Luca non era solo un gran calciatore e una gran persona, lui incarnava qualunque cosa facesse diventandone il simbolo. Il ricordo di Gianluca Calvosa, ceo Standard Football

Era la primavera del 2018, e mi trovavo a Londra perché insieme a Luca avevamo fissato una serie di appuntamenti di lavoro tra cui uno con la dirigenza del Chelsea. Eravamo in Fulham Road ed era una bellissima giornata, quindi decidemmo di raggiungere lo Stamford Bridge a piedi. La cosi si rivelò più ardua del previsto. Sin da subito i londinesi che incrociavamo cominciarono a fermarci. La cosa funzionava più o meno così: incrociandoci lo riconoscevano, tornavano indietro, si avvicinavano con cautela e con una certa deferenza gli tendevano la mano mentre chinavano leggermente il capo, “Sir”. Gli dicevano solo questo, “Sir”. Luca sorrideva è stringeva la mano ad ognuno di loro. Dopo un po’ divenne complicato proseguire il cammino ad un passo adeguato e finimmo per rifugiarci in un taxi. Impiegammo altri 10 minuti durante i quali il tassista, tifoso del Tottenham da diverse generazioni, ci spiegò che suo figlio tifava Chelsea perché Vialli era il suo idolo. Tornando a casa la sera avrebbe raccontato al giovanotto di aver portato Luca nel suo cab.

Giunti allo stadio del Chelsea percorremmo il vialetto di ingresso che corre lungo lo Shed Wall, una lunga parete con le foto delle leggende del club: giusto all’inizio la foto di Luca: Position Forward, Appearances 88, Goals 40. Non la guardò neppure.

Finalmente nella hall degli uffici ci avvicinammo al desk dove una giovane donna in tailleur blue chiese a Luca di fargli lo spelling del nome mentre un videowall alle sue spalle mandava in loop le immagini di lui che con la maglia numero nove dei Blues uncinava una palla a mezz’aria mentre sembrava che volasse, la stessa della foto sul muro. Luca, per niente turbato, cominciò a scandire ogni lettera. Alla seconda “l” si avvicinò alle nostre spalle un signore sulla settantina che rivolgendosi alla signorina disse: “questo signore è il Chelsea”.

Ecco, Luca non era solo un gran calciatore e una gran persona, lui incarnava qualunque cosa facesse diventandone il simbolo. Buon viaggio Capitano.

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