energia per l’Europa, oltre che di sfruttare le opportunità economiche offerte dalla cooperazione energetica con i paesi della sponda Sud del Mediterraneo, con l’obiettivo primario di governare le dinamiche delle relazioni internazionali, senza esserne sopraffatti a causa di una mancata o inadeguata strategia di sicurezza nazionale.

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