Il nuovo capo della Bundeswehr eredita l’incarico in seguito alle dimissioni di Christine Lambrecht, accusata di reticenze nel fornire aiuti all’Ucraina. Nonostante i precedenti rapporti con la Federazione Russa, Pistorius è l’uomo giusto al momento giusto

L’attuale ministro degli Interni della Bassa Sassonia, Boris Pistorius, sarà il nuovo ministro della Difesa, sostituendo Christine Lambrecht in seguito alle sue dimissioni. Membro dei socialdemocratici (Spd), Pistorius si è distinto negli ultimi mesi per l’attivismo contro il Cremlino dopo l’invasione russa dell’Ucraina.

L’esempio significativo è l’aver reso un reato nel proprio Laender l’esibizione del simbolo Z come manifestazione del supporto alla Russia nella guerra. La lettera era diventata tristemente famosa in quanto insegna delle truppe russe che operano nel Donbass, la regione probabilmente più simbolica di questo conflitto. Esporla in luogo pubblico con finalità politiche è oggi un reato penale nella Bassa Sassonia, punibile con multe e anche con il carcere.

Ulteriore episodio interessante ha visto la Bassa Sassonia sospendere temporaneamente la possibilità di rimpatriare persone verso l’Iran, in seguito alla repressione delle proteste, con Pistorius che si era fatto promotore dell’iniziativa perché la si portasse a livello federale.

Come tutti i membri dell’Spd, anche Pistorius ha appoggiato, a suo tempo, la costruzione dei gasdotti Nord Stream 1 e 2. Di più, la sua compagna è l’ex moglie di Gerhard Schroder, ex Cancelliere strettamente legato alla Russia di Putin tramite le sue remunerative partecipazioni nell’industria del gas. Da allora sembrerebbe che Pistorius si sia molto ravveduto sulle relazioni tra Russia e Germania.

Come ministro dell’Interno della Bassa Sassonia si è concentrato sul contrasto al terrorismo islamista, all’estremismo di destra e sulla sicurezza informatica. Toccherà a lui guidare la Difesa tedesca in un momento particolarmente critico, con la guerra in Ucraina e le pressioni degli alleati perché la Bunderswehr si spenda di più negli aiuti a Kiev. Proprio a causa di questi temi Christine Lambrecht ha dovuto rassegnare le proprie dimissioni.

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