Dal palco del Forum economico mondiale di Davos, il vice primo ministro cinese, Liu He, ha invitato agli amici internazionali di Pechino a tornare in Cina, dove non è più richiesta la quarantena. Secondo lui la ripresa economica è garantita, ma i dati dicono altro…

I grandi uomini di finanze e leader del mondo sono tornati al Forum economico mondiali di Davos, in Svizzera. Tra loro anche una nutrita delegazione cinese, che sta cercando di rassicurare gli investitori internazionali dopo tre anni di isolamento per l’incubo della pandemia Covid-19.

“Invitiamo calorosamente i nostri amici internazionali a venire in Cina”, ha detto il vice primo ministro, Liu He, durante il suo intervento. Ha sottolineato che non è richiesta più la quarantena per chi arriva dall’estero, ma solo un test negativo fatto 48 ore prima.

L’alto funzionario del governo di Pechino ha riconosciuto che “la difficoltà principale, in questo momento, riguarda le persone anziane, ma è totalmente garantita la disponibilità di letti in ospedali, medici, infermieri e cure”.

Nel 2017, il presidente cinese Xi Jinping si era presentato a a Davos per reclamare la guida della leadership economica globale, in un mondo ancora sorpreso dalla vittoria del presidente Donald Trump negli Stati Uniti e dall’uscita del Regno Unito dall’Unione europea.

Xi si era presentato come salvatore del libero scambio. Oggi, invece, lo scenario è cambiato. Il Covid-19, la guerra in Ucraina e i nuovi scontri geopolitici hanno sorpassato il modello della globalizzazione, mettendo in dubbio le capacità produttive e commerciali della Cina.

Liu comunque ha voluto insistere sul fatto che il ritorno alla normalità in Cina, in seguito all’allentamento della rigida politica zero Covid, ha superato le aspettative del governo: “Recentemente, la produzione e la vita sono tornati alla normalità. L’industria alimentaria, il turismo e altri settori di consumo hanno cominciato a riprendere il loro corso normale”.

Dal governo cinese, dunque, c’è totale fiducia nella ripresa economica del Paese. E ora l’obiettivo è riconquistare quella degli investitori stranieri. “Il tempo necessario per raggiungere il picco epidemico e riprende la normalità è stato relativamente veloce – ha aggiunto Liu – […] La transizione è stata stabile e senza soprassalti”.

L’alto funzionario del governo di Xi Jinping si è ben guardato dal fare riferimento ai 60.000 morti legati al Covid-19 e alla decrescita delle nascite, che probabilmente impatterà (negativamente) sulle previsioni del Prodotto Interno Lordo cinese.

Nonostante l’ottimismo di Liu a Davos, i dati dicono il contrario. Nel 2022, la popolazione cinese è diminuita per la prima volta in 61 anni e la crescita economica lo scorso anno è rallentata al 3%, ben al di sotto della tendenza dell’ultimo decennio, come si legge sul quotidiano The New York Times.

“La Cina non è l’unico Paese a dover affrontare una crisi demografica – ricorda il NYT -. Molti Paesi sviluppati stanno invecchiando e, verso la metà di questo secolo, i decessi inizieranno a superare le nascite in tutto il mondo. Il cambiamento sta già iniziando a trasformare le società”.

Per l’economista americano Paul Krugman, il declino della popolazione cinese crea due grandi sfide economiche: il sistema pensionistico statale farà fatica a gestire il rapporto squilibrato tra anziani e popolazione attiva. E allo stesso tempo il declino potrebbe danneggiare la produttività complessiva della Cina.

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