La Premier League ha raggiunto cifre da capogiro. Liga e Bundesliga rimangono saldamente nelle mani spagnole e tedesche. La Serie A, invece, ha un potenziale su cui sono pronti a scommettere gli investitori americani spingendo sull’intrattenimento. L’ultimo caso riguarda l’Udinese, che da luglio sarà del fondo 890 Fifth Avenue. Ma il pallone non è l’unico sport allettante oltre l’Atlantico. Un’altra occasione: Milano Cortina 2026 (che interessa anche alla Cina)

Il calcio italiano e i Giochi olimpici e paralimpici invernali di Milano Cortina 2026 rappresentano opportunità importanti per le aziende americane. È quanto emerge dagli ultimi due bollettini pubblicati nella sezione “Italy” dell’International Trade Administration, agenzia del dipartimento del Commercio degli Stati Uniti. Ma anche delle ultime indiscrezioni di Tuttosport: il 1° luglio Gianpaolo Pozzo cederà l’Udinese, dopo 37 anni interessanti sia dal punto di vista calcistico sia da quello aziendale, al fondo americano 890 Fifth Avenue Partners.

Il primo dei due bollettini dell’International Trade Administration cita il ReportCalcio 2022 pubblicato dalla Federazione Italiana Giuoco Calcio a luglio in cui, in merito al contesto internazionale, si sottolineava “l’elevata attrattività dei club calcistici europei nonostante l’impatto del Covid-19: nel biennio 2020-2021, ben 55 società calcistiche di prima divisione hanno cambiato proprietà, con un trend in crescita dalle 25 società del 2020 alle 30 del 2021; in 23 casi su 55 (42%), le nuove proprietà risultano straniere, provenienti in prevalenza dagli Stati Uniti (9 acquisizioni, di cui 4 nel calcio italiano)”. Dal 2018 al 2022 il numero di società di calcio professionistico italiane con investitori statunitensi è cresciuto da 1 (la Roma) a 12 (compreso il detentore del titolo, il Milan). Inoltre, secondo la stampa, ci sarebbero investitori statunitensi interessati ad altre cinque squadre: Inter, Napoli, Sampdoria, Udinese e Verona.

“Analisti, manager e giornalisti italiani ritengono che gli Stati Uniti e altri investitori stranieri porteranno molti elementi al mercato”, si legge nel bollettino: “Nuovi capitali, capacità di gestione del business sportivo, in particolare modelli finanziari statunitensi, e accesso a nuovi flussi di ricavi attraverso il marketing e il merchandising internazionali, la gestione dei social media e dei dati e le piattaforme di intrattenimento digitale”. Ci sono ampi margini: il fatturato della Serie A relativo a biglietti, distribuzione, merchandising, sponsorizzazioni e altre fonti vale 2,1 miliardi di euro. “Per quanto impressionante, si tratta solo di circa due terzi di quello prodotto dalla Liga spagnola (3,3 miliardi di euro) e meno della metà di quello della Premier League britannica (5,2 miliardi di euro)”, si legge ancora.

La Premier League ha raggiunto importanti dimensioni economiche e finanziarie come racconta il recente passaggio di proprietà del Chelsea dal russo Roman Abramovich all’americano Todd Boehly per quasi 5 miliardi di euro. La Liga e la Bundesliga rimangono saldamente nelle mani spagnole e tedesche. In questo contesto il calcio italiano sembra un’opportunità agli occhi americani, con un potenziale di quintuplicare il giro d’affari del calcio italiano.

Opportunità vengono individuate in diversi settori: servizi digitali (intelligenza artificiale, gestione ed estrazione di dati blockchain), marketing e merchandising sportivo, gestione della fan-base, sviluppo e progettazione di stadi. A quest’ultimo è dedicato il secondo bollettino che, sottolineando la necessità del calcio italiano di modernizzare le strutture, recita: “Potrebbero esistere opportunità per le società statunitensi di gestione e sviluppo di stadi e spettacoli dal vivo, per le imprese di costruzione specializzate in impianti sportivi e di intrattenimento, per gli studi di architettura, per i fornitori di materiali e prodotti per stadi e concerti e per le soluzioni digitali per la sicurezza negli stadi e la gestione dei flussi di pubblico”.

Non mancano, però, alcuni ostacoli, ben evidenti nella lunga diatriba sul futuro dello Stadio Giuseppe Meazza di Milano e le ambizioni di Inter e Milan. “Le imprese statunitensi dovrebbero anche considerare che i processi decisionali per le approvazioni pubbliche e gli investimenti in Italia possono richiedere tempi più lunghi – e coinvolgere un maggior numero di stakeholder – rispetto ad altri mercati. Ciò è particolarmente vero se si considera che solo cinque squadre professionistiche dei due campionati maggiori sono proprietarie dei propri stadi. Le altre sono di proprietà dei Comuni”.

Un’occasione di rilancio può essere rappresentata dai Giochi olimpici e paralimpici invernali di Milano Cortina 2026. Come ricorda il primo bollettino dell’International Trade Administration la Fondazione Milano Cortina 2026 dovrebbe disporre di un budget di circa 1,3 miliardi di euro per l’organizzazione dei Giochi e l’Italia investirà un miliardo per migliorare le infrastrutture.

Sui Giochi non mancano le attenzioni della Cina. La cooperazione con l’Italia passando anche da Milano Cortina 2026, che giunge dopo Pechino 2022, ha detto il presidente Xi Jinping durante il bilaterale con il presidente del Consiglio Giorgia Meloni a margine del G20 di Bali, in Indonesia, a novembre. I due Paesi “dovrebbero concentrarsi” sull’appuntamento per “rafforzare gli sport sul ghiaccio e sulla neve e la cooperazione industriale” nel settore, si leggeva in un resoconto dei media statali cinesi.

Passate le mire dei Paesi arabi e dopo le strette del Partito comunista cinese sugli investimenti all’estero (le vicende dell’Inter ne sono la dimostrazione), lo sport italiano, e in particolare il calcio, sembra tornato sotto l’attenzione degli investitori statunitensi. Dall’America sono pronte ad arrivare competenze per spingere sull’intrattenimento ma servono in Italia competenze manageriali all’altezza. Calcio, ma non solo. È imminente la chiusura dell’accordo per la cessione del 90 per cento delle quote societarie di Pallacanestro Trieste al gruppo americano CSG (Cotogna Sports Group).

Condividi tramite